Da Schio a Casale
Categorie: Partito Comunista Italiano, PCInt
Questo articolo è stato pubblicato in:
È la più recente strada della provocazione e dell’assassinio politico scelta dal Pci per colpire il nostro Partito. A Schio si è inscenata una stupida e mostruosa montatura contro il compagno Salvador e il nostro Partito, che doveva preparare il terreno ad essere premessa psicologica e giustificazione preventiva d’ordine giuridico, politico e morale all’assassinio di uno dei nostri migliori: Mario Acquaviva. Intanto, per i fatti di Schio le cose sono andate in senso diametralmente opposto ai desideri dei centristi. L’esecuzione sommaria dei detenuti di quel carcere non è avvenuta né per opera di nostri compagni né per loro istigazione diretta o indiretta né per influenze morali e politiche del nostro Partito. Noi l’abbiamo immediatamente e luminosamente provato. E allora, a che cosa mirano e l’insinuazione e l’accusa lanciata dall’Unità contro un nostro compagno e in definitiva contro il nostro movimento? È semplice; serviva a sviare le indagini, a nascondere, più che gli esecutori, i mandanti, i moralmente e politicamente responsabili. Ma, a quanto pare, gli Alleati non si sono lasciati abbindolare.
La figura morale di Vito Pandolfi, questo ex-fascista divenuto per meriti…mussoliniani redattore viaggiante dell’Unità, che si è prestato a manipolazioni così ripugnanti, non ci riguarda più di quella dello squadrista fanatico o prezzolato, facente parte delle formazioni cosiddette volanti del Pci (già, quello dell’ordine e della pacificazione nazionale), che a Casale ha rivoltellato Acquaviva. Gli strumenti ciechi dell’esecuzione potrebbero interessare gli organi della polizia, se esistessero, ma al nostro Partito preme l’individuazione e l’esame di quel torbido ambiente politico su cui il delitto è stato pensato e reso possibile.
Quando il Pci – che a giusta ragione è ritenuto uno dei partiti più influenti del Governo Parri, per il noto cordone ombelicale che lo lega alla Russia staliniana, e il maneggione per eccellenza del CLN, il dominatore delle grandi masse – si preoccupa dell’attività aperta e leale di noi comunisti internazionalisti, segno è che teme in noi non tanto la forza e l’influenza attuali del nostro Partito, quanto la giustezza della sua linea politica. Il Pci vede oggi in noi non un antagonista pericoloso, ma il solo, autentico polo di attrazione politica verso cui il proletariato convoglierà via via le sue forze più sane e combattive.
Questo spiega perché il Pci non potendo battersi con noi sul terreno della lotta ideologica, abbia scelto il terreno assai più facile della calunnia, della delazione e dell’assassinio.
Saggezza politica vuole che non si accetti a cuor leggero il terreno di lotta offerto dall’avversario e sul quale esso è incontestabilmente maestro. Oggi il nostro Partito ha scelto come risposta il terreno politico, costringendo il Pci a rispondere…col silenzio, che è quanto dire a incassare l’accusa circostanziata di delazione e di assassinio lanciatagli di fronte al proletariato, facendosi scudo di una impunità che proviene dalla presenza di Togliatti al Ministero della Giustizia. E domani… si vedrà, possibilmente al lune di migliorati rapporti di forza.
A vent’anni di distanza dal delitto, e in clima politico diverso, è possibile oggi il processo contro gli assassini di Matteotti; a quando quello contro l’assassinio di Mario Acquaviva?