Fremono le natiche assessoriali
Categorie: Democratism, Opportunism
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Nessuno più di un candidato alla poltrona assessoriale (non parliamo neppure di quelle fatali di Montecitorio) è suscettibile di morbosa permalosità. La infezione elettorale che assale ambo i sessi, in tutte le età ma specialmente nell’epoca della menopausa, è un male che ama celarsi, come la sifilide o la rogna. Perciò, chi non vuole attirarsi addosso la grossa bava sputata dai candidati, attuali e futuri, alle cariche elettive, deve evitare di parlare di argomenti che non siano quelli impersonali e nobili del progresso civico, dell’incremento del benessere popolare, e soprattutto, del vantaggio procacciato alla diffusione dell’Idea. Esprimendo il parere che il candidato all’assessorato deve essere affetto da varici dei vasi sanguigni dell’encefalo, perché si illude di segnare un fatto storico adagiando le sue determinanti natiche sulla poltrona assessoriale (o parlamentare) significa fare della propria persona bersaglio ai bavosi attacchi. Ma noi corriamo imperterriti questo rischio, dato che siamo difesi dal più impermeabile degli scafandri: il profondo disprezzo.
Perché queste amare considerazioni? Lo spunto ci viene da quanto accade nella punta estrema dell’italica penisola e, ancora più a sud, nell’isola dei picciotti. Qui lo schifo che imperversa in casa nostra è massimo. A parte il fatto isolato di qualche manica di esaltati, cui le emorroidi fanno fare salti, che si presentano al pecorume elettorale gridando: «Siamo contro tutti», e poi abbisognerebbero proprio dei voti di tutti per arraffare la poltrona che alle loro emorroidi si addice, qui, tra il mar Tirreno e il mar Jonio, succedono casi davvero incredibili di elettorali apparentamenti.
Negli scorsi numeri avevamo dato notizia della fondazione avvenuta in una birreria di Palermo dei Gruppi di Azione Monarchici Popolari (G.A.M.P.), che perseguono un programma filostaliniano. Ne demmo anche il nome del massimo esponente: l’avv. Oddo Ancona, ex vice sindaco di Palermo. La notizia era riportata dalla stampa di tutta Italia, tranne che da L’Unità. Allora concludemmo che se il giornale di Togliatti non si peritava di smentire la collusione monarco-stalinista, questa era un fatto reale. Meglio tardi che mai, L’Unità di domenica 20 aprile, pubblicava un articolo in prima pagina, in cui si leggeva della costituzione in Palermo di una lista, capeggiata dall’on. Cipolla, ex procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Veramente il giornale… della Rivoluzione antiborghese metteva in chiaro che si trattava solo di un Comitato di iniziativa, cui, sulla falsariga di Nitti, competeva la compilazione della lista. Accanto a questa lista scenderà in campo (bum!) quella che avrà per contrassegno l’effigie di Garibaldi e raccoglierà, già avete capito, i nomi delle illustri natiche del Blocco del Popolo social-comunista. Ora, nella lista capeggiata dall’esimio magistrato on. Cipolla, entra, come riferiva la citata Unità, insieme al gen. Consorte, al col. Venturi, al rag. De Marines, presidente della libera Associazione dei commercianti e altri illustri nomi, entra dunque anche il nostro avvocato Oddo Ancona, capo dei Gruppi di Azione Monarchica Popolare. Finalmente una conferma. Ora che L’Unità l’ha detto, possiamo stare sicuri di non aver fatto false illazioni. In Sicilia, stalinismo e monarchismo si apparentano. I fessi siamo noi che restiamo vecchie zitelle.
Ma il ballo di S.Vito delle natiche assessoriali non è una esclusività di Palermo, come le cassate. Se persino gente che è invecchiata nella lotta alla democrazia borghese è presa dal marasma senile e si illude ad un tratto con dongiovannesca spavalderia di poter conquistare i cuori degli elettori e delle elettrici, racimolando una lista di spostati, ciò vuol dire che l’epidemia è dilagante e incurabile. Potremmo parlare di quel che succede in Calabria, ad es., o in Puglia, o nel Casertano, vedremmo che dappertutto lo spettacolo è identico. Preferiamo indugiare ancora nel lazzaretto elettorale di Sicilia.
«E’ tipico il caso del comune di Bagheria, grosso comune del palermitano, al centro degli orti e degli agrumeti, i cosiddetti «giardini». Qui domina una varietà particolare della mafia, la «mafia dell’acqua», che trae il suo potere dal dominio dei pozzi di irrigazione. Questi gruppi di mafiosi, tradizionalmente legati agli uomini del partito liberale, si sono impadroniti della locale sezione democristiana estromettendo, attraverso regolare congresso, i dirigenti cattolici. Così a Bagheria, la D.C. esiste ancora di nome, ma di fatto i democristiani sono stati messi alla porta. Naturalmente ciò ha provocato una violenta reazione in tutti gli strati della popolazione tanto che si è formata una Unione Democratica borghese contro le cricche clericali e mafiose alla quale hanno aderito proprietari di agrumeti, esportatori, professionisti e – fatto particolarissimo – persino la locale sezione del partito Monarchico. Ma la cosa più interessante è che l’Unione ha posto al centro del suo programma la richiesta di riallacciare rapporti commerciali con la Unione Sovietica e la priorità delle spese di pace rispetto al riarmo».
I monarchici di Stalin, o i comunisti di Umberto, se preferite, non se ne stanno con le mani in mano. Il passo è tratto da una corrispondenza sicula di Alfredo Reichlin, pubblicata su L’Unità dell’11 aprile. Se poi avrete letto L’Unità del 19 aprile, avrete appreso che«un po’ dovunque si sono svolti e vanno svolgendosi convegni unitari della gioventù che hanno visto la partecipazione di giovani cattolici, comunisti, socialisti, missini, indipendenti, riuniti per discutere i comuni problemi della gioventù». L’Unità non lo dice, ma noi sappiamo quali problemi questi poveri giovani hanno discusso e discutono, e cioè come soddisfare la irresistibile voglia dei candidati di sedersi alla mangiatoia assessoriale.
Ora lasciateci terminare con una invettiva, sebbene allo scopo servirebbe una sonora pernacchia, come solo si sanno fare a Napoli. E’ logico che ci indirizziamo a tutti i candidati all’assessorato, compresi ovviamente gli sciagurati rimbambiti che si presentano nel bordello elettorale con i simboli nostri, vogliamo dire del proletariato rivoluzionario. Diciamo loro: voi non siete gli oppressori del proletariato, siete troppo miserabili per poterlo essere. Siete i pidocchi che strisciano sul Prometeo proletario incatenato. Per disperdevi non occorreranno, quando il tempo verrà, le cannonate. Basteranno poche spruzzate di D.D.T. Per ora ingrassatevi pure con la nettezza urbana e lo spurgo municipalizzato delle cloache, se lo potete.