Partito Comunista Internazionale

MacDonald al potere

Categorie: Britain, CPB, Stalinism, UK, USSR

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Il successo laburista avrebbe trovato il campo del proletariato comunista sgombero da tutte le vecchie riflessioni politiche le quali volevano indurre il proletariato ad intravedere nei successi della sinistra borghese, i segni precursori di una battaglia rivoluzionaria incedente ed il dovere – per il partito comunista – di utilizzare l’appoggio socialdemocratico ai fini dello sviluppo rivoluzionario. Oggi invece la stampa centrista ha proclamato nettamente che si tratta di una vittoria dell’imperialismo inglese sotto la veste di un’edizione socialdemocratica». E sta bene, o starebbe bene, se – nel contempo – ci si fosse presentata una spiegazione di questo successo nel quadro degli avvenimenti inglesi e mondiali. Ma su questo non si fiata e la ragione consiste nel fatto che una tale analisi non potrebbe eludere l’esame del passato diretto, nel quale troppo ampie sono le responsabilità centriste.

In effetti quali sono i precedenti di questa vittoria laburista? Ci pare evidente ed incontestabile il fatto che la borghesia ha fatto ricorso a MacDonald e non abbia allontanato Baldwin per la ragione che il primo assicurerebbe meglio la difesa dei suoi interessi. Lo spostamento del corpo elettorale inglese trova la sua spiegazione nel fatto che gli avvenimenti intercorsi fra le due elezioni, e che avrebbero potuto avere sbocchi ben diversi da quelli che dolorosamente essi hanno avuto, hanno permesso alla borghesia di mutare il personale di governo, mettendo i laburisti al posto dei conservatori. Il senso profondo delle recenti elezioni inglesi sta appunto nel fatto che la classe lavoratrice inglese si sia limitata ad affermare la sua simpatia per il movimento laburista nello stesso momento in cui questo – per cattivarsi la simpatia e l’appoggio di elementi e ceti piccolo-borghesi ed addirittura dell’alta finanza- ammainava persino gli ultimi lembi del programma socialista.

Dall’epoca del primo governo laburista ad oggi, sono passati cinque anni, periodo che conosce i più violenti urti di classe del dopo guerra per l’Inghilterra e per il suo Impero. Lo sciopero inglese del 1926 e gli avvenimenti cinesi del 1927, sono gli elementi salienti di questi urti. Sboccati entrambi come risultato dei profondi rivolgimenti economici che conosceva l’economia inglese costretta a battere il passo nel mercato mondiale, di fronte all’incedere di quella americana, questi avvenimenti hanno posto di fronte al proletariato inglese la netta visione della necessità di una azione diretta che poteva anche scatenare degli urti rivoluzionari di importanza colossale per gli interessi del proletariato del mondo intero. E l’azione del proletariato non è mancata, e gli stessi caratteri di quest’azione furono – sin dagli inizii, come il movimento dei tipografi – gli stessi che hanno delineato l’Europa Occidentale. Si trattava in Inghilterra, come altrove, non più di un corso della lotta di classe contenuta nei limiti «inglesi» di un rispetto delle forme… decorosa legalità, ma di urti diretti in cui la questione delle forze balzava nettamente ed il proletariato manifestava chiaramente la volontà di non cedere e di non indietreggiare di fronte all’eventualità unica che gli interessi della sua classe. Ma in occasione di questi giganteschi avvenimenti il Premier attuale e tutto lo stato maggiore delle Trade Unions erano in prima linea per soffocare il movimento e trovarono nel Comitato Anglo-Russo il complemento indispensabile per svolgere la loro opera di tradimento degli interessi del proletariato. Tutte le vicende del Comitato Anglo-Russo, fino alla vergognosa capitolazione del 1927 in cui i rappresentanti dei sindacati sovietisti sancivano il principio della non immissione negli affari riflettenti il proletariato inglese, tutte le vicende di questo Comitato sono condannate dall’atteggiamento iniziale assunti nei confronti dello sciopero generale allorquando, invece di dettare ed indicare la diversa condotta politiche che avrebbe potuto assicurare una vittoria dello sciopero, invece di porsi il problema di controllare lo sviluppo degli avvenimenti al fine di interporsi in questo sviluppo senza negarsi in possibilità di indicare un appello diretto per uno sblocco rivoluzionario del movimento, il partito comunista – sotto l’insegna del Comitato Anglo-Russo – incitava il proletariato inglese a piegarsi alle direttive laburiste che dovevano portare allo sfascio il proletariato inglese. Il collaterale appoggio che il partito comunista e l’Internazionale seppero dare alla direzione laburista attraverso il contegno della cosiddetta opposizione sindacale delle Trade Unions, ebbe una analoga importanza.

Equalmente per quanto riflette gli avvenimenti cinesi svoltisi mentre era in pieno sviluppo la tattica della manovra aggirante per utilizzare… la socialdemocrazia ai fini della battaglia rivoluzionaria. Questi scossoni rappresentati degli interessi dell’imperialismo inglese, dagli avvenimenti cinesi, venivano soffocati, attraverso le inefficaci proteste del movimento antimperialista, che ha rappresentato una potente valvola di sicurezza del capitalismo inglese. Questo doveva naturalmente essere altamente confortato dal fatto che i movimenti di questa protesta che non sono mancati da parte degli operai inglesi per solidarietà con i proletari cinesi insorti, si risolvessero in slegate manifestazioni per il merito essenziale dei dirigenti del Comitato anglo-russo.

Mentre gli avvenimenti che abbiamo ricordato si maturavano, la borghesia aveva fatto diretto ricorso al sistema del governo forte la cui divisa – per quanto concerne i rapporti di classe – era stata limpidamente affermata da Churchill il quale, visitando Mussolini, ebbe occasione di felicitarlo perché egli aveva indicato quale deve essere il contegno di un governo borghese in situazioni che mettono a repentaglio il privilegio del dominio capitalista. Ed il governo conservatore uscito dai suffragi del 1924, aveva di fronte a se le due tattiche di governo che consistono; l’una nell’attacco diretto del terrore usato da Mussolini, l’altra nella manovra aggirante che riesce allo stesso scopo di sconfiggere il proletariato con il mezzo più efficace di compromettere – annullandone ogni portata effettiva -, la forza dirigente del movimento proletario; e nel caso concreto quindi non solamente la docile direzione delle Trade Unions, ma il più importante reparto del movimento comunista. Ed il governo conservatore non ebbe bisogno di fare ricorso al pugno di ferro del terrore permanente unicamente perché riformisti e centristi gli avevano permesso di raggiungere gli scopi fondamentali della difesa del privilegio capitalista.

Dopo la vittoria capitalista in occasione dello sciopero del 1926 e della rivoluzione cinese, il capitalismo è passato [testo illeggibile] coordinamento delle sue forze ed alla votazione delle leggi antisindacali, che rispondevano piuttosto ad una difesa, a lunga portata della classe capitalista, che agli interessi momentanei e contingenti del padronato. Entra naturalmente in linea di conto altresì il fatto che, attraverso queste leggi, il governo conservatore tendeva alla protezione della sua cricca nei confronti della concorrente cricca laburista. Ma questo non è sufficiente a spiegare le leggi antisindacali di Baldwin e che hanno un suggestivo riscontro con gli avvenimenti della lotta di classe in Inghilterra precedenti alla guerra. Baldwin ha imposto la votazione di queste leggi nello spirito di marcare un orientamento maggiormente rassicurante delle stesse forze direttrici del laburismo di fronte alle quali si impone la scelta fra il costante e metodico intervento in ogni movimento, e nell’insieme delle situazioni, contro il proletariato e sovratutto contro il proletariato comunista, e l’altra di dover rinunciare all’ascesa pacifica agli onori del governo capitalista.

E’ nota la risposta laburista che si esprime chiaramente nel «comunismo» nelle trattative destinate a stabilire «la pace sociale». Dopo questa risposta la vittoria laburista appare sotto la sua vera luce. Essa rappresenta in realtà un rafforzamento e non un indebolimento delle posizioni del capitalismo contro il proletariato inglese e coloniale. Essa indica che, dopo le disfatte, si sono rapidamente verificati degli spostamenti, e sovratutto una momentanea dispersione del proletariato inglese, tale da permettere alla borghesia di riportare una «sua» vittoria attraverso l’elezione di un governo che presentava un materiale umano anticonservatore e laburista sulla base di un programma schiettamente difensivo degli interessi del capitalismo.

Mentre la prima vittoria laburista del 1924 trovava la sua spiegazione nel fatto che, maturando avvenimenti di importanza colossale quali quelli verificatisi nel 1926 e 1927, il capitalismo inglese si disponeva alla manovra di preparare le formazioni di assalto conservatrici all’ombra di un governo socialista, la vittoria attuale del governo laburista non appare avere la stessa spiegazione e pare sovratutto trovare gli elementi di giudizio che abbiamo indicato. A sostegno di questo stanno non solo le esperienze inequivocabili ricordate, ma sovratutto l’accoglienza fatta al governo laburista dalla stampa di tutti i colori – non esclusa quella di lord Rothemere – e la prima attività del governo laburista. Per non attardarsi sulle questioni della politica interna ove Macdonald ha fatto nettamente intendere che ogni concessione agli operai – all’infuori di quelle destinate a gettare fumo negli occhi come i provvedimenti decisi dal ministro laburista dell’Istruzione Pubblica non potrà essere intesa che come partita di giro per i capitalisti che recuperano attraverso la riduzione dei salari, le inferiori perdite risultanti da una diminuzione delle ore lavorative, a parte queste importanti questioni che meglio saranno lumeggiate dal prossimo movimento dei tessili, l’attività del governo laburista nel gioco degli interessi del capitalismo mondiale è già abbastanza evidente. Il più clamoroso dei gesti laburisti è certamente quello dei rapporti angloamericani che devono avere un nuovo corso imposto dalle diverse proporzioni raggiunte oggi dalle forze navali fra i due grandi imperialismi. Gli americani hanno potuto guadagnare non poco terreno rispetto al capitalismo inglese ed il piano di sviluppo degli armamenti navali ha raggiunto quei tali limiti di forza e probabilmente di già una tale superiorità americana di unità, che consigliano all’imperialismo inglese di fare il pacifista per riguadagnare il terreno perduto. E MacDonald è la allo stesso posto che forse Baldwin avrebbe tenuto con minore merito per il capitalismo.

Per quanto concerne i rapporti della politica imperialista in Europa occorre sottolineare che il piano Young veniva deciso sotto gli auspici diretti del governo conservatore mentre l’attuale ministro del tesoro Snowden faceva intendere la sua ostilità inglese nei confronti di quello francese che, sotto il pacifista Briand, aveva fatto non pochi passi in avanti, marcati sovratutto in relazione con la conclusione del patto d’intesa franco-inglese, patto diretto contro l’America ma attraverso l’offuscamento inglese, a favore dell’imperialismo francese.

Nel gioco delle forze europee il governo laburista appare sulla scena come quegli che tenta di ricostituire la direzione inglese dell’Europa capitalista. A completare la fisionomia che già risulta del governo laburista basterà ricordare il contegno del laburismo nei confronti dei movimenti in India ove certamente nessuna migliore rappresentanza avrebbe potuto trovare il capitalismo inglese.

Di fronte alle ultime elezioni inglesi, il partito comunista ha scelto una tattica formalmente giusta perché, per la prima volta, esso ha schierato contro tutte le formazioni borghesi le sue formazioni indipendenti e autonome. Ma invano: intorno al suo appello non si sono raccolte che delle falangi insignificanti. Giustamente nota uno scritto delle opposizioni comuniste a proposito del primo agosto, che sulle centinaia di migliaia che si vantano aderenti al movimento dell’opposizione, che sulle centinaia di migliaia di disoccupati il partito non ha raccolto che delle votazioni irrisorie ed esso ha persino perduto il posto che aveva al parlamento. Questi risultati non sono naturalmente la prova dell’errore tattico dell’avere presentato liste autonome, ma al contrario essi sono la prova della gravità della crisi del movimento comunista che avrebbe potuto riaversi dalle disfatte subite e dalle responsabilità assunte nel 1926 e 1927 attraverso il Comitato Anglo-Russo, solo alla condizione di trovare un appoggio nell’Internazionale Comunista. Invece, l’Internazionale ha distrutto ogni possibilità di ripresa del movimento, essa ha tentato di riguadagnare credito presentando una tattica che prima aveva bocciata come uno dei peggiori crimini contro il leninismo; i proletari anche qui hanno risposto: non beviamo ed hanno preferito votare per i laburisti sulla base del loro programma di conservazione borghese. Questo è il senso reale delle elezioni inglesi: spetterà alle tendenze che ancora non si delineano nel proletariato inglese; e che si affermeranno sulla base di posizioni di sinistra, di prepararsi alle nuove situazioni che potrebbero rendere impossibili nuove esperienze laburiste ed imporre al proletariato inglese la necessità della lotta definitiva.