Partito Comunista Internazionale

Rinfrescare la memoria Pt.7

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Ricordiamo al lettore che, nel ricordare agli immemori le tappe della politica antiproletaria del nazionalcomunismo, siamo arrivati in pieno 1947. Ebbene, oggi che il nazionalcomunismo  si traveste di rinnovati colori antifascisti, leggiamo un po’ le dichiarazioni di don Palmiro, il 30 settembre di quell’anno (citato dall’ Unità, art. di fondo) : «Ben se ne avvede il Cantalupo e, per sfuggire alle conseguenze, forza i dati di fatto e li travisa quando dice ad esempio che noi abbiamo proposto una politica interna di estrema sinistra (ma se abbiamo proposto prima la coalizione coi monarchici e poi una politica di unità nazionale; se abbiamo persino firmato proprio noi l’amnistia!). La realtà è ben diversa; è che noi, partito della classe operaia e di lavoratori, siamo stati dominati e guidati nel corso della guerra e dopo di essa da preoccupazioni essenzialmente nazionali; volevamo prima di tutto  salvare l’integrità, la libertà, la indipendenza, la dignità della nostra patria (sic!); questi erano gli obiettivi della politica che noi proponevamo, e non scopi ristretti di classe». E poco dopo (8 settembre, Unità del giorno dopo), a Modena: «Ma allora, che cosa farebbe domani quest’uomo politico (De Gasperi)) quando gli operai dicessero: «Noi vogliamo i nostri rappresentanti al governo, altrimenti anche noi come gli altri abbiamo il diritto di dire di no ai sacrifici che dobbiamo sopportare!». Chiarissimo: la politica governativa ha permesso agli operai di dire di sì ai sacrifici imposti in nome di una  «politica nazionale» che ha avuto per effetto di schiacciarli ancor più; la lotta contro il governo De Gasperi è una lotta per riavere rappresentanti nazionalcomunisti al Viminale, dopo di che gli operai non diranno di no ai suddetti sacrifici. «Noi speriamo ancora che con questo partito (la DC) sia possibile arrivare ad una permanente collaborazione su un terreno democratico per la realizzazione di profonde riforme nell’interesse delle grandi masse lavoratrici…  Noi non abbiamo ancora perso tutte la speranza». In altre parole, non esistono abissi di programma: possiamo andare permanentemente d’accordo. «L’abbiamo detto ai rappresentanti di tutti i partiti e di tutti i gruppi sociali (notate bene: tutti!) … è possibile collaborare;  se volete collaborare, collaboriamo».

Tutta la fatica di Togliatti è lì: invocazioni alla concordia nazionale. Alla Camera, 27 sett.: «Sarebbe un’immensa sciagura… se la voce dei lavoratori italiani che chiedono di collaborare (chiedono?) alla ricostruzione nazionale dopo aver collaborato alla sua liberazione e alla fondazione dello Stato repubblicano, restasse senza eco». In ginocchio a chiedere la mano tesa! «Una delle prime esigenze fondamentali che tutti sentiamo… è quella che sia evitata al nostro paese l’umiliazione del crollo della moneta»; sotto, Pella, Togliatti ti aiuta in nome dell’orgoglio nazionale. «Noi abbiamo proposto alla Nazione italiana qualche cosa di profondamente nuovo  che nessuno forse si aspettava, proponendo la nostra collaborazione sul terreno democratico-parlamentare alla ricostruzione politica, economica e sociale del nostro Paese…Noi che siamo stati al governo come ministri abbiamo fatto il nostro dovere  nell’interesse del Paese». E nello stesso discorso, il capo del PCI definiva il suo partito come uno il quale «qualunque sia la sua forza in quest’assemblea continuerà a fare una politica di unità e di collaborazione di tutte le forze democratiche e repubblicane».

Come si vede, la realtà è esattamente l’opposto di quello che ai partiti di governo piace di rappresentare: il PCI ha continuato a fare una politica di unità anche essendo all’opposizione, ha implorato e piatito mentre gli altri tiravano per la loro strada, ha legato i proletari allo Stato proprio quando gli altri  erano e si manifestavano più decisi a stringere le viti della manetta poliziesca. Sia ricordato, a chi ha la memoria corta.  De Gasperi e Scelba non l’hanno certo avuta.