Partito Comunista Internazionale

Lo sviluppo del partito comunista in America

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Nel 1918 il partito socialista si trovava in decomposizione. La tendenza dei suoi membri divenne sempre più rivoluzionaria. Sopravvenne la rivoluzione tedesca, e il contraccolpo di questo avvenimento si fece

immediatamente sentire. Il 7 novembre 1918 fu organizzata a Chicago una Lega di propaganda comunista. A New York nel febbraio 1919 si organizzò l’ala sinistra del Partito socialista, alla quale fu unita la Lega socialista di propaganda. Siccome l’ala sinistra prendeva una posizione decisa, il suo manifesto e il suo programma vennero adottati da un gruppo socialista dopo l’altro. Essa fu organizzata con l’attiva partecipazione dei gruppi russi, lettoni, ucraini, polacchi, jugoslavi ed estoni esistenti nel Partito, e raggiunse la cifra di circa 25mila membri.

Circa questo tempo furono indette le nuove elezioni in seno al Partito. L’ala sinistra presentò candidati propri, e le elezioni diedero una significativa vittoria. La direzione nazionale del Partito, che aveva subito la gigantesca sconfitta, adottò una politica reazionaria. Uno dopo l’altro, i gruppi e le ramificazioni che avevano accettato il manifesto e il programma dell’ala sinistra, furono espulsi. Il Comitato esecutivo proseguì per questa strada apertamente e brutalmente rifiutandosi di riconoscere i risultati delle elezioni, dichiarandole nulle perché inficiate di «broglio», convocando per il 30 agosto un Congresso generale, che avrebbe dovuto sulla validità delle elezioni, e costituendo a tale scopo un Comitato provvisorio. Ma per influenza il Congresso in modo favorevole alle proprie vedute, separò dal Partito i russi, ucraini, polacchi, jugoslavi, ungheresi e lettoni, e così il partito socialista dello Stato di Michigan. In tutto furono espulsi dal partito circa 40mila membri, misura indubbiamente efficace per controllare l’elezione dei delegati al Congresso. E tuttavia le elezioni diedero una così importante vittoria dell’ala sinistra, che il discorso del «broglio» apparve esso stesso un vero «broglio».

Il CE nazionale decise di rimanere in carica fino al Congresso di agosto, benché esso statuariamente scadesse il 30 giugno; e rifiutò di far conoscere i risultati della votazione sull’adesione all’Internazionale comunista.

La conclusione di tutto ciò era ormai chiara. Nessun compromesso era possibile. Gli avvenimenti conducevano direttamente alla scissione e alla fondazione d’un nuovo partito.

Il congresso dell’ala sinistra

Giusto prima dell’adunanza del CE nazionale i gruppi di Boston, Cleveland e la sezione new yorkese dell’ala sinistra del Partito socialista lanciarono l’invito ad un Congresso nazionale dell’ala sinistra, che fu tenuto a New York il 21 giugno. Esso fu costituito da 24 delegati, che rappresentavano 20 Stati, e venivano in massima parte dai grandi centri industriali, il cuore del movimento del proletariato rivoluzionario. Sorse divergenza sulla questione, se dovesse immediatamente organizzarsi il Partito comunista, oppure dovesse continuarsi la lotta col Partito socialista fino al decisivo congresso del 30 agosto. La proposta di distacco immediato fu respinta con 55 voti contro 28. Allora 31 delegati, nella maggior parte compagni della Federazione e delegati del Partito socialista del Michigan, decisero di separarsi. Al contrario la maggioranza decise di partecipare al Congresso generale del partito socialista e di mandarvi delegati di tutti i gruppi espulsi e radiati, ma contemporaneamente mandò l’invito per una adunanza generale di tutti gli «elementi rivoluzionari» per il 1 settembre, per costituire il Partito comunista, insieme coi delegati che non volevano partecipare al Congresso socialista.

La ricostruzione rivoluzionaria

Il Congresso generale dei partiti socialisti ebbe luogo il 30 agosto. Lo sconfessato CE nazionale fece il tentativo di stabilire con la violenza il controllo dell’ala destra, perché molti dei delegati erano in sospetto di simpatizzare con l’ala sinistra. Fu chiamata la polizia contro questi delegati, svelando così chiaramente il carattere noskiano degli antichi dirigenti. L’ala sinistra fu accusata di anarchismo, d’essere costituita da elementi stranieri, di essere l’espressione di una esaltazione isterica. Il Congresso fu dominato dall’ala destra, che cominciò colla menzogna di inviare congratulazioni alla Russia dei Soviety e di usare parole sulla «rivoluzione». Ma non formulò in alcun modo un nuovo programma, che rispondesse alle nuove necessità tattiche del socialismo, poiché volle lasciare da parte tutti i problemi serii. La Conferenza del Partito prese una deliberazione in favore di un Congresso Internazionale che dovesse organizzare una 3a Internazionale comprendente anche i partiti comunisti di Russia e di Germania, senza prender coscienza del fatto, che già esiste una Internazionale comunista. Una proposta della minoranza per l’adesione all’Internazionale comunista fu respinta. Entrambe le risoluzioni furono sottoposte a referendum. Il partito socialista è ora un partito unitario del socialismo piccolo-borghese, di circa 25 mila membri. I delegati che volevano partecipare alla Conferenza del partito comunista, furono in certa guisa espulsi, e fondarono il Partito comunista dei lavoratori. Al Congresso del Partito Comunista parteciparono 144 delegati che rappresentavano circa 158 mila membri.

Un Comitato di Cingue del CLP (Communist Labor Party) trattò con un Comitato del CP (Communist Party) intorno alla fusione. Il CLP proponeva l’unificazione e combinazione d’entrambi i gruppi, ma tale proposta fu respinta dal CP. I delegati del CLP avevano tendenze affatto diverse, giacché mentre alcuni abbandonavano apertamente le tesi e la tattica dell’ala sinistra, altri erano notoriamente uomini del centro. Il Comitato del CP propose, che tutti i delegati alla conferenza del CLP (circa 20) dovessero partecipare alla Conferenza del CP come delegati ordinari, mentre i delegati, le cui organizzazioni avevano accettato il manifesto e il programma dell’ala sinistra (circa 20), fossero ammessi come simpatizzanti. Gli altri delegati, che non rappresentavano alcuna chiara tendenza o erano espressione d’un piccolo numero di soci, e che soltanto erano irritati dalla tattica della direzione del loro partito, non dovrebbero essere ammessi alla fondazione del Partito comunista. Non il numero, ma l’irremovibilità rivoluzionaria era ciò che si richiedeva.

La Conferenza del CLP respinse queste richieste e organizzò un partito permanente. I delegati, organizzatisi nel CLP rappresentavano non più di 10mila membri, molti dei quali ora sono passati al CP.

Il manifesto del CP presenta una formulazione chiara dei principi del comunismo, il suo programma è un’applicazione realistica di tali principi ai problemi attuali della lotta proletaria e si basa sulla più rigida centralizzazione e disciplina di partito, senza la quale un partito comunista è edificato sulla sabbia.

La situazione generale

Il partito comunista sorge in un periodo di grandi movimenti proletari. Vi sono stati scioperi su scioperi, provocati dal crescente costo della vita e diventati sempre più aspri. Ultimamente vi fu lo sciopero di 30mila lavoratori dell’acciaio e di 500mila minatori. Siccome questa lotta prosegue, gli scioperi necessariamente devon diventare sempre più aspri ed estesi, e per l’intervento dello Stato assumere sempre più carattere politico, sebbene attualmente non ancora cosciente. La situazione degli scioperi costituisce la condizione obiettiva di cui ha bisogno il partito comunista per sviluppare l’azione politica delle masse.

Un’importante circostanza di questi scioperi e il conservatorismo dei funzionari sindacali. Di 70 scioperi scoppiati negli ultimi due mesi, 66 non furono approvati dai funzionari, anzi furono dichiarati contro la loro opposizione. Vi è una sollevazione rivoluzionaria negli antichi sindacati, un movimento per l’uso di più ampi mezzi di lotta, per la costituzione di leghe per l’industria, per il riconoscimento della necessità della azione politica. Infine, negli antichi sindacati vi è un forte consenso per la Russia dei Soviety.

Gli Industrial Workers of the World (lavoratori industriali del mondo) si trovano ora in un’aspra lotta di organizzazione. Essi hanno deciso d’aderire all’Internazionale comunista. Ma la loro stampa e i loro capi attaccano continuamente la tattica comunista.

La IWW ritorna al suo antico progetto di organizzare tutti i lavoratori per gruppi d’industria e fa la propaganda del pacifico sviluppo delle nuove associazione come unico mezzo per compiere la rivoluzione. Il Partito comunista riconosce la IWW come movimento rivoluzionario in seno al proletariato industriale, ma ne critica le premesse teoretiche e ne respinge i propositi tattici. La IWW respinge la necessità di un’azione politica rivoluzionaria per la conquista del potere nello Stato e per la consecutiva istituzione della dittatura dopo la quale, e per opera della quale soltanto possa esser creata l’organizzazione industriale e sociale vagheggiata dalle leghe degli operai industriali. La IWW crede che i suoi piani teoretici formino il proprio contributo al movimento, ma in realtà l’importanza del suo movimento sta nel fatto, ch’essa è espressione dello sviluppo del proletariato inferiore.

L’imperialismo oggi indubbiamente prevale negli S.U. Il Congresso vegeta e si mostra inetto. Il Governo centrale usa le più severe misure di repressione contro il proletariato. La forza armata e le invasioni militari sono adoperate per stroncare gli scioperi. Il Congresso studia i modi per dichiarare illegali gli scioperi. Sotto ogni più futile pretesto si arrestano agitatori e li si espelle, se sono stranieri. Attualmente il Governo concentra i suoi attacchi contro il Partito comunista, le cui sedi nsono sorvegliate, i membri gettati in carcere in massa. Il giudice dichiara, che la tessera del partito comunista è in sé e per sé un reato, e il chiaro proposito del Governo è di rendere il Partito comunista così illegale, come era il movimento socialista nella Russia degli zar.

L’imperialismo americano assume la posizione di potenza mondiale e si costituisce in centro della reazione internazionale. La reazione europea e la guerra contro la Russia dei Soviety sono appoggiate moralmente e finanziariamente dal Governo americano, e si fa un’intensa agitazione a favore dell’intervento militare. La classe capitalista americana è brutale, senza scrupoli, influentissima. Essa ha in sue mani enormi riserve di forza finanziaria, industriale, militare. Essa è perciò decisa a conquistare il mondo e schiacciare il movimento proletario.

Il Partito comunista è conscio della gravità del proprio compito, e sa che la lotta decisiva del proletariato sarà combattuta negli Stati Uniti, giacché soltanto la conquista del potere da parte nostra può render sicura la Repubblica russa dei Soviety. Con la coscienza di tutto ciò il Partito Comunista si prepara alla lotta.

Luis C. Fraina

Segretario internazionale del Partito Comunista d’America