Partito Comunista Internazionale

Rinfrescare la memoria Pt.6

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Siamo arrivati al luglio 1947, e per caratterizzarlo non consulteremo il bollettino meteorologico ma i mirabolanti discorsi tenuti da Togliatti alla riunione del C.C. del P.C.I. (1 luglio: Unità del giorno successivo) e a Padova (Unità del 17). Sarà bene che i nostri lettori imparino a memoria queste perle di dottrina… marxista.

Volete sapere qual’era, infatti, il segreto tormento dei «comunisti»? Quello che il nostro carissimo stato italiano andasse a catafascio (che peccato, un gioiello simile!) : «Le forze popolari hanno dovuto condurre la loro lotta sotto questa continua minaccia di rottura dell’unità nazionale… rottura che poteva mettere in pericolo l’esistenza stessa dello Stato italiano… L’esser riusciti a mantenere unita la compagine nazionale e l’aver salvato questa grande conquista del Risorgimento che è la condizione fondamentale per lo sviluppo e l’avanzata delle classi operaie e dei lavoratori, ecc.», ecco il loro merito. E la prospettiva? Lottare per una «trasformazione democratica» dell’Italia, il che «significava in sostanza trovare una nuova strada per l’avvento del socialismo» (questo si chiama parlar chiaro: hanno trovato una «nuova strada»; dove ci ha condotto lo sa il lettore): per il futuro, «la nostra opposizione deve mantenere un compito unitario, nazionale, costruttivo… e portare in ogni momento della sua battaglia un respiro nazionale (autentica!)».

Ma a Padova, Togliatti elevava il «respiro nazionale» addirittura a base dell’unità europea: a caratteri cubitali, «unità democratica in ogni Nazione, prima condizione dell’ Unità europea». E avanti con le confessioni preziose, di cui noi gli siamo tanto grati: «Siamo diventati un movimento nazionale, un movimento di carattere costruttivo, non siamo più quel movimento socialista che esisteva in Italia prima del fascismo e dell’altra guerra mondiale… Abbiamo acquistato una profonda e viva coscienza nazionale  ed abbiamo manifestato di averla più di altre correnti politiche del nostro Paese».

Dopo tali solenni proclamazioni, spettava ai grammofoni minori di commentarle e amplificarle. La gerarchia è quella; prima parla Togliatti: poi l’enciclica è tradotta in soldoni da Longo e Secchia. Siamo nazionali, unitari, costruttivi, salvatori dello Stato? Dunque tuteliamo il «decoro delle nostre navi». Unità del 12.8: «Nessun italiano e in particolare nessun lavoratore se ne può disinteressare, perché le forze armate rappresentano la salvaguardia della libertà e della indipendenza del paese, perchè raccolgono i nostri figli nel fiore degli anni e li addestrano per le più dure eventualità in cui la loro vita e il nostro stesso avvenire possono essere posti in gioco» (Longo). Per i nazionalcomunisti, «l’avvenire» riposa su otto milioni di baionette…» (fra parentesi, la stessa Unità versa la crime di coccodrillo su trentotto ferrovieri francesi uccisi dalle forze armate protettrici della «libertà» e dell’ «avvenire!»).

Ma in pentola bolliva dell’altro. In data 7 agosto 1947, pubblicato sul bollettino ufficiale della C.d.L. di Milano in data 25 agosto, esce, a Dio piacendo, l’accordo fra C.G.L. e Confindustria sulle commissioni interne e la disciplina dei licenziamenti.  Sarà bene rinfrescarne il ricordo, visto che tanti se lo sono dimenticato e qualcuno, se ne parliamo, ci accusa di esagerare o deformare i fatti. Art. 2: «Compito fondamentale della C.I. e del delegato d’impresa  è quello di concorrere a mantenere  normali rapporti tra i lavoratori e la direzione dell’azienda in uno spirito di collaborazione e di reciproca comprensione per il regolare svolgimento dell’attività produttiva». Avevamo sempre creduto che i rapporti «normali» fra lavoratori e datori di lavoro fossero di urto: Di Vittorio ha scoperto che sono di collaborazione. Avevamo sempre creduto che gli organi sindacali dovessero tutelare l’operaio contro le ferree leggi del meccanismo produttivo: no, per Di Vittorio devono tutelare il regolare svolgimento di quello.

Art. 3; Licenziamenti: a) «Allorquando la direzione dell’azienda dovesse ravvisare la necessità di attuare una riduzione del numero del personale per riduzione o per trasformazione di attività o di lavoro, ne informerà la commissione interna comunicandole i motivi del divisato provvedimento, lo stato di attuazione e l’entità numerica» (tante grazie per la finezza); b) «la direzione dell’azienda e la C.I., su richiesta di quest’ultima, esamineranno con spirito di mutua comprensione i motivi di licenziamento e le possibilità concrete ed attuali di evitarlo senza costituire un carico improduttivo per l’azienda. Qualora l’esame suddetto realizzasse un accordo fra C.I. e direzione, i licenziamenti saranno effettuati in base a criteri obiettivi concordati. A tal fine si terrà conto di elementi obiettivi in concorso tra loro, fra cui la anzianità, i carichi di famiglia, la situazione economica familiare particolare, le capacità tecniche di rendimento». Carino, no? Attenti a non imporre all’industriale un «carico improduttivo»; faremo noi i conti in tasca ai «carichi improduttivi» da mettere sul lastrico. Solidarietà operaia, che diamine!

Art 3 del par. B: «In caso di scarso rendimento l’azienda farà ammonizione al lavoratore e lo segnalerà alla C.I. che inviterà il,lavoratore a migliorare il proprio rendimento». La C.I. trasformata in aguzzino: «non produci abbastanza! suda un altro po’! Lo vuole il tuo sindacato, protettore dei tuoi interessi di classe e di categoria!».