Lettera aperta al “comunista” Vito Pandolfi
Categorie: Partito Comunista Italiano, PCInt
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Nell’articolo “Si fa luce sull’eccidio di Schio” voi avete pubblicato sul giornale Unità del 12 corrente un’accusa di provocazione da parte di un sedicente Partito Comunista Internazionalista, il cui principale propagandista dovrebbe essere un certo Salvatori.
Vi dico esplicitamente che non spendo una sola parola per difendermi da una calunnia così infame e stupida al tempo stesso. Credo che le indagini su questo eccidio non si faranno fuorviare da tale losca manovra. Voglio piuttosto mettere in luce la vostra malafede per ciò che avete scritto sul mio passato politico. Non mi chiamo Salvatori ma Salvador. Sono stato, è vero, arrestato nel maggio 1928 col compagno d’Onofrio e altri, fra i quali il compagno Prof. Girolamo Licausi. Essi possono far fede del mio atteggiamento dall’arresto fino al processo e alla condanna di anni 12 e mezzo.
Del mio contegno durante il periodo di prigionia possono deporre centinaia di compagni, e sfido chiunque a dimostrare che io abbia, come si dice nel vostro articolo, tenuto un atteggiamento pavido. So di certo, invece, che qualche vostro compagno di Schio non può dire altrettanto.
Poi, come dite voi, io sono stato in Francia e qui, collaborando a “Prometeo” davo elementi alla Polizia fascista per rintracciare i nostri compagni. Mi dispiace, signor Pandolfi, di non aver mai messo piede in Francia né prima né dopo la mia uscita dal carcere.
Quanto al “Prometeo”, mi rincresce ancora di più non solo di non avervi mai potuto collaborare, ma di non esser mai riuscito ad averne uno tra le mani; poiché era noto fra i vecchi compagni comunisti (quelli cioè che credevano e che credono tuttora alla dignità politica e morale) che “Prometeo” rappresentava l’espressione più pura e più alta del nostro movimento rivoluzionario.
Egr. Sig. Pandolfi, il Proletariato italiano e con esso tutti i galantuomini, a qualsiasi ceto appartengano, e che voi intendete rappresentare nel campo del giornalismo, nonostante i 23 anni di silenzio fascista, non sono del tutto incretiniti, come vorreste voi, ma conservano ancora, per fortuna, un tantino d’intelligenza e di spirito critico per potervi giudicare, e con voi tutti i piccoli Machiavelli d’Italia.
Riccardo Salvador
N.d.R. – Il compagno Salvador ha fatto bene a rispondere per le rime. Ma non dia troppa importanza al signor Vito Pandolfi: è uno dei tanti piccoli intellettuali che si occupavano di teatro ai tempi dei Gufa, Gruppi universitari fascisti, e che il centrismo ha trasformato di colpo in… uomini politici! Pietà di loro: non sanno quel che si fanno.