Partito Comunista Internazionale

Riprendendo la questione sindacale

Categorie: Union Question

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Il testo che riproponiamo in questo numero fu scritto subito dopo la bruciante sconfitta della lotta contro 15000 licenziamenti annunciati dalla FIAT, condotta con uno sciopero ad oltranza di 35 giorni ed infine tradita dai Sindacati confederali con l’accettazione della messa in mobilità degli esuberi richiesti dall’azienda. Sconfitta che non fu dovuta tanto alla mobilitazione dei quadri intermedi contro gli operai in sciopero (la marcia dei 40 mila messa in atto dalla FIAT) quanto all’isolamento e al cordone sanitario creato dai confederali attorno agli operai in lotta, tenendo lontani gli altri reparti della classe dalla mobilitazione in solidarietà. Accordo comunque respinto con rabbia dalla maggioranza degli scioperanti.

Era necessario fare un bilancio ed il Partito prontamente si mise al lavoro e come di consueto andò alla ricerca del capo del filo rosso che lega il passato glorioso, passando dall’oggi miserabile per arrivare al domani radioso. Ma un bilancio di cosa? Prima di tutto era doveroso indagare la situazione all’interno del principale agente controrivoluzionario in seno alla classe operaia: i sindacati tricolore. La sconfitta bruciante avrebbe sicuramente riportato a galla tutti i corifei dell’opportunismo, ed in prima fila i negatori del ruolo della difesa delle condizioni economiche immediate dei lavoratori per il tramite di organismi a carattere sindacale; per questo motivo nella prima parte del testo il Partito tornò a ripetere i principi del lavoro dei comunisti all’interno dei sindacati, tesi che ci contraddistinguono e differenziano da tutta la restante marmaglia più o meno “estremista”: 1) “I nostri obiettivi politici non comportano il superamento della lotta economica, ma anzi il suo massimo sviluppo e il suo sbocco verso la lotta rivoluzionaria”; 2) “La coscienza comunista rivoluzionaria preesiste, impersonale oggettiva, nella teoria, nel metodo e nella tradizione storica marxista […] e “non può essere acquisita spontaneamente dal proletariato nella sua lotta difensiva”; 3) “[…] la lotta economica di per sé non intacca le cause che generano lo sfruttamento e non può uscire dal quadro dell’ordine sociale borghese”.

Da questi principi granitici occorreva far discendere una tattica conseguente e per poterla correttamente elaborare si deve fornire uno squarcio storico sulle modifiche subite dal rapporto tra sindacati e Stato borghese, sia nella forma democratica che in quella fascista. Questo è il tema della seconda puntata dell’articolo; argomento che verrà poi approfondito nel testo apparso su “Comunismo, n. 10”: “Il Partito di fronte ai sindacati nell’epoca dell’imperialismo”. Si abbozza perciò la tesi della divisione della parabola sindacale in tre grandi macro periodi: 1) Divieto; 2) Tolleranza; 3) Assoggettamento.
Ai nostri lettori offriamo in questa seconda puntata della rubrica un lavoro da meditare con attenzione per correttamente approcciarsi alla questione sindacale; testo che si conclude con un monito che risuonerà sempre come campana a martello dell’immediatismo opportunista: “Chi dice di voler abbattere questo regime infame deve perciò essere conseguente e accettare gli strumenti necessari a questo scopo”.