Democrazia e fascismo si passano le consegne
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Portogallo
Il colpo di stato del 25 aprile 1974, in cui i reparti dell’esercito hanno destituito il governo portoghese in carica, è stato salutato da tutti come la fine della dittatura e l’inizio di un’era di libertà. I proletari portoghesi, che hanno in buona parte creduto a questa farsa, rimarranno ben presto delusi.
La dittatura del capitale rimane! Si tratta solo di un cambiamento di governo: dalla dittatura aperta e senza veli si passa alla dittatura mascherata dietro a una facciata di libertà. Che si tratti di un semplice cambiamento di metodo di governo voluto dalla borghesia portoghese, dagli USA con la benedizione del vaticano, lo si vede anche dalla maniera incruenta in cui è avvenuto questo passaggio di consegne. Nessuno ha mosso un dito in difesa del governo di Caetano e tutti, borghe. si, preti, militari, bottegai e, purtroppo, anche i proletari, hanno acclamato l’eroe del giorno; il generale Spinola.
Sale alla ribalta un uomo i cui meriti di «combattente antifascista» consistono nell’aver scritto un libro, «Il Portogallo e l’avvenire» in cui, prendendo atto delle difficoltà della guerra in Africa, consigliava ai suoi compari di ricorrere a una «soluzione politica» ovvero di fregare i movimenti di liberazione nazionale per mezzo delle sottili astuzie diplomatiche anziché per mezzo delle armi. Il libro gli costò – poverino – la destituzione, ma tutti i sinceri democratici gli aprirono le braccia e da allora viene annoverato tra i «perseguitati politici».
Sono gli scherzi della vita; dopo una carriera spesa al servizio dello Stato, dopo essersi distinto nelle repressioni degli avversari del regime (in Guinea Bissau, fu comandante delle forze portoghesi), questo generale vecchio stampo, con tanto di monocolo, si ritrova ad essere trasformato in fervente antifascista e paladino delle libertà democratiche.
Una atmosfera di euforia generale è seguita a questo passaggio di mano delle redini dello Stato. Gli esponenti dei falsi partiti socialisti e comunisti, rientrati dopo anni di esilio, sono stati fraternamente accolti dal «compagno» Spinola che ha dichiarato di voler condurre assieme a loro il «processo di democratizzazione» del paese.
Ma dove sono finiti i capi fascisti? Dove sono i membri della famigerata polizia politica? I più compromessi, quelli cioè che non potevano cambiare stile in ventiquattrore, dopo essere stati sottratti a fatica dal meritato linciaggio, hanno avuto la «giusta punizione» sono stati spediti in esilio in un grande albergo dell’isola di Madera.
Tenere buoni gli operai è stata la prima preoccupazione dei nuovi governanti: per questo sono stati richiamati in patria i dirigenti opportunisti specialisti in questo campo per questo sono stati inclusi nel governo. Gli appelli a non eccedere a non volere «tutto e subito» si sono moltiplicati. In occasione delle manifestazioni del I maggio, il capo P.C.P. Alvaro Cunhal ha affermato: «In questo momento sono molto felice come tutti i portoghesi per la fine del fascismo e l’inizio della libertà. La cosa più importante per il Portogallo in questo momento è l’unità».
Ma le frasi sulla libertà e sulla democrazia non hanno del tutto convinto gli operai. Stanchi di sopportare il peso della guerra, dell’aumento dei prezzi, della disoccupazione, hanno scatenato una ondata di scioperi ai quali gli esponenti della borghesia e dei partiti opportunisti hanno opposto un fronte comune nel nome dell’unità e della solidarietà nazionale. Alvaro Cunhal, sconfessando il recente sciopero delle poste, ha affermato che esso «ha messo in pericolo risultati concreti già raggiunti sul piano del miglioramento del livello di vita, ha paralizzato un settore importante dei pubblici servizi e ha mobilitato l’opinione popolare contro i lavoratori».
«L’estrema sinistra fa il gioco dell’estrema destra» ha affermato Josè Magro, esponente del PCP. nonché ministro del lavoro. Lo stesso J. Magro non ha esitato a somministrare consigli ad una delegazione di padroni: «Ricostruite al più presto una confederazione potente. Non dovrei essere io a dirvelo» (Le Monde’ 8-7-74).
La borghesia trema di fronte alla possibilità di un risveglio operaio, perciò mantiene al governo i partiti pseudo socialisti e comunisti e questi in cambio svolgono la loro consueta opera di frenatori e deviatori delle lotte operaie. Ma qualora l’azione degli opportunisti dovesse risultare insufficiente, se gli operai dovessero rispondere: – Tenetevi le vostre libertà democratiche, dateci invece migliori condizioni di vita e di lavoro! – allora diventerebbe inutile la loro presenza nel governo e la borghesia, per mezzo dell’esercito, li ricaccerebbe all’opposizione (e magari anche in galera dove si rifarebbero una verginità politica). Per poter continuare a sfruttare tranquillamente gli operai, la borghesia ha dovuto sostituire degli uomini, ma la sostanza del regime capitalistico è sempre la stessa.
Grecia
«Un altro regime fascista è caduto. La parola democrazia torna ad avere il diritto di cittadinanza nella terra che fu la sua patria».
Così l’Unità del 28-7 commenta la «caduta» dei colonnelli greci. Come è potuto avvenire tutto ciò? I colonnelli sono stati piegati dalla lotta antifascista? Sono stati rovesciati da una sollevazione popolare? No! Incredibile ma vero, si sono convinti che, dopo i recenti avvenimenti, dopo la batosta subita nella questione di Cipro, era necessario passare la mano ad un governo democratico, e così hanno fatto.
Durante la loro gestione hanno commesso degli errori; sì, hanno torturato ed ucciso qualcuno, ma alla fine si sono ravveduti e con modestia e patriottismo encomiabili si sono ritirati dietro le quinte. Da parte di qualche giornale si insinua che in questa decisione siano stati per così dire «ispirati» dal governo USA, ma, comunque sia, l’importante è che la libertà venga ristabilita. Tutta la nazione si stringe in un abbraccio fraterno. Niente vendette: i colonnelli mantengono le loro cariche: hanno promesso che non lo faranno più.
In un comunicato del 23-7, il gen. Gizikis annunciava che: «Alla luce delle circostanze straordinarie nelle quali il paese si trova, le forze armate hanno deciso di trasferire poteri ad un governo di civili». Acclamati dalla folla, rientrano in patria le vecchie cariatidi della democrazia:
Costantino Karamanlis, rientrato dal volontario esilio di Parigi per assumere la carica di primo ministro; ecco la sua carriera di «antifascista»: collaboratore del maresciallo Papagos durante la guerra civile contro gli insorti guidati dal PC greco, poi esponente dell’«Unione nazionale radicale», il partito filomonarchico. Primo ministro per otto anni dal 1955 al 1963.
L’«eroico» Mikis Teodorakis, che in tutti questi anni ha condotto una spietata lotta.. musicale contro i colonnelli (i suoi dischi sono andati a ruba in Italia). Egli non si fermerà: ha deciso di continuare la lotta! prossimamente terrà un gran- de concerto ad Atene («Le Monde 26-7).
Tutta una serie di squallide figure, si affretta a prendere il proprio posto in questa gigantesca commedia. Tutti reciteranno la loro parte per far credere ai proletari che la democrazia è il bene più prezioso, che per essa vanno dimenticati gli interessi di classe: che importa se i salari non bastano, se la disoccupazione aumenta, se capitalisti si arricchiscono sulla pelle degli operai? L’importante è che vi sia la libertà di parola, la libertà di stampa, che Teodorakis continui a cantare liberamente le sue canzoni, che pittori continuino liberamente a dipingere, che i pennaioli al servizio della borghesia possano liberamente imbottire i cervelli.
È una commedia per nulla divertente – anche se a recitarla sono in gran parte dei buffoni – perché essa si concluderà in maniera tragica per gli operai.
Ma, come in Italia nel 1945, come in Portogallo, come forse tra breve in Spagna, la parte di protagonisti spetta ai falsi partiti comunisti. Chi meglio di loro può tenere a bada il proletariato e sviarlo dai suoi veri obiettivi di classe? Gli esponenti del P.C. Greco si sono subito affrettati a dare prova del loro patriottismo, della loro fedeltà allo Stato borghese. Il leader del partito Ilias Iliou ha dichiarato che le rivendicazioni economiche e sociali dei lavoratori dovranno essere «logiche e ragionevoli», soprattutto se l’estrema sinistra sarà ammessa al governo (Le Monde 26-7). In altre parole: se ci prenderete al governo vi terremo buoni gli operai.
Lo stesso Iliou ha poi messo in guardia contro le «Parole d’ordine estremiste» e contro le «agitazioni di agenti provocatori» (Le Monde 26-7). Un comunicato del PC greco afferma: «Il P.C. di Grecia, chiama la classe operaia, i patrioti delle forze armate e tutto il popolo ad esigere la formazione di un governo di necessità nazionale formato da tutti i partiti e da tutte le organizzazioni che si sono opposte alla dittatura» (L’Unità del 26-7). Gli esponenti borghesi, quegli stessi che in passato avevano ferocemente perseguitato membri del P.C. greco hanno preso atto con soddisfazione dell’atteggiamento conciliante di esso. Karamanlis, si è dichiarato impressionato per l’atteggiamento «responsabile» dei sedicenti comunisti. Rallis, uomo di fiducia del primo ministro e definito dai suoi stessi compari un «anticomunista viscerale» ha detto di essere «commosso fino alle lacrime per l’atteggiamento conciliante dei comunisti» (Le Monde 31-7). Molto chiaro il commento di Le Monde (31-7): «L’eventuale partecipazione dei comunisti al governo sarebbe benefica… essa permetterebbe di meglio controllare il comportamento degli studenti come del mondo operaio, il quale si appresta a darsi dei sindacati liberamente eletti, in un momento in cui la crisi economica esacerba le tensioni sociali».
Questa è la funzione dei partiti opportunisti in tutti i paesi: la borghesia non può rivolgersi agli operai in prima persona: essi non la seguirebbero. Perciò ha bisogno dei falsi comunisti.
Non a caso, nella nostra lunga battaglia, abbiamo sempre sostenuto che essi sono il miglior sostegno dello Stato borghese.
Fregiandosi dell’etichetta di comunisti e socialisti usurpando la tradizione di lotta del proletariato, essi lo distolgono costantemente della lotta di classe contro lo Stato capitalistico.
Solo quando si sarà liberato dalla tutela di questi partiti, il proletariato, guidato dall’unico partito Comunista mondiale, potrà ritornare, come nel 1871 e nel 1917-20, a far tremare le borghesie di tutto il mondo con il loro seguito di intellettuali, artisti, preti e politicanti.