Premessa alle Tesi sul parlamentarismo approvate al Congresso
Categorie: Electoralism, Lenin, Second Congress
Questo articolo è stato pubblicato in:
Le tesi sul parlamentarismo, approvate dal II Congresso, erano preceduta da una premessa su «La nuova epoca e il nuovo parlamentarismo», che qui riproduciamo a perpetua vergogna degli attuali «marxisti-leninisti» di marca cremlinesca. Ogni commento è superfluo.
La posizione dei partiti socialisti di fronte al parlamentarismo consistette fin dall’inizio, cioé fin dal tempo della I Internazionale, nello sfruttare i parlamenti borghesi a scopi di agitazione. La partecipazione al parlamento era considerat dall’angolo visuale dello sviluppo della coscienza di classe del proletariato nella sua lotta contro le classi dominanti.
Questo atteggiamento si modificò non sotto l’influenza della teoria, ma sotto l’influenza della evoluzione politica. Grazie all’aumento delle forze produttive e all’allargamento del campo dello sfruttamento capitalistico, il capitalismo e con esso gli Stati parlamentari raggiunsero una stabilità maggiore. Le conseguenze di ciò furono: l’adattamento della tattica parlamentare dei partiti socialisti al lavoro legislativo «organico» dei parlamenti borghesi, la crescente importanza della lotta per le riforme nella cornice del capitalismo, il predominio del cosiddetto programma minimo della socialdemocrazia, la trasformazione del programma massimo in una piattaforma di discussioni intorno a una «meta finale» molto lontana.
Su questa base si svilupparono i fenomeni del carrierismo parlamentare, della corruzione, del tradimento aperto e nascosto degli interessi più elementari della classe operaia.
La posizione della III Internazionale di fronte al parlamentarismo non è determinata da una nuova dottrina, ma dal mutamento avvenuto nel ruolo dello stesso parlamentarismo. Nell’epoca passata, il parlamento, come strumento del capitalismo in ascesa, svolse in un certo senso un lavoro storicamente progressivo. Ma, nelle condizioni odierne, nell’epoca dell’imperialismo sfrenato, il parlamento è divenuto uno strumento della menzogna, dell’inganno, della violenza e di una snervante logorrea. Di fronte alle devastazioni alle rapine, alle violenze, alle piraterie e alle distruzioni compiute dall’imperialismo, le riforme prive di ogni pianificazione e consistenza perdono, per le masse lavoratrici, ogni importanza pratica.
Insieme con la società borghese, anche il parlamentarismo perde la sua stabilità. Il passaggio dal’epoca organiza all’epoca critica crea le basi per una nuova attività del proletariato sul terreno del parlamentarismo. Per esempio, il Partito operaio russo (o bolscevico) ha già elaborato il nocciolo del parlamentarismo rivoluzionario nell’epoca trascorsa quando la Russia, dopo il 1905, aveva perduto il suo equilibrio politico e sociale e si era aperto il periodo delle tempeste e dei sommoventi interni.
Quando certi socialisti che inclinano verso il comunismo si richiamano al fatto che il momento per la rivoluzione nei loro Paesi non è ancora venuto, e si rifiutano di rompere i ponti con gli opportunisti parlamentari, essi, consciamente o semi-consciamente, partono da una valutazione dell’epoca attuale come di un’epoca di stabilità relativa dell’imperialismo e credono che, su questa base, nella lotta per le riforme, una coalizione coi Turati e i Longuet possa dare risultati pratici.
Il comunismo deve invece partire da una chiara valutazione teorica del carattere dell’epoca presente (punto estremo di sviluppo del capitalismo; suo auto-rinnegamento e auto-distruzione imperialistica; sviluppo incessante della guerra civile ecc.). Nei fiversi paesi, le forme dei rapporti interni e dei raggruppamenti politici possono essere diverse, ma il nocciolo rimane dovunque uno solo: si tratta per noi della preparazione politica e tecnica diretta della insurrezione del proletariato; della distruzione del potere statale borghese e della istituzione di un nuovo potere statale proletario.
Oggi, il parlamento non può essere in nessun caso, per i comunisti, il teatro della lotta per le riforme, per il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice, come fu il caso in certi momenti del periodo passato. Il centro di gravità della vita politica si è spostato fuori dal parlamento, e in modo definitivo. D’altra parte, la borghesia, non solo a causa dei suoi rapporti con le masse lavoratrici, ma anche a causa dei complicati rapporti reciproci all’interno della classe borghese, è costretta a realizzare una parte delle sue misure, in un modo o nell’altro, attraverso il parlamento, dove le varie cricche si contendono il potere, manifestano i loro punti di forza, tradiscono i loro punti di debolezza, si compromettono ecc.
Il compito storico immediato della classe operaia consiste perciò nello strappare questi apparati dalle mani delle classi dominanti, nel distruggerli, nello annientarli, e nel sostituirli con nuovi organi di potere proletari. Nello stesso tempo, lo stato maggiore rivoluzionario della classe operaia ha uno straordinario interesse ad avere i suoi portavoce nelle istituzioni parlamentari della borghesia, per facilitare questo compito di annientamento e distruzione.
Ne segue in modo del tutto chiaro la differenza radicale tra la tattica dei comunisti, che entrano nel parlamento con obiettivi rivoluzionari, e quella dei parlamentari socialisti. Questi ultimi partono dalla premessa di una relativa stabilità, di una durata indefinita del regime attuale. Si pongono il compito di ottenere con tutti i mezzi delle riforme, e hanno interesse che ogni conquista delle masse sia valutata corrispondentemente come merito del parlamentarismo socialista (Turati, Longuet, ecc.).
Al posto del vecchio parlamentarismo capitolardo subentra il nuovo parlamentarismo inteso come uno degli strumenti della distruzione cdel parlamentarismo borghese. D’altra parte, le tradizioni disgustose della vecchia tattica parlamentare spingono taluni elementi rivoluzionari nel campo degli avversari di principio del parlamentarismo (gli IWW, i sindacalisti rivoluzionari, il Partito Operaio Comunista di Germania). Tenuto ocntro di questi fenomeni, il II Congresso della Internazionale Comunista presenta le seguenti tesi. (Seguono le tesi riportate qui sopra sul «Comunismo, la lotta per la dittatura del proletariato, e l’utilizzazione dei parlamenti borghesi»).