Partito Comunista Internazionale

I tentacoli della maggioranza

Categorie: Democrazia Cristiana, Italy, Partito Socialista Italiano

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Il congresso della democrazia cristiana si è concluso con l’affermazione del cosidetto « centro- sinistra » e dei rappresentanti sindacali; l’accordo quadripartito fra i partiti di maggioranza ha determinato nel partito socialdemocratico la reazione, appena appena deplorata, della frazione di sinistra. I due fatti convergono, hanno origini e obbediscono a finalità affini. Sono i tentacoli che la maggioranza, in vista delle elezioni, allunga verso gli strati insoddisfatti delle sue clientele tradizionali o potenziali.

Entrambi sono i sintomi di un malessere diffuso. Nonostante i piani, le promesse e i miliardi investiti, l’economia è in uno stato di cronica depressione (del resto non limitata all’Italia), interi settori industriali hanno visto ridurre gli indici della loro attività a un livello notevolmente più basso dell’anno scorso, i fallimenti si moltiplicano, la disoccupazione dilaga, l’insofferenza per il paternalismo statale e per la sua poliziesca ingerenza si accentua.

D’altra parte, gli sviluppi internazionali non sono fatti per incoraggiare l’elettorato: il blocco occidentale attraversa anch’esso un periodo di disagio o, quanto meno, di pesantezza, incerte sono le prospettive di sviluppo, i rapporti fra nazioni alleate sono tutt’altro che di reciproca integrazione, non si sa bene fino a che punto la bazza delle elemosine americane potrà continuare.

E allora, come gia tante volte (ma la memoria è debole in tempi di assordante propaganda e di girandole radiofoniche e giornalistiche), l’iniziativa della galvanizzazione (nei limiti in cui si possa galvanizzare una massa di elettori stanchi e delusi) passa alle cosidette ali progressive: nella democrazia cristiana, partito di governo, ai fautori delle riforme, della politica degli investimenti, della modernizzazione della società e dello Stato, e ai sindacalisti sensibili all’inquietudine delle masse, propugnatori del « sindacato autonomo » (figurarsi l’autonomia, con questi chiari di luna), contrari alla disciplina generale dello sciopero o alla limitazione delle «lotte rivendicative ». Non meravigliera quindi che i giornali « indipendenti » più vigili degli interessi generali di classe del capitalismo abbiano dato tanta pubblicità e mostrata tanta simpatia per questa graduale «evoluzione verso sinistra» del partito di governo, come garanzia di un maggior allacciamento di strati popolari alla politica ufficiale e alle future liste concordate.

In campo saragatiano, la regia dell’impennata della corrente di sinistra, abilmente mantenuta entro il partito, serve gli stessi scopi: crea negli strati popolari ancora vicini al minuscolo partito l’illusione o di futuri spostamenti o di un contrappeso alle invadenze più sfacciatamente conservatrici. E’ un vecchio gioco di manovra elettorale che non manca mai il suo effetto, anche se limitato, e consolida anziche incrinare il fronte dello status quo. Del resto, a parte le finalità elettorali, l’ossigeno del riformismo è necessario alla società capitalistica italiana come a tutte le sue consorelle. E’ un fattore di consolidamento, una garanzia di continuità, un tappabuchi.

Pirata il centro; due volte pirate le « sinistre » borghesi.