Lo sciopero dei minatori inglesi scuote la pace sociale
Categorie: 1984-1985 UK Miners' Strike, NUM, UK
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A otto mesi di distanza dall’inizio dello sciopero, la determinazione dei minatori a continuare non è diminuita. La speranza di una facile vittoria sui minatori, che hanno resistito nel corso ei dei mesi estivi (va ricordato che nel i 1926 la fame costrinse i minatori a tornare al lavoro dopo sei mesi), comincia ormai a svanire per il governo.
Una significativa vittoria sui minatori nel far loro accettare le chiusure di miniere (e la conseguente perdita di 20.000 posti di lavoro) potrebbe derivare dalla recessione: anni fa il governo aveva messo a punto, di concerto con la National Union of Mineworkers (NUM), un piano per l’aumento dell’estrazione di si carbone, ma un calo del 20% nell’uso del carbone da parte dell’industria ha reso necessario un drastico taglio della produzione. La precedente strategia di chiudere le miniere senza far rumore una per una aveva funzionato egregiamente, ma l’annuncio dato in marzo dal nuovo boss del National Coal Board, che 20 miniere avrebbero dovuto essere chiuse entro breve tempo, è suonato come una deliberata provocazione, per far scoppiare uno sciopero la cui successiva sconfitta sarebbe stata un esempio anche per coloro che lavoravano in altre industrie, e per tutta la classe operaia. Ne sarebbe rapidamente scaturita un’offensiva padronale, con lo scopo di ridurre drasticamente i salari reali.
Il tasso di disoccupazione in Inghilterra è ben oltre il 13% ufficiale (i disoccupati sono più di quattro milioni e mezzo) e si prevede che aumenti ulteriormente nei prossimi due anni, se si dà retta alla OECD di Parigi. I ministri governativi danno la colpa agli operai per la loro disoccupazione e per la recessione, in quanto questi si « autovaluterebbero troppo >>, chiedendo ed ottenendo aumenti salariali che l’industria, si afferma, non può permettersi.
Il Lord Cancelliere, Nigel Lawson, ha dichiarato alla fine di settembre che « il nocciolo del problema è stata la costante crescita dei salari reali », ed ha aggiunto: << Vedo scarse possibilità di invertire la tendenzadella disoccupazione finché non sarà possibile moderare in modo deciso la crescita dei salari reali ». Il consiglio che ne consegue, soprattutto verso i giovani proletari, è che se vogliono lavorare devono darsi il << giusto prezzo » nel lavoro, cioè accettare salari sempre più bassi (se riescono a trovarne).
La violenza su una scala senza precedenti è stata la caratteristica più peculiare dell’attuale sciopero delle miniere. Per la prima volta da più di mezzo secolo, almeno per quanto riguarda il Regno Unito, vi è stata un’esplosione di quel tipo di lotte che ha caratterizzato le vere azioni di classe. Ma lo Stato non è stato colto di sorpresa poiché negli ultimi anni si era preparato a tali eventualità. Misure speciali, tra cui un centro operativo a Londra per il coordinamento degli spostamenti delle forze di polizia da una zona all’altra, sono state messe in opera per un efficace isolamento delle diverse contee, per prevenire i movimenti dei picchetti da una miniera all’altra, per evitarne concentrazioni. Le statistiche della polizia mostrano che in tre mesi a più di 150.000 persone è stato impedito di uscire dallo Yorkshire (il principale centro dello sciopero) verso il Nottinghamshire, anche la polizia stessa ammette che un numero perlomeno uguale è riuscito a filtrare attraverso le maglie dei suoi controlli. Una misura un po’ meno legale è stata quella di mettere negli elaboratori della polizia i numeri di targa delle auto di scioperanti come se fossero auto rubate, in modo da fermare ogni tanto, e magari mettere dentro, i capi più attivi della lotta. Frequenti sono state anche le irruzioni in abitazioni di operai nelle zone minerarie nel mezzo della notte, alla ricerca di minatori ospitati dalle famiglie di loro compagni. 7.300 minatori sono pigiati nelle galere della democraticissima Inghilterra. Picchetti e popolazioni operaie di queste zone hanno spesso reagito assalendo le piccole stazioni di polizia locali, affidando a sassaiole, l’espressione della loro rabbia. Anziani poliziotti, abituati al rispetto della popolazione, hanno espresso «orrore alla notizia di una imboscata ai danni di un convoglio di una ventina di poliziotti, alcuni in veicoli corazzati, che è stato bloccato in una strada di campagna da un tronco d’albero messo di traverso sulla strada. I veicoli ne sono usciti malridotti, come pure i poliziotti, che dopo un feroce corpo a corpo hanno dovuto ritirarsi.
La lotta è ormai divenuta una guerra di astuzie, oltre che di violenza: in fine ottobre, a Sheffield, nel cuore della notte un migliaio di scioperanti parte per picchettare una miniera a poca distanza; davanti alla miniera trovano tremila poliziotti, in tenuta da battaglia, con cani e cavalli, per proteggere l’arrivo, in pullman, di sei crumiri: niente da fare, tranne qualche grido, qualche sassata (due arresti). Ma a 60 chilometri di distanza ben quattromila minatori avevano in quel momento formato intorno ad un’altra miniera un muro impenetrabile, ed era stata la polizia stavolta a dover ritirarsi. Questi fatti, non molto significativi in sé, lo sono invece se rapportati alla tradizionale attitudine del comune proletario inglese verso le forze di polizia e l’autorità centrale dello Stato, profondamente modificata da questi lunghi mesi di lotte e di repressioni. Quale che sia l’esito di questo sciopero, il poliziotto sarà considerato d’ora in poi solo unesecutore spietato della volontà del padrone, e non più il «bobby», il bonario tutore dell’ordine che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada. Ormai non c’è che « l’Unità” a dire che ci sono anche i poliziotti “buoni” dalla parte degli operai!
In settembre Leon Brittan, il ministro degli Interni, ha manifestato l’intenzione del governo di perseguire con tutto il peso della legge gli scioperanti e simpatizzanti che commettono tali atti di violenza: Alcuni di coloro che sono in attesa di processo sono accusati di gravi crimini, che comportano pene massime molto severe, Coloro che intendano commettere nel prossimo futuro violenze e crimini farebbero bene a riflettere sul fatto che incendio doloso, aggressione con conseguenti lesioni e danneggiamento che metta in pericolo la vita umana, sono crimini per i quali la pena massima è l’ergastolo».
Quello che naturalmente non viene detto è che le forze dello Stato sono immuni da tali restrizioni, cosa della quale hanno avuto modo di rendersi conto molti scioperanti mentre venivano selvaggiamente bastonati sulla linea dei picchetti, sequestrati solo per ché partecipavano alle manifestazioni o addirittura portati via dalle loro case solo per sospetti o isterismo del capataz di turno della polizia. Inoltre molti degli arrestati si sono accorti con sorpresa di essere fuorilegge in virtù di una legge del 1875, per la quale è illegale convincere qualcuno a non recarsi al lavoro, in barba al diritto >> che sembrava universalmente accettato al picchettaggio pacifico.
Tutti si sono affrettati a condannare la violenza in genere » per paura di ciò che essa sta facendo al tessuto sociale. Alla conferenza del Partito Laburista tenutasi ai primi di ottobre il leader, Neil Kinnock, ha dichiarato: «Io condanno la violenza. Io odio la violenza. Io maledico la violenza. Qualsiasi violenza, a tutti i costi ».
Chissà come mai non ha anche dichiarato di condannare, odiare e maledire la lotta di classe! Un mese prima, alla Conferenza del Trades Union Congress, aveva dichiarato che il caso dei minatori «va posto senza violenza». Aveva anche aggiunto che solo le elezioni politiche possono cambiare un governo. Un ulteriore segno di disagio da parte di un settore della classe dominante è stato espresso dal Primate della Chiesa Anglicana, il dr. Runcie. Egli ha avvertito il Primo Ministro che la violenza di una disputa che dura da otto mesi, insieme ad un’alta disoccupazione, minaccia di trasformare la vita politica britannica, dal consenso al confronto (che la recessione sia opera del demonio?). «Nella nostra vita nazionale noi abbiamo bisogno di una guida che unisca la nazione, non che la divida», ha aggiunto l’Arcivescovo.
Storicamente il il Sindacato Minatori è
sempre stato decentrato, organizzato contea per contea, in ognuna delle quali il potere di organizzarsi autonomamente era notevole. I fatti recenti hanno piano piano concentrato sempre più potere nelle mani dell’Esecutivo, che da Londra si è recentemente trasferito nello York-shire. E’ stato proprio grazie a questa struttura, risultata assai meno energica della precedente, che solo i due terzi delle miniere sono bloccate dallo sciopero mentre altre, soprattutto nel Notting-hamshire, sono ancora funzionanti. L’esecutivo ha il potere di indire uno sciopero dopo che sia stato approvato a maggioranza da una votazione tra gli iscritti; questo non è stato fatto, e lo sciopero è stato indetto solo da un consiglio di delegati dei minatori. Appellandosi a questa formalità sezioni regionali e locali del sindacato sostengono che hanno il diritto di continuare a lavorare finché una votazione sulla questione non sarà tenuta. Ciò ha causato la spaccatura tra i minatori in tutta l’Inghilterra, e considerevoli quantità di carbone continuano ad essere estratte.
Alcuni singoli minatori hanno iniziato un’azione legale contro i dirigenti del NUM, affinché lo sciopero sia dichiarato illegale, ed hanno naturalmente trovato piena comprensione presso il tribunale, che ha dichiarato illegali gli scioperi in Yorkshire e Derbyshire, diffidando il sindacato dal prendere misure di rappresaglia nei confronti dei minatori che vanno a lavorare. A Scargill, “sindacalista di sinistra », che non si è presentato in tribunale, è stata comminata una multa di mille sterline, e di duecentomila per il sindacato, per oltraggio alla corte. Se il sindacato non pagherà i suoi beni finiranno sotto sequestro, ma per ora la cosa è tecnicamente un po’ difficile, in quanto migliaia di minatori si sono asserragliati nei locali del NUM a Shef-field.
La situazione in Inghilterra non è ancora definita, ed entrambe le parti sembrano irriducibili. Di fronte ad un’offensiva padronale condotta con tutti i mezzi, leciti ed illeciti, i minatori resistono eroicamente in una trincea che non è solo della loro categoria, ma di tutti i proletari britannici; e ciò nonostante i colpi che ricevono di continuo, come la delusione del ripensamento >>> del sindacato dei tecnici e supervisori delle miniere, il cui sostegno avrebbe dato una forza assai maggiore alla lotta, dopo che questi avevano votato per lo sciopero con una maggioranza del-1’82.5%.
Ai proletari inglesi non manca la combattività e la generosità nella lotta e nella solidarietà con i fratelli sfruttati, stretti dalla fame, dall’intimidazione e dalla dura repressione dello Stato borghese. Di nuovo i minatori inglesi dimostrano al mondo che i proletari non hanno nulla da perdere e che né la galera né le bastonate possono fermarli. Quello che manca all’imponente sciopero inglese è una direzione di classe che tenda a trasportare la lotta dal terreno della categoria e della regione, sul quale nella crisi i rapporti di forza sono particolarmente sfavorevoli al proletariato, a quello dello scontro generale di tutta la classe operaia contro gli effetti della crisi economica generale, contro tutta la borghesia.
Le organizzazioni sindacali inglesi in tutti questi mesi non hanno fatto altro che subire ed accodarsi alla iniziativa dei minatori; peggio, li hanno mantenuti divisi dalle altre categorie e li hanno continuamente ingabbiati nelle maglie dei formalismi assurdi dell’elezionismo e della burocrazia poliziesca che ha scopo puramente anti-sciopero, contrapponendo i settori più timorosi ai più decisi.
Hanno impostato tutta la strategia di lotta nel braccio di ferro fra mezzi finanziari di resistenza della categoria e quelli dell’industria (statale) del carbone restando così facile vittima di una semplice sentenza giudiziaria.
Non hanno recepito le rivendicazioni più generali che potevano interessare tutta la classe operaia inglese che versa tutta in condizioni miserevoli chiudendosi nella richiesta della difesa delle miniere> e hanno limitato il movimento alle azioni di picchettaggio dei singoli pozzi, certo necessarie ma non atte all’estensione dello sciopero.
Nonostante si tratti della maggiore offensiva condotta contro la classe operaia inglese negli ultimi 50 anni questa non gli ha ancora aperto gli occhi nei riguardi delle sue dirigenze politiche e sindacali. Ma non è escluso che proprio questo sciopero sfondi il muro di falsità democratiche che costituisce una cappa di piombo per la ripresa di moti veramente di classe.