Partito Comunista Internazionale

Ricordando la Comune di Varsavia (Pt.2)

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Nella prima puntata (numero 23 del 1953) si sono ricordate le tappe della politica di violenza e sterminio condotta dalla Germania (allora alleata della Russia) in Polonia contro ebrei e «resistenti». Poi avvenne il rovesciamento di fronte.

La Comune di Varsavia dell’agosto 1944, rappresentò nella bestiale carneficina di popoli-armenti che fu la seconda guerra mondiale, l’unico esempio di eroismo collettivo. Infatti non fu lo scontro stritolatore di mostri meccanici strascinantisi dietro moltitudini inebetite e passive che caratterizzò le battaglie degli eserciti; fu l’eroica follia della lotta di uomini armati di bottiglie incendiarie e di bombe a mano contro le colonne motorizzate e blindate della Wehrmacht, di una Wehrmacht resa furiosa per la vittoriosa offensiva del maresciallo Rukossovskj, le cui truppe avanzanti da giugno su un fronte di 400 chilometri erano giunte il 28 luglio alle porte di Varsavia, nello stesso tempo che gli anglo-americani allargavano la testa di ponte in Normandia. Tanto più infame doveva essere il comportamento dei russi, di fronte alla insurrezione proletaria scoppiata entro Varsavia il 1° agosto. più vergognoso ancora della condotta dei nazisti, i quali potettero annegare nel sangue, e quale sangue!, la rivolta, solo per effetto della decisione del Governo di Mosca di bloccare l’avanzata delle truppe di Rokossovskj.

Si ripete la scellerata associazione dell’epoca degli abboccamenti tra Gestapo e N.K.V.D. La lotta entro Varsavia assume aspetti terribili. Rivoltosi indossanti uniformi di S.S. prelevate in un deposito conquistato assaltano di sorpresa le truppe naziste, catturano dei mezzi blindati. I tedeschi usano carri armati «Tigre», cannoneggiano, incendiano interi quartieri bruciando vivi gli abitanti, costringendo uomini e donne e bambini a scendere nelle cantine e ivi li sterminano a colpi di granate. Ma perdono i depositi della Posta centrale, dello stabilimento del gas, della stazione di filtraggio e della stazione ferroviaria principale. Interi quartieri vengono liberati dagli insorti in testa ai quali combatte il proletariato.

Si attende l’arrivo dei russi, la ripresa dell’avanzata di Rokossovskj. Ma, inspiegabilmente, le truppe russe sono ferme. La B.B.C. dà notizie in lingua polacca della insurrezione. Radio Mosca tace. La Luftwaffe bombarda e mitraglia i quartieri occupati dagli insorti. Non un solo aereo russo compare nel cielo della città. E’ chiaro che i russi si assunsero il compito di aiutanti del carnefice nazista.

Solo al quarto giorno della rivolta, il 4 agosto, il partito comunista dà l’ordine ai propri organizzati di partecipare alla rivolta, mettendosi agli ordini del gen. Bor.

Lo stesso giorno i nazisti sferrano un’offensiva, mentre avviene uno scambio concitato di messaggi tra Churchill e Stalin. Il premier inglese, desideroso di sfruttare ai fini della propria politica la sollevazione invita Stalin a correre in aiuto degli insorti. Stalin rifiuta seccamente, denigrando le capacità militari degli insorti che ritiene impotenti a fronteggiare le quattro divisioni corazzate tedesche tra le quali la «Hermann Goering» che difendono Varsavia. L’obiettivo comune dei capi dei governi inglese e russo consiste, ripetiamo, nel neutralizzare l’insurrezione utilizzandola ai propri fini imperialistici. Churchill propone ai russi di prenderla sotto tutela ordinando a Rokossovskj di conquistare Varsavia: Stalin, fedele al principio che il nemico cessa di essere tale solo se morto, ordina a Rokossovskj di bivaccare, lasciando ai nazisti il compito di massacrare i rivoltosi. In Stalin parlava il Bismarck dell’epoca della Comune di Parigi.

Chiusa in una trappola gigantesca di cemento e di acciaio, la Comune di Varsavia non si arrende. Tradita da coloro che credeva alleati sa trovare in sé tanto eroismo da superare anche la delusione, nemico più terribile della stessa paura fisica. I tedeschi distruggono uomini e case con feroce sistematicità: attaccano le strade con bombe incendiarie ed esplosive, unendo il bombardamento aereo col fuoco dell’artiglieria. Fatto il deserto, la fanteria avanza irrorando le macerie crollate su morti e feriti con le vampate dei lanciafiamme. Scagliano contro gli stabili i «Nebelwerfer» bombe di fosforo ed esplosivo a scoppio multiplo. Adoperano per la prima volta i «Goliaths», piccoli carri armati carichi di esplosivo, guidati elettricamente. Sono ordigni formidabili: distruggono ogni cosa. Il 10 agosto aerei alleati tentano di paracadutare armi e munizioni agli insorti, ma i tedeschi convergono il fuoco sulla zona nettamente individuata dai segnali luminosi a terra. Scorrono torrenti di sangue.

Il 13 agosto l’agenzia russa «Tass» diffonde un comunicato in cui si addebita agli esuli polacchi a Londra la responsabilità della rivolta e si smentisce la notizia circa l’esistenza di un collegamento tra partigiani di Varsavia e truppe russe. Ma se fosse vero quanto afferma Mosca, non sarebbe dovere del Governo russo alleato di guerra dell’Inghilterra e protettore di un «Comitato di Liberazione Nazionale» costituito di comunisti polacchi, correre in aiuto della rivolta?

Il 17 la Comune entra in agonia. I tedeschi iniziano una infernale offensiva preparandola con cannoneggiamenti di obici da 600 millimetri, i cui proiettili pesano una tonnellata e mezza. Battuti ferocemente dall’artiglieria terrestre, dai carri armati Tigre, dai Goliath, dagli aerei, gli insorti continuano a lottare. 70 mila uomini della Wehrmacht si scagliano contro i quartieri difesi dai comunisti che hanno con loro donne, vecchi e bambini acquattati come bestie nelle cantine, tormentati dalla fame e dalla sete, continuamente minacciati di morire sotto le macerie dei fabbricati sbriciolati dalle bombe. Per tre giorni gli insorti riescono a sferrare un contrattacco. La lotta raggiunge i limiti della follia. Gli insorti, costretti ad indietreggiare si rifugiano nelle fogne, nei passaggi sotterranei della città. I tedeschi lanciano nei cunicoli granate e bombe a gas, fucilano sul posto i prigionieri. Fino all’ultimo gli insorti attendono l’arrivo delle truppe russe. Invano! Arriveranno tre mesi dopo il massacro…

Il 29 settembre i tedeschi sferrano l’attacco generale contro la Rivolta. Il 3 ottobre, dopo 63 giorni di epici combattimenti, gli ultimi difensori della Comune si arrendono ai tedeschi, i quali in riconoscimento dell’eroico comportamento si impegnano ad applicare la Convenzione di Ginevra, e trattare gli insorti come prigionieri di guerra. Lo stesso boia è soffocato dal sangue. Quindicimila morti giacciono nei quartieri distrutti.

Apparentemente il rifiuto del Governo di Mosca di portare aiuto agli insorti può attribuirsi all’interesse nazionalistico di sbarazzarsi delle forze politiche facenti capo al Governo polacco in esilio costituito dai profughi polacchi a Londra, notoriamente legati all’imperialismo britannico. La cosiddetta guerra fredda scoppiata tra i vincitori del conflitto, e prima ancora, i violenti contrasti scoppiati in Polonia tra gli stalinisti e i partiti filo-occidentali, parrebbero comprovare l’ipotesi. Ma il fatto stesso che l’occupazione militare russa della Polonia garantiva il controllo politico degli stalinisti, come la successiva evoluzione storica doveva confermare, sta a dimostrare che Mosca, lasciando intrappolare gli insorti, contava su ben altro scopo. Il governo di Stalin si prefiggeva di salvare di fronte al proletariato internazionale il suo falso prestigio di agente rivoluzionario. La Comune di Varsavia, voluta e difesa dal proletariato rivoluzionario, doveva morire. Evitando di sporcarsi le mani, il governo russo passava l’infame compito all’esercito nazista.

La fine gloriosa della Comune di Varsavia è una prova sanguinosa del gesuitismo politico del Governo di Mosca, un’accusa provata del compito controrivoluzionario dello stalinismo internazionale. Essa sta a dimostrare che ovunque il proletariato dichiarerà e combatterà nell’avvenire la guerra civile rivoluzionaria contro il capitalismo, si troverà alle spalle, come a Varsavia nell’estate del 1944, o di fronte, come a Berlino nell’estate del 1953, i gendarmi stalinisti della controrivoluzione. Ma la resa dei conti verrà. Allora lo stalinismo dovrà pagare anche i 15.000 caduti della Comune di Varsavia.