Partito Comunista Internazionale

Rinfrescare la memoria Pt.3

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Naturalmente, al governo insieme e insieme alla C.G.L. l’8.2.47 l’ Unità stampa un manifesto contro l’iniquo trattato di pace, firmato dalla CGIL e da … combattenti che dice: «Invitiamo i lavoratori italiani a sospendere ogni lavoro per 10 minuti». Poco dopo, è vero,  De Gasperi, tornato dall’America presenta «scorrettamente» le dimissioni (26 febbraio), ma riprende poco dopo le redini «assumendosi precisi impegni per la difesa della repubblica». E poiché siamo in tema di «difesa» ricordiamo le belle e nobili battaglie condotte in quel tempo per l’esercito («l’onore delle armi italiane difeso alla Costituente» da Longo). Unità del 25.2.47: «Noi siamo contro i responsabili che hanno portato l’esercito italiano non alla guerra ma al massacro». Meno male la guerra, ma il massacro! Le viscere dei «comunisti» di Togliatti sanguinano: «I capi hanno il compito e il dovere di preparare l’esercito per la guerra e per la vittoria, non per la sconfitta»: la distinzione fra guerra e massacro si tramuta in quella fra vittoria (o massacro dell’avversario) e sconfitta (o massacro dei connazionali). «Si dice che noi comunisti, noi partigiani, noi combattenti della guerra di Liberazione nazionale, siamo contro l’esercito. E’ una menzogna e una calunnia!». Solo che i comunisti vogliono un esercito rinnovato: «Poniamo una questione molto più grande, la questione dell’avvenire del nostro Paese e del nostro esercito che vogliamo forte, popolare e democratico … tre aggettivi  coi quali marcia sempre la vittoria… Riorganizzazione e unificazione della Forze armate italiane che devono essere e saranno il baluardo delle sorti della democrazia della repubblica e della Patria» (suona il Piave…).

Come si vede, pareggio del bilancio, concordia governativa nonostante le prime burraschette, disoccupazione in aumento, alleanza con le classi «possidenti operose», lotta contro l’ «ingiusta pace», e infine, per chiudere il bilancio: «Necessità di avere un esercito che rappresenti il baluardo della repubblica e della democrazia». Si stava formando così una «coscienza comunista», cioè patriottica, democratica, ricostruttiva, tutto l’opposto di quel che comunista è. Questione di tattica, naturalmente…

Marzo 1947. Mentre già si delineano le posizioni di rottura del fronte democratico, i giri di valzer democristiani-nazionalcomunisti continuano. De Gasperi dichiara il 1.3 (Unità di quella data): «siamo uomini che ci siamo incontrati in un momento difficile ed essi (i comunisti) ci hanno detto: «Da qualunque parte voi siate diretti, in questo difficile momento, in questo periodo di transitorietà dobbiamo essere uniti su questo fronte, cerchiamo di esserlo insieme per salvare il nostro paese, per dare al nostro popolo la possibilità di salvarsi, questo rispettando le regole della democrazia e della libertà! » Tale è il nostro accordo coi comunisti, la volontà che ci unisce». I Frutti di questa «transitoria alleanza» sono noti, oggi, a tutti gli operai italiani.

Ma si sa, stava nascendo la  magna charta della costituzione italiana, e quei mesi sono tutti infiorati di patriottici discorsi, e in nome del nascente capolavoro si fronteggiano con la polizia armata le manifestazioni dei disoccupati e si «lavora insieme… per il bene della patria», con De Gasperi. Parole di Togliatti: «Sovranità popolare, unità della nazione e progresso sociale devono essere i cardini della costituzione italiana» (Unità del 12.3.1947). E avanti: «L’unità nazionale è stata mantenuta, e l’unità nazionale è un bene prezioso, soprattutto per un paese che la possiede da pochi anni. Per conquistare questa unità nazionale il nostro paese ha impiegato secoli di lotta di travaglio e di sofferenze.. Tutti i popoli vicini ci umiliarono perché non eravamo uniti, perché non avevamo un esercito ed uno stato unitario. Dobbiamo dunque stare attenti e non perdere questa unità». I «comunisti» sono diventati le vestali della storia patria, dell’esercito nazionale, del «bene prezioso» della unità nazionale.

E naturalmente di tutto il resto, compresa la Chiesa, Pajetta nell’ Unità del 21 marzo: «noi comunisti vogliamo trovare la via perché la conciliazione non sia un nome vano. Noi non possiamo dimenticare la nostra storia, in cui tanta parte ha avuto la Chiesa… Nessuno voterà contro il papa come nessuno voterà per il Papa. Alla costituente si vota solo per o contro l’Italia». E l’ Unità del 26 marzo: «Per la pace religiosa e l’unità dei lavoratori i comunisti accettano di votare l’articolo 7», e Togliatti «Non vogliamo che sia turbata la pace religiosa nel nostro paese… Anche nel nostro paese esistono cittadini cattolici e noi ci sentiamo gli ascoltatori della loro coscienza e la difenderemo come partito democratico moderno e progressivo…».

E la più bella: «Non v’è contrasto fra un regime socialista e la coscienza religiosa di un popolo… Non vi è nemmeno contrasto fra un regime socialista e la libertà religiosa della Chiesa cattolica». Per cui, logica conseguenza, votando l’articolo 7, «siamo convinti di compiere un dovere verso la classe operaia, verso la classe lavoratrice, verso il popolo italiano, verso la democrazia e la repubblica, e verso la nostra patria» (quanti doveri in una volta, povero Palmiro!).

Intanto, di vittoria in vittoria si andava avanti. Forse qualcuno oggi non ricorderà ma il 23 aprile 1947 le elezioni siciliane davano la vittoria al blocco popolare e organi politici e persino sindacali indirizzarono manifesti agli italiani annunciando che nell’isola «si era vinto» e che da questa vittoria «L’Italia aspettava nuove garanzie di libertà e di progresso» (Unità  del 20 e 23 aprile 1947). La vittoria la si vede oggi; ma basterebbe saltare all’aprile dell’anno dopo per convincersi di «come si era vinto»: 35 contadini e dirigenti sindacali assassinati da mafiosi.

 La situazione della classe operaia, nonostante tante vantate «vittorie» peggiora di giorno in giorno: il 30 aprile manifestazione di contadini armati di randelli a potenza.  L’Unità parla di provocazione: 1 morto e 14 feriti. Il 3 maggio, dopo i morti di Piana dei Greci, scrive l’ Unità «Abbiamo  la forza per far valere nella legalità il nostro diritto» (ma intanto i morti sono morti).