Partito Comunista Internazionale

“Noi donne” e la fabbrica della schiava perfetta

Categorie: Partito Comunista Italiano, Women's Question

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Come tutti sanno, «Noi donne» è un settimanale edito dal P.C.I., nel quale, con l’armoniosa disinvoltura dell’elefante nel negozio di chincaglierie, si affrontano i problemi più diversi nella pretesa di fornire alla donna i mezzi «adatti» alla sua emancipazione dalla schiavitù del modo di produzione capitalista.

Senza dilungarci in preliminari descrittivi di questo foglio ignobilmente definito «comunista»,  leggiamo e commentiamo brevemente i passi più «significativi » di un articolo del n. 34 di quest’anno intitolato « Le schiave del giorno d’ oggi », scusandoci delle frequenti citazioni perchè, 1) in un semplice riassunto non riusciremmo mai a far rivivere con lo stesso «calore umano» gli sproloqui dell’ autrice, la resistenzialista Luisa Melograni, 2) nulla meglio delle citazioni potrebbe confermare quanto il P.C.I. sia caduto al disotto del livello parrocchiale , anche nelle questioni « femminili », (ammesso che una distinzione esista fra salariati maschi e femmine).

L’articolo è preceduto da un cappello che preannunzia, «in nome della libertà interiore»  (squisito il linguaggio marxista fin dapprincipio!), una nutrita offensiva contro atteggiamenti e modi di pensare che fanno di molte donne le « schiave inconsapevoli del capitalismo.»

Polemica, discussione, osservazione della realtà sono le armi [quest’ è nuova!] con le quali si possono spezzate catene invisibili
che impediscono di raggiungere «equilibrio e serenità». Il lettore, che forse si crederà capitato in una scuola di mistica e disciplina mentale e religiosa yoga, prenda fiato, perchè la Melograni lo toglie addirittura!

Vediamo quali sono i «fatti interiori che tengono le donne in una schiavitù inconsapevole» e ci accorgeremo che, non essendo in grado di dir nulla sulle ragioni materiali della sudditanza in cui la fetida società borghese tiene la donna, l’esimia autrice può fornire solo delle soluzioni identiche a quelle delle patronesse di rione: per lei, bastano alcuni accorgimenti morali ed educativi per «spezzare le catene che impediscono alla donna di raggiungere «equilibrio e serenità», cioè alla schiava di non sentirsi schiava pur rimanendo tale. Oh, vittime del lavoro salariato, se siete consunte dal logorio infernale a cui il modo di produzione capitalistico vi sottopone, non incolpate questo stato di cose materiale: incolpate soltanto voi stesse, voi «le schiave inconsapevoli », voi che fate troppo poco per costruirvi «una morale che operi all’ interno della coscienza e che, dal fondo di questa, sı irradi al di fuori «spezzando le catene che voi stesse vi siete create! »

Avanti: sotto la guida di Luisa Melograni o di Paolo VI, che è la stessa cosa, ponetevi una serie di problemi liberatori della coscienza, come: Siete «schiave dela casa per vocazione o per necessità? ». E’ chiaro: per vocazione inconsapevole! «La vostra famiglia è forse più unita con gli elettrodomestici?».

Ohibò, ci vuole la luce, certo, ma della coscienza!

E, alla fine di una serie complessa ma rasserenante di interrogativi simili, tirate, dunque, la conclusione ne: Se, oh donna, vuoi combattere e vincere la schiavitù salariale, domestica, sessuale, in cui le  delizie della società mercantile e capitalistica ti tengono, conosci te stessa, è la parola d’ ordine », creati una «personalità», naturalmente anche «nella sfera sessuale, capito?». Ma forse tu, donna, non capisci; tu che, salariata di fabbrica o salariata domestica, vendi la tua vita ora per ora in cambio di quattro soldi e di un affetto intriso di sudore e di lacrime, non capisci, devi fartelo spiegare ancora, che cosa significhi l’ inebriante compito di «crearsi una personalità». Eccolo: «Essere libere intimamente, senza un lembo di cervello e di cuore in catene, senza insomma restare schiave degli altri e nemmeno di voi stesse », senza adagiarsi nei propri « difetti ».

Reagite, oh schiave! Sapete voi, legate ad un lavoro quotidiano che non ha orario metà nella galera aziendale, metà a tenere a bada la casa, i figli e tutto il resto sapete voi che ci sono tante vostre compagne che non leggono mai un libro? Sapete che esiste tutto un campionario di donne che si guardano bene di modificarsi perchè non sanno e non credono di poterlo fare?». (Alla Melograni, simile ad una patronessa di rione o ad una gerarchetta fascista buonanima, all’ eletta che parla al gregge dall’ alto della sua prosopopea intellettuale, non passa nemmeno per la formidabile testa che quel campionario di donne non legge libri perchè non può comprarli o, se può, non ha tempo di leggerli, e che «conoscere se stessi »
sarà un gran bell’ esercizio, ma non si concilia col bucato quotidiano o coi telai abbinati di una fabbrica ultramoderna; a questa dispensatrice di saggezza liberatrice, non passa nemmeno per l’anticamera del munitissimo cervello che il suo linguaggio è esattamente quello dei padroni e dei loro servi educatori della personalità  dello schiavo, la personalità di chi « si libera all’interno» per non avere neanche più l’illusione di doversi « liberare dall’ esterno »!)…

E’ vero: «Non è facile ed è anche fastidioso (quanta fatica deve aver fatto l’esimia autrice!), intendiamoci; ma, visto che in mezzo alle difficoltà e alle fatiche ci siamo tutte [salvo la Melograni], aggiungiamo ad esse qualcosa che a lungo andare [piano piano, gradualmente!] porterà dei vantaggi grossi, inestimabili… GINNASTICA MENTALE, è quello che ci vuole… un regolare sforzo per «allenarci », per correggere i nostri «difetti », dominare  gli impulsi sbagliati », correre in tempo ai ripari con «i nostri mezzi o con l’aiuto della scienza ogni qualvolta avvertiamo un campanello di allarme, Ma, per affrontare questo esercizio di tipo nuovo [oh, certo, non poteva mancare il nuovo», e nuovo è sicuramente per chi si esercita quotidianamente in cucina, intorno alla vasca da bagno, davanti al telaio!], bisogna impadronirsi degli STRUMENTI FONDAMENTALI [be’, forse ci siamo? disilluditi, lettore!]: CULTURA, CONOSCENZA, VOLONTA’. Avanti, provate… Provate ad essere consapevoli di ciò che siete, che fate e che volete, Provate a formare nel modo migliore la vostra personalità, in ogni suo aspetto, per diventare davvero padrone di voi stesse. Non negatevi la possibilità di riuscire… Non essere più schiave, al giorno d’oggi [al giorno del PCI ultimo modello!] significa infatti, per una donna, costruirsi con la propria intelligenza un carattere saldo, una varietà di interessi e di curiosità, una riserva intellettuale e morale contro i momenti difficili, che è sinonimo di equilibrio e di felicità nella vita (Amen!).

Ed ora, potremmo dire anche noi: Capito? Capito che, per spezzare le catene della società capitalistica, occorrono sforzi culturali, morali e intellettuali, il raggiungimento di una coscienza interiore», di una volontà di «equilibrio e serenità»? Capito che, raggiunto questo traguardo nei ritagli di tempo di una giornata di lavoro, Sua Maestà il Capitale si dissolve come nube al vento, e la donna (come l’uomo) è libera e padrona di se stessa»?

Lotta di classe, conquista del potere, distruzione dello Stato, dittatura proletaria? Sciocchezze : ginnastica mentale è quello che ci vuole, e scienza, e cultura, e carattere saldo, Questo si che chiama essere concreti, che si chiama essere progressisti, questo si che si chiama andare «avanti» secondo la fraseologia dei Migliori: si chiama, in altre parole, trasformarsi in SERVI DORATI, IN SCHIAVI COLTI!

Per gli educatori del PCI, le armi fondamentali dell’… emancipazione della donna sono le armi con cui il negriero tiene inginocchiato il negro. «La donna, scriveva Lenin, troverà la propria emancipazione soltanto nel socialismo»; la donna, risponde la Melegari, trova la propria emancipazione in se stessa, attraverso la cultura, la volontà, la «ginnastica mentale». Fino ad oggi,
scriveva Lenin, nessuna repubblica ha potuto liberare la donna; risponde la Melegari: La felice repubblica italiana, fondata sull’ esercizio mentale oltre che sul lavoro, permette alle donne di… liberare se stesse, meditando.

Ve le immaginate, le donne uscite dall’istituto di bellezza mentale di «Vie Nuove», parlare ai figli come Lenin indicò:

«… Esse diranno ai loro bambini: presto tu sarai grande. Ti daranno un fucile. Prendilo e impara a maneggiare bene le armi [non le « armi fondamentali… coscienza, cultura, volontà», e nemmeno l’arma del… pacifismo beota tipo «Vie Nuove» ]. Ma non per sparare ai tuoi fratelli, gli operai degli altri paesi, ma per lottare contro la borghesia del tuo paese, per mettere fine allo sfruttamento, alla miseria e alle guerre, non formulando pii desideri» di rigenerazione morale dell’uomo e della donna?

Queste le parole da donna proletaria, da schiava decisa a liberarsi; queste le parole eterne del marxismo, Parole di ferro e di fuoco, parole che nessun lacchè della cultura, della coscienza e della ginnastica mentale, nessun opportunista, oserà mai pronunciare, perchè sono le parole della sua irrevocabile vergogna!