Flessibilità nella scuola è lavoro straordinario e più sfruttamento
Categorie: CGIL, Cobas, CUB, Italy
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Sabato 31 marzo i lavoratori della scuola in sciopero nazionale, indetto congiuntamente da Cobas e Cub, hanno manifestato per opporsi alla riforma dei cicli della scuola elementare e per contestare i contenuti del contratto integrativo firmato dai sindacati confederali la notte del 14 febbraio, clandestinamente, alla solita meschina maniera oramai ben nota ai lavoratori di tutte le categorie sia del settore pubblico sia di quello privato.
La forza espressa dagli insegnanti nella tenace opposizione al “Concorsone” che avrebbe attribuito cospicui aumenti di salario (circa 6.000.000 annue) solo al 20% di essi, lasciando la restante parte dei lavoratori a mani vuote e, soprattutto, introducendo pericolosissimi elementi di divisione e di contrapposizione di interessi all’interno della categoria ha trovato seguito nel corteo di questo ultimo sciopero dove i lavoratori hanno reclamato forti aumenti salariali uguali per tutti per adeguare le paghe alla media europea e per recuperare la perdita del potere d’acquisto dei loro salari dal ‘92 ad oggi.
Si sono udite parole d’ordine contro CGIL-CISL-UIL che, nonostante l’adesione allo sciopero unitario del 7 dicembre, che aveva visto la partecipazione massiccia dei lavoratori, hanno poi firmato subito dopo, il 15, un’intesa con la controparte, non senza ottenere dal ministero poche briciole in più da potere sbandierare, complice la grancassa mediatica degli organi di stampa del regime borghese, come il raggiungimento di un vittorioso traguardo, sudato e meritato frutto della lunga vertenza. Briciole (comunque non elargite dal buon cuore del padronato ma sborsate per “intercessione” della triplice solo sotto la pressione della lotta) utilizzate per ottenere il definitivo sbollire del grosso della categoria ed isolare i lavoratori più combattivi inquadrati nel sindacalismo di base.
Con questa intesa, tradotta poi in pratica nel contratto vero e proprio firmato a febbraio scorso, gli aumenti reali in busta paga (cioè netti) non sarebbero superiori alle 160.000 lire di cui una buona fetta non pensionabili, fuori dalla tredicesima e dalla liquidazione; il personale amministrativo tecnico ausiliario è stato praticamente umiliato con aumenti ancor più bassi e risibili.
L’attacco peggiore ai lavoratori della scuola è rappresentato però dall’introduzione nel contratto di una somma considerevole, 416 miliardi, da distribuire a presidi e direttori con i quali dividere insegnanti e non insegnanti inducendoli ad accettare la “flessibilità” e a sgomitare per fare gli straordinari pur di avere un pugno di lire in più a fine mese.
Il sindacalismo di base (Cobas e Cub) con quest’ultimo sciopero nazionale ha rigettato i termini del contratto, ma è consapevole che i rapporti di forza nn sono tali da poter riaprire la contrattazione e che la maggioranza della categoria è rassegnata ancor una volta a ingoiare l’ennesimo rospo amaro confezionato da Cgil-Cisl-Uil. Chiede però la distribuzione in parti uguali dei 416 miliardi destinati alle scuole e il passaggio in paga base di tutti gli aumenti previsti dal contratto, in modo da renderli pensionabili.
I lavoratori più combattivi si apprestano ad organizzare la battaglia difensiva contro il riordino dei cicli, una ristrutturazione selvaggia della scuola stile Ferrovie dello Stato, che tagliando un anno al percorso scolastico, cancellando il tempo pieno nelle elementari e il tempo prolungato nelle medie, riducendo l’orario settimanale delle lezioni nelle scuole superiori determinerà la eliminazione di 132.000 posti di lavoro tra docenti e non docenti, gettando in mezzo ad una strada l’esercito delle migliaia di precari supersfruttati che rimarranno definitivamente fuori, e per sempre, dagli organici della scuola.
L’esito di questa battaglia difensiva, non solo nella scuola ma in tutti i settori, dipenderà dai lavoratori stessi e dalla forza che solo essi sapranno mettere sull’arena della lotta, sfidando fieramente e con tenacia tutti i nemici, dichiarati e mascherati, mandando gambe all’aria le centrali sindacali del regime. Occorre anche che il vigore della lotta classista soccorra a correggere la rotta dei vari COBAS, ondeggiante tra la risoluta difesa della categoria ed una pericolosa e perniciosa deriva cogestionaria ed interclassista. C’è un obiettivo materiale per il quale tutte le lotte e le esperienze che i proletari effettueranno non saranno state vane, al di la del raggiungimento o meno di risultati contingenti: la formazione di un unico, forte ed esteso Sindacato di Classe, difensore incondizionato degli esclusivi interessi proletari.
Questa è la dura strada che i comunisti indicano ai contingenti di lavoratori che alzano il capo e s’apprestano a lottare.