Partito Comunista Internazionale

Rinfrescare la memoria Pt.1

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Molte volte, discutendo con proletari iscritti al P.C.I. che da una parte mostrano un aperto risentimento di classe di fronte alla evidenza del servigio reso al capitalismo dalla politica socialcomunista ma dall’altra non riescono a connettere questa loro istintiva reazione a una visione generale dei problemi della lotta proletaria, accade di sentirsi dire:«Il guaio è che fra i proletari manca la coscienza!».

Lasciamo andare l’ingenuità della formulazione: ma, ammesso che una coscienza manchi chiediamoci dunque: che cosa si è fatto, dai famosi partiti del popolo per «formare una coscienza politica di classe?». Vogliamo, in altre parole, rivedere concretamente quella che è stata la propaganda, l’opera di educazione politica, svolta dalla «liberazione» ad oggi dalle forze «democratiche»?

1945-46: periodo della coabitazione e dell’armonia perfetta di tutti i partiti della democrazia italiana: ministro [presidente] Parri,  Nenni socialista e Brosio liberale vicepresidenti, Togliatti e Scoccimarro comunisti alla giustizia e alle finanze, e Gullo all’agricoltura, Romita socialista ai lavoro pubblici e Barbareschi al lavoro, De Gasperi e Gronchi democristiani all’industria e commercio, ecc. Erano gli uomini e le forze politiche che avevano fatta insieme la «guerra di liberazione», e si sentivano e proclamavano tutti antifascisti. Per dirla con Togliatti (Unità del 30.6.1945): «si è gelosi dell’onore della giustizia italiana e si è convinti della necessità che i giudici e le leggi debbano corrispondere a quello che è il senso morale del nostro popolo, perché vediamo solo in questo una garanzia di ordine e di difesa sociale».(Il «capo» comunista diventato difensore dell’ordine sociale: ma che bello! Le leggi e i giudici che «difendono» il popolo; i comunisti che difendono l’ «l’onore della giustizia italiana»). «Rispettare la legalità democratica» era la parola d’ordine del momento: in nome di essa si abbandonavano le fabbriche, si cedevano le armi, si ricostruiva «la patria» e via discorrendo. Bisognava anche ricostruire le finanze: ci pensa Scoccimarro. Gli operai che oggi protestano per la tassa di famiglia leggano l’ Unità del 1 agosto 1946: «Il regolamento sull’imposta di famiglia approvato all’unanimità dal consiglio comunale» e poco dopo la «esortazione e raccomandazione alla popolazione per la massima disciplina  ed il massimo senso civico nella denuncia dei redditi» (che diamine: bisogna ricostruire il patrimonio «comune» della Nazione!).

Superato il periodo spinoso della saldatura tra reggimento fascista e reggimento democratico, sotto con le elezioni! I comunisti di Togliatti educavano la «coscienza proletaria» alla nozione dell’imbroglio elettorale?  Tutt’altro. Si comincia con le elezioni in 1954 comuni: parola d’ordine dell’ Unità 31.3.46: «per la libertà per il progresso per la vittoria del popolo». I nazionalcomunisti parlano di vittoria popolare attraverso le schede; non parlano di proletariato ma di quell’ente generico e comprensivo di tutti  (dagli operai ai bottegai e ai capitalisti «onesti») che si chiama  «popolo». Si prosegue con le elezioni alla  Costituente. Sull’ Unità del 27.4.46, con relativa fotografia, Velio Spano scrive: «Alla vigilia della Costituente Gramsci è con noi!» e dall’insegnamento di Gramsci il P.C.I. trae l’insegnamento della «funzione nazionale della classe operaia, la rivendicazione della costituente come base e di un forte Partito Comunista come strumento della rivoluzione democratica in Italia».

Siamo sempre in tema di «educazione delle coscienze»: il comunismo diventa la sentinella della costituente, la classe operaia è una classe nazionale, il partito comunista realizza rivoluzioni democratiche! Si vota per la repubblica. Scrive a caratteri cubitali l’ Unità: «La repubblica rinnoverà l’Italia» (infatti!): «essa è stata voluta dalle forze del lavoro dell’intero paese e sorse con saldi vincoli di unità respingendo il veleno della discordia» (6 giugno 1946). I comunisti sono i campioni della concordia nazionale (e vien da ridere a leggere: «La repubblica italiana base di nuova concordia»; «Il discorso di De Gasperi alla radio conferma il proposito di procedere nell’unità e solidarietà nazionale»). Meno male: sul numero del 6.6.46, si legge che il P.C.I. e la Camera del Lavoro di Milano partecipano alla celebrazione del 132 anniversario dell’arma dei carabinieri (non dimentichiamo che nelle elezioni al Comune, la federazione milanese del P.C. è andata con scritte come «Votate per i comunisti che vi ricostruiranno le chiese!»).

Fate un salto e sul «giornale del popolo» del 25.12.49 leggerete uno straziante racconto sui «poveri agenti» (di P.S.) che hanno dovuto sopportare «il grave fatto di pagare i piatti per la loro mensa».

La repubblica borghese è sorta, sentinelle i … comunisti. Il 23 luglio 1946, dimostrazione di disoccupati a Milano: l’ Unità li chiama provocatori ed irresponsabili mentre la polizia  «che è col popolo» si limita a sparare «per intimorire i più violenti tra i dimostranti» (la versione che di ogni scontro fra polizia e operai danno ora i democristiani rimasti soli al governo era la versione ufficiale del governo tripartitico). La CGL riconosce la necessità di «risanare» le aziende, preludio agli accordi capestro e alla tregua salariale.

Unità del 31 ottobre 1946: «Dopo due mesi di lavoro (!) della C.G.I.L. è stato firmato l’accordo per la tregua salariale», che «non si deve (!) risolvere per i lavoratori in un sacrificio». Poco più oltre, in occasione delle elezioni amministrative, ultimo turno: 24 nov., il P.C.I. è per «l’unità delle forze democratiche per la ricostruzione nazionale», mentre il 17 novembre la Unità  inneggia alla grandezza e forza  dell’amatissima Patria: «A tutti bisogna far capire nei termini della più corretta e cordiale amicizia, che vogliamo una Italia democratica e pacifica, ma indipendente e forte, consapevole del fatto che in Europa e nel mondo essa conta e vuole contare qualche cosa» (non sembrano discorsi sui colli fatali?).  Una curiosità: grande successo «comunista», Togliatti e Tito si sono incontrati (Unità del 22.11.1946) per risolvere il problema dei prigionieri italiani.

Così si andava «formando la coscienza di classe» del proletariato italiano.