Partito Comunista Internazionale

“Casa mia…”

Categorie: Housing Question, Italy, Questione Meridionale

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Si legge sulla Stampa del 18-10 che secondo un raffronto statistico pubblicato dalla « Svimez », la popolazione dell’Italia meridionale è aumentata, fra il 1916 e il 1951, del 20 per cento, mentre il numero delle a stanze disponibili » (baracche – e aggiungiamo noi grotte e tane comprese) vi è cresciuto appena del 13 per cento: quanto a Napoli città, ad un aumento della popolazione del 21 per cento si contrapporrebbe un aumento dei vani « disponibili » del solo 4,5.

Queste statistiche che vorrebbero gettare un grido di allarme, servono in realtà a mascherare una realtà ben più cruda. Anche prendendole per buone e chiaro che la « disponibilità » dei vani (baracche ecc. comprese) è del tutto teorica, giacché i locali di nuova costruzione sono, per il grosso della popolazione inavvicinabili e quindi la disponibilità reale si riduce a percentuali assai più misere mentre l’aumento della popolazione è sopportato per una percentuale schiacciante proprio dalle grandi masse. Il fenomeno è dunque ben più tragico, e la statistica – come le consorelle rilevazioni del « reddito medio » e di altre illustri balle – serve solo a ovattarlo.

Quanto poi al divario fra le due curve al Nord e al Sud (la popolazione dell’Italia centro-settentrionale è aumentata del 13 per cento, la disponibilità dei vani del 18 per cento, cioè in un rapporto esattamente inverso a quello presentato dal Mezzogiorno), analoga constatazione: a parte l’arbitrarietà, del raggruppamento sotto un’unica voce delle regioni settentrionali e delle centrali (che per buona parte si assimilano, come ambiente economico-sociale, al sud), è chiaro che le medie attenuano la portata del distacco non solo perche nel nord il tenore di vita più elevato facilita maggiormente l’accesso alla casa (a prescindere dalla minor pressione demografica), ma perché il sud ha da rimontare una situazione di partenza molto più grave del settentrione, e il sovraffollamento delle abitazioni, oltre a risalire all’anteguerra, è reso ancor più acuto dal maggior volume delle distruzioni nel corso del conflitto.

Mettete a raffronto gli indici della produzione industriale ed agricola – che hanno superato il livello anteguerra – e questi, d’altronde ingannevoli, dati sugli sviluppi della costruzione edilizia per le masse produttrici, ed avrete un quadro di quella « ricostruzione nazionale » per cui osannarono insieme alla pacificazione fra le classi e cavarono insieme sudore e quattrini ai proletari, democristiani e stalinisti, liberali e socialdemocratici, repubblicani ed altra fauna politica italiana.