Partito Comunista Internazionale

La lotta di classe in Palestina

Indici: Medio Oriente e Nordafrica

Categorie: Palestine, Second International, Third International

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Si anche nella terra santa la lotta di classe ha divampato. Balfour l’aveva studiata bene, conquistarsi una posizione a ridosso dei possedimenti francesi, una base strategica di primo ordine che rassodava – combinandosi con il controllo dell’Egitto – gli interessi dell’imperialismo inglese sicuro padrone di uno dei più grandi sbocchi marittimi del mondo, e conquistarsi questa posizione militare e coloniale contemporaneamente al rafforzarsi della sua influenza in tutti i grandi paesi del mondo non esclusa l’amicissima… America. E tutto questo non come l’esercizio di una sovranità diretta e dispotica, ma come semplicemente per compiere un dovere civico… e civile…, per assolvere ad un dovere di progresso, quello di portare la civiltà nella terra santa.

Da una parte il controllo della Palestina, dall’altro il diretto patronato delle numerose e potenti – arcipotenti finanziariamente – colonie ebree. E tutto questo con l’ornamento della Società delle Nazioni e della Seconda Internazionale che – attraverso il suo attuale presidente Vandervelde – aveva sortito la teoria della costruzione del socialismo nella Palestina sola, con il controllo della società delle Nazioni e sotto il patronato di lord Balfour.

Gli arabi, la schiacciante maggioranza della popolazione della Palestina, sarebbero stati della partita – pensavano pacifisti (!) e socialdemocratici, perché gli strati possidenti delle terre avrebbero potuto bene arrangiare i loro interessi vendendo le terre. Gli altri arabi, e cioè i lavoratori, sarebbero stati abbagliati da questo tipo di colonizzazione bene, benissimo architettato e si sarebbero piegati volentieri ad essere sfruttati perché in fin dei conti non si trattava di capitalisti, ma di… lavorare a perdifiato per le cooperative… socialiste e comuniste.

Ma il piano doveva saltare in aria. Ed è saltato in aria. I padroni arabi non parevano troppo sodisfatti delle condizioni cui dovevano perdere le terre, e volevano forse di più. Ed i lavoratori arabi – dopo una lunga esperienza sono insorti. Da una parte si trattava, come sempre, di ottenere da parte dei padroni migliori condizioni economiche dai padroni ebrei; dall’altra si trattava dei lavoratori arabi sottoposti ad un infame sfruttamento. E tutto il piano è saltato in aria, almeno per le sue apparenze pacifiste; e la realtà della lotta di classe si è rivelata.

I continuatori di Balfour, i laburisti hanno risposto col fuoco all’insurrezione, mentre il centrismo, dopo aver scritto frasi e frasi, ci ha annunciato il «tradimento» della borghesia araba.

Il grande pacifista Briand non ha fiatato, mentre di certo non vedeva di male occhio la male postura del concorrente imperialismo inglese a sua volta aveva visto di tanto buon occhio le disavventure del dominio francese in Siria.

Conclusione: la rivolta araba è stata soffocata nel sangue; ma tutto l’inganno socialdemocratico e pacifista è a terra e non si risolleverà più. La lotta di classe, una volta scoppiata, non tarderà a riprendere e d’ora in avanti senza la possibilità che Macdonald, Vandervelde e gli imperialisti inglesi ed ebrei possano dare a bere ai lavoratori arabi che non si tratta di uno sfruttamento capitalista, ma di abbandonare le terre per la costruzione del socialismo nella Palestina sola.