40 giorni di sciopero alla GM
Categorie: North America, UAW, Union Question, USA
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- Inglese: The Strike at General Motors
- Italiano: 40 giorni di sciopero alla GM
Riportiamo qui la traduzione dell’articolo sullo sciopero dei lavoratori della General Motors dal nostro organo di stampa in lingua inglese “The Communist Party”.
La United Auto Workers of America (UAW), il sindacato di regime che conta 48.000 iscritti fra i lavoratori dell’auto negli Stati Uniti, ha indetto un inusuale sciopero alla General Motors dal 16 settembre al 25 ottobre. Secondo le stime di Wall Street lo sciopero è costato alla GM più di 2 miliardi di dollari. Hanno chiuso 34 impianti di produzione e distribuzione GM in tutti gli Stati e si è anche interrotto il lavoro nelle fabbriche in Messico e in Canada.
La General Motors, che in Nord America produce i marchi Chevrolet, Buick, GMC e Cadillac, è la più grande casa automobilistica del paese.
Le rivendicazioni
È difficile commentare le richieste del sindacato perché non c’era nemmeno una piattaforma, tanto meno una vera discussione in merito fra gli iscritti prima del voto per decidere lo sciopero.
La dirigenza dell’UAW ha cercato di recuperare una legittimità tra i lavoratori dopo una serie di scandali. Ma, come inevitabile per dei sindacati di regime, gli scandali sono continuati e la gestione dello sciopero non ha fatto che aumentare la rabbia contro i dirigenti.
Sulla rivista “Labor Notes” si legge: «Lo sciopero è stato dichiarato improvvisamente, senza nessuna informazione da parte di chi andava alle trattative sui suoi obiettivi. Quando ho visitato il primo giorno il picchetto all’impianto di assemblaggio di Detroit-Hamtramck, i lavoratori non sapevano dire per cosa scioperavano. Ma, cosa notevole, si è venuta a stringere una tacita intesa: la maggior parte dei lavoratori che ho intervistato nelle oltre otto visite ai cancelli ha detto che la loro priorità era “rendere tutti uguali” e “far assumere i lavoratori temporanei”».
Si conferma che i lavoratori sono ben disponibili alla lotta quando percepiscono che si sta combattendo un vero sciopero. Quindi i metodi di lotta sono importanti tanto quanto gli obiettivi. Per questo motivo i comunisti si battono sempre per organizzare dei veri scioperi: senza preavviso, senza termine prefissato, con picchetti per fermare l’entrata e l’uscita delle merci e per dissuadere i crumiri.
La retribuzione dei lavoratori alla GM è suddivisa in una serie di livelli, a seconda dell’anzianità: i più anziani sono pagati di più rispetto a quelli assunti più di recente, una condizione imposta nel 2008 dall’amministrazione “progressista” Obama per il salvataggio della GM da parte del governo. Sempre più la GM sta usando lavoratori precari che non hanno garanzie di lavoro e nessun beneficio.
Negli Stati Uniti l’assistenza sanitaria, notoriamente costosa, è fornita, quando lo è, dal datore di lavoro. Scaglionando le retribuzioni su più livelli e assumendo lavoratori temporanei l’azienda riduce le prestazioni dell’assistenza sanitaria, mettendo i lavoratori in gravi difficoltà.
La corruzione nell’UAW
Il governo federale degli Stati Uniti ha mosso, poco prima dell’indizione dello sciopero, una serie di accuse di corruzione nei confronti di funzionari dell’UAW e di alcuni dirigenti della GM per un giro di tangenti e bustarelle.
Dobbiamo dire che non basta la corruzione dei capi a fare un sindacato di regime, ma i suoi principi, i suoi metodi di lotta, la sua vita interna e tutta la sua storia, dalla sua costituzione in poi alla prova della lotta di classe. Ciononostante casi di corruzione imperante come questi sono congeniali ad un sindacato che da decenni è passato dalla parte dei padroni.
Gruppi di opposizione
Piccole sacche di resistenza interna organizzata ci sono nel sindacato. Ma “uno Stato a monopartito” fu definito lo UAW da un suo funzionario negli anni Cinquanta. Già da allora il sindacato era diventato il partito delle Corporations.
Dal 1990 ci sono state alcune correnti, a sostegno di una linea a favore dei lavoratori, ben organizzate all’interno del sindacato. In particolare il “New Directions Caucus” sembrava avere un certo seguito fino a quando i suoi esponenti non sono stati inglobati nella dirigenza del sindacato. Il “Soldiers of Solidarity” era un movimento di base nel primo decennio del 2000.
Oggi non ci sono gruppi ben organizzati di base. Anche “Solidarity Review” è un gruppo organizzato intorno alla pubblicazione di articoli critici dell’attuale dirigenza, il che è importante ma di fatto non ha un’organizzazione. “Autoworkers Caravan” è un movimento di protesta piuttosto in linea con i “Soldiers of Solidarity”, a maglie larghe e presente soprattutto nei social, ma purtroppo non così organizzato come i gruppi sindacali degli insegnanti che hanno ottenuto molto di più.
Aspetti internazionali
Il Canada e il Messico hanno un ruolo importante nella produzione di automobili in Nord America. Il Messico produce molti dei componenti che sono assemblati negli Stati Uniti, in modo che il prodotto finito possa essere commercializzato come “American made”. La produzione automobilistica canadese è ben integrata nel mercato americano, molto più ampio, con numerosi impianti di produzione e di assemblaggio situati nella zona canadese dell’Ontario, proprio oltre il fiume Windsor di fronte al centro di produzione americana di Detroit, nel Michigan.
Il sindacato “Canadian Auto Workers and American Union” era lo stesso fino al 1985, quando i canadesi si sono divisi a causa della tendenza del sindacato americano a firmare contratti a perdere, spesso a svantaggio degli iscritti canadesi. L’abitudine del sindacato in Usa di ignorare i compagni canadesi è apparsa di nuovo quando non ha accennato ad alcuna mobilitazione in solidarietà con i canadesi in sciopero a gatto selvaggio contro la chiusura di uno stabilimento di assemblaggio della GM a Oshawa, nell’Ontario, che avrebbe eliminato 2.500 posti di lavoro interni e altrettanti nell’indotto che fornisce parti di ricambio, etc. I canadesi hanno ripagato la mancata solidarietà degli statunitensi con la stessa moneta.
Le maquiladoras sono zone economiche speciali in Messico che utilizzano manodopera a basso costo per le industrie statunitensi. A Silao, nel Guanajuato, almeno cinque lavoratori dello stabilimento della GM sono stati licenziati per aver cercato di venire in aiuto agli scioperanti statunitensi organizzando uno sciopero di solidarietà consistente nel rallentare i ritmi contro la pretesa dei padroni, coadiuvati dai sindacati, di incrementarli per sopperire ai cali di produzione delle aziende statunitensi. Avevano anche invitato i lavoratori ad uscire dai corrotti sindacati di regime.
Mancanza di organizzazioni di classe
Il contratto che è scaturito dallo sciopero non ha soddisfatto quanto ci si attendeva nei picchetti. Rimangono i diversi livelli di retribuzione, i contratti a termine sono confermati, maggiori costi e rischi sanitari sono stati scaricati sugli operai. Il contratto è stato accettato con voto segreto dal 57% contro il 43%, risultato questo ottenuto da un certo numero di corruttele, come legare dei bonus all’approvazione del contratto.
Il fallimento dello sciopero è stato ampiamente imputato all’avidità e ai tradimenti perpetrati dai rappresentanti dell’azienda e del sindacato. Questa non è un’analisi corretta. In primo luogo le aziende capitalistiche sono contro i lavoratori non a causa dell’avidità dei padroni, ma perché la concorrenza del mercato impone la necessità di sfruttarli. Lo sfruttamento crescerà sempre di più col progredire della crisi economica globale. In secondo luogo, non è corretto parlare di “tradimento” nel caso dei capi dell’UAW. Questo sindacato e la sua dirigenza, come l’intera AFL-CIO, sono stati per decenni apertamente con i padroni attuando una politica sindacale di collaborazionismo di classe. L’unica classe che la dirigenza dell’UAW potrebbe tradire è la borghesia, cosa che non farà mai. L’atteggiamento dei dirigenti dell’UAW in questo sciopero è solo una conferma della natura di questo sindacato di regime.
Ma questo è solo parte del problema. L’altra è la mancanza di organizzazione dei lavoratori disposti a lottare e dei militanti del sindacalismo di classe, all’interno e all’esterno della struttura dell’UAW. Lo sciopero è fallito perché non c’era nessuna contro-organizzazione a far fronte al padronato e ai sindacalisti venduti. I militanti del sindacalismo di classe devono coordinarsi per mostrare ai lavoratori in lotta che rappresentano una reale alternativa per la lotta e per la possibilità effettiva di una organizzazione unitaria in opposizione al sindacalismo di regime.
Questo “Coordinamento” non può essere costruito su basi partitiche e tanto meno può essere un fronte unico politico – di qualsiasi natura – ma un fronte unito di lavoratori combattivi per il sindacalismo di classe. Per mantenere la propria natura deve essere aperto solo agli operai, agli impiegati e ai disoccupati, non ai membri di altre classi o strati sociali.