Borghesi senza proletari Pt.2
Categorie: Opportunism, USA
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Rifacendosi ad un articolo in cui Clinton Golden propugna un preteso «superamento del capitalismo» mediante la partecipazione degli operai agli utili dell’azienda, l’articolista chiede nella prima puntata (n. 11 di «Battaglia Comunista»): anche ammesso che – a prezzo di un maggior sforzo produttivo e quindi di un maggior sfruttamento – gli operai di una certa azienda «migliorino le proprie condizioni» che ne sarà di quelli che sono stati sacrificati sull’altare della produttività?
Qui sta il busillis, magnanimo mister Golden. Voi riuscite sì, a creare uno strato di operai relativamente ben pagati, una aristocrazia operaia, ma i benefici accordati a questo ristretto strato (non tutti gli operai americani hanno la Ford, mister Golden, tutt’altro!) sono fatti pagare e duramente, innanzi tutto dalle imponenti masse di disoccupati e dei disperati viventi all’ombra della statua della Libertà, ma ancora di tutta la popolazione non capitalistica della nazione (piccoli farmers, artigiani, piccoli commercianti ecc.) ai quali tocca subire le imposizioni tiranniche della grande industria. E sta a dimostrarlo il fatto che il Governo federale è costretto ad accordare dal tempo di Roosvelt, sovvenzioni agli agricoltori, prezzi politici ecc. Il danno va pure, bisogna dirlo, ai disoccupati di oltre-Atlantico cui chiudete la porta di casa in faccia.
E’ naturale che voi, mister Golden, vi compiaciate dei miracoli dell’alta produttività: essa crea, come già detto, una aristocrazia operaia accessibile a tutte le influenze opportunistiche e controrivoluzionarie, sulle quali poggia in definitiva la stabilità dell’equilibrio sociale interno e la capacità di repressione, che si estende all’intero mondo, dello Stato americano. Voi sapete benissimo che finché la borghesia mondiale potrà disporre del potere repressivo dello Stato americano, la rivoluzione proletaria, ovunque scoppierà, avrà da combattere costà, nella vostra fortezza della controrivoluzione, la sua battaglia definitiva. Perciò, gioite insieme con i dirigenti reazionari della Federazione Americana del lavoro, del Congresso delle organizzazioni industriali ecc., della possibilità di agganciare agli interessi delle aziende capitalistiche qualche strato operaio. La automatizzazione della tecnica produttiva è arrivata al punto che nel vostro paese esistono già delle fabbriche (specialmente mulini) le quali possono andare avanti praticamente senza maestranze, con l’impiego di qualche tecnico o operaio super-specializzato. Costoro possono anche diventare «soci effettivi della azienda» come voi sostenete. E con ciò? Chi si curerà degli altri operai, di quelli che la modernizzazione della tecnica rende superflui? Si conclude logicamente che di questi, e degli altri, dovrà occuparsene necessariamente la Rivoluzione.
La pratica dimostra poi che, nonostante i trucchi montati sull’aumento della produttività, i costi di produzione americani, anziché diminuire, aumentano con spiccata tendenza. Dalla fine della guerra, infatti, il dollaro perde quota, e il fenomeno non accenna a scomparire. Voi stesso, dandovi la zappa sui piedi, riconoscete nel vostro discorso che «troppo spesso i proprietari, ignorando il fatto che gli operai sono dei possibili consumatori (e dalli!) mantengono i salari al livello più basso possibile». Ma anche se tutti i proprietari seguissero le vostre opinioni, ciò non toglierebbe, come abbiamo visto, che aumentassero le contraddizioni sociali e che si moltiplicassero le premesse e le cause della lotta di classe. Non potrete impedire, in quanto classe borghese che i mezzi della tecnica moderna diventino una maledizione nelle mani del capitalismo. Proprio quello che vi terrorizza.
«Vogliono la società attuale scartandone gli elementi che la mettono in rivoluzione e in dissoluzione» dicevano Marx ed Engels, nel Manifesto, alludendo ai vostri progenitori, mister Golden, e continuavano: «Vogliono la borghesia senza il proletariato. E’ naturale che la borghesia si figuri la società ove essa domina come la migliore di tutte. Il socialismo borghese trae da questa consolante idea un mezzo sistema o anche un sistema completo». E concludevano ferocemente: «Libero commercio, a vantaggio delle classi operaie; dazi protettori, a vantaggio delle classi operaie; carcere cellulare, a vantaggio delle classi operaie: ecco l’ultima, la sola parola seriamente pensata del socialismo borghese. Il socialismo borghese consiste tutto nel sostenere che i borghesi sono borghesi… a vantaggio delle classi operaie».
Per il lettori americani del Manifesto un ritocco è valido. Al carcere cellulare va aggiunta la moderna sedia elettrica…