Svezia: la sparatoria di Örebro e l’arretramento dello Stato sociale
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La recente sparatoria in una scuola svedese, la prima dal 1961, è l’ennesima tragica manifestazione del degrado sociale della società capitalista svedese. Dieci persone sono state uccise da un killer solitario, un emarginato sociale abbandonato dallo Stato, a cui erano stati revocati i sussidi sociali, lasciato a sé stesso in un sistema ostile. In un atto di disperata alienazione, ha trasformato la sua frustrazione in un massacro prima di togliersi la vita. Eppure, la borghesia e i suoi lacchè si affannano per oscurare la realtà di questo evento. I media sminuiscono l’incidente in discorsi vuoti: inviti a vietare gli AR-10 e gli AR-15, nonostante queste armi non siano state usate nell’evento, o richieste di migliorare l’assistenza sanitaria mentale da parte dello stesso Stato che l’ha sistematicamente smantellata. Appelli a porre fine al razzismo, anche se non è chiaro se la persona in questione abbia preso di mira specificamente i migranti.
La classe dominante, fingendo preoccupazione, ha annunciato un grandioso “investimento di un miliardo di corone” nei servizi di salute mentale – un’illusione, poiché la cifra non differisce dagli stanziamenti degli anni precedenti (ma viene presentata come se lo fosse), ora ulteriormente erosi dall’inflazione. Non si tratta di un aumento della spesa, ma di una riduzione calcolata, avvolta nell’ingannevole confezione della riforma. La borghesia ha da tempo imparato questo trucco, applicandolo all’istruzione, alla sanità e ora alla salute mentale, presentando il declino dei servizi sociali come un progresso.
Questo attentato non è una tragedia isolata, ma il sintomo di un modo di produzione in decomposizione.
La Svezia, un tempo additata come modello di benessere capitalista, vede ora il suo tessuto sociale disfarsi. Più di 30 esplosioni hanno scosso Stoccolma solo nel gennaio 2025, le strade sono testimoni di una guerra crescente tra elementi criminali generati dalla disperazione economica, e ora entrano in scena gli attentati in luoghi pubblici e contro numerosi cittadini ignari. Lo Stato borghese, incapace di affrontare la causa principale di ciò, lo sfruttamento capitalista, non offre altro che illusioni e repressione.
La crisi si sta aggravando. La degenerazione dello Stato sociale non è un fallimento della politica, né il risultato di una cattiva gestione: è semplicemente l’inevitabile percorso del capitalismo. Solo il rovesciamento rivoluzionario del modo di produzione capitalista può porre fine alla miseria, all’alienazione, allo sfruttamento e alla violenza gratuita e casuale che esso genera.