Si fa luce sull’eccidio di Schio
Categorie: Partito Comunista Italiano, PCInt
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Il compagno Riccardo Salvador, quello stesso che l’Unità del 13 u.s. accusava di aver provocato l’eccidio di Schio, aggiungendo all’accusa e alla delazione la calunnia, ci scrive questa lettera che, per noi, chiude definitivamente un’altra losca pagina della malafede centrista.
Cari compagni,
Mi trovavo a Vicenza nella Camera del Lavoro, quando appresi dall’Unità che uno dei principali responsabili dell’eccidio ero io in persona. È stata così grossa la vergognosa accusa che non riuscivo a capacitarmi come questo animale che si chiama uomo, e per giunta comunista, potesse giungere fino a questo punto.
Tornato in serata a Schio, mi presentai alla Tenenza dei Carabinieri col giornale in mano, per mettermi a loro disposizione. Il maresciallo di servizio mi rispose che sul mio conto non c’era nessuna accusa e che potevo tornarmene a casa. Il mattino seguente mi presentai al governatore inglese col giornale, ripetendo quanto avevo detto ai carabinieri. Il governatore lesse attentamente l’articolo; lo tradusse in inglese, notò la dissonanza tra la prima e la seconda parte dell’articolo e poi mi chiese perché mi si accusava così apertamente. Gli spiegai che si tentava di colpire il sottoscritto non tanto per la mia persona, quanto per mettere in cattiva luce un movimento politico che per la sua intransigenza, e dirittura politica e morale, li poneva sempre più in imbarazzo di fronte al popolo italiano. E poi con l’intenzione di addossare a questo movimento un eccidio che politicamente è deplorevole. Gli feci inoltre osservare che il giornalista, per meglio giocare il colpo, mi ha calunniato sul mio passato politico e gli spiegai quanto aveva detto di falso nei miei confronti. Il governatore, finito il colloquio, mi rilasciò una lettera da consegnare a mano al cap. Baker (capo della Polizia alleata di Vicenza) il quale mi fece due o tre domande per dirmi soltanto che questa faccenda non sta a loro risolverla, ma alle autorità italiane.
Ritornato a casa, scrissi una Lettera Aperta al comunista Vito Pandolfi, che troverete qui acclusa, per farla pubblicare in qualche giornale locale, ma, visto che perdevo il mio tempo inutilmente, pensai, col permesso dello stesso governatore di Schio, di farla stampare in un manifesto per Schio e dintorni. E così ho fatto… Vi dirò che il Sindaco comunista di Schio, uno dei pochi onesti, venuto a conoscenza del manifesto, mi mandò a chiamare per dirmi il suo disgusto e pregarmi di sospendere l’affissione del manifesto, perché ne aveva mandato a mezzo dell’avvocato Vezzani (o Vezzolin, non ricordo bene) una copia all’Unità per una smentita. Perciò mi pregava, per non rovinare la reputazione del partito di Schio, di attendere qualche giorno. Mi riservai di dargli una risposta in giornata e, mentre vi scrivo queste righe, ho deciso che prima di sera lo farò affiggere. Primo, perché il fatto è avvenuto a Schio; secondo, perché la pugnalata è partita da Schio; terzo, perché a Schio sono conosciuto e non posso aspettare a mettere alla gogna dei delinquenti che non ci hanno pensato su due volte per colpirmi in una maniera così vergognosa,
Vostro Riccardo Salvador