Partito Comunista Internazionale

A Praga, autoprocesso dello stalinismo

Categorie: Czechoslovakia, Stalinism

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Fra gli alti clamori pro e contro della stampa mondiale, si è svolto nei giorni scorsi, a Praga, capitale della democrazia popolare di Cecoslovacchia e capitale « morale » del satellitismo russo, il processone contro i « deviazionisti » cechi, in tutto quattordici imputati, tra cui Rudolf Slansky, ex segretario generale del P.C. cecoslovacco ed ex-vice primo ministro, Vladimir Clementis, ex-ministro degli esteri, Otto Sling, ex-segretario del P.C. nella provincia di Brno, Bedric Geminder, ex Segretario della sezione internazionale della segreteria del P.C. ceco ed altri ex illustri personaggi, tra cui decaduti Ministri della Difesa, delle Finanze, della Sicurezza nazionale, del Commercio estero, e altissimi funzionari del partito e del giornalismo di Cecoslovacchia. Il fior fiore dello stalinismo ceco cui fino al momento della sconfessione da parte della frazione ultra-moscovita del C.C. erano decretati onori divini, sedeva dunque sputacchiato e infamato sul banco degli accusati. Chi erano costoro prima della condanna? Stalinisti della più pura acqua, cioè sostenitori della guerra russa antinazista, del partigianismo, della democrazia universale, della collaborazione ed amicizia eterna tra Russia ed America, siccome stabilito a Yalta e Potsdam. Al momento della rottura della tresca russo-americana e dello scoppio della guerra fredda, si rimangiarono, in ossequio agli ordini di Mosca, come fecero da noi i Togliatti e i Nenni fino ad allora accaniti leccatori degli stivali dei generali anglo-americani, l’alleanza con il capitalismo occidentale e, più fortunati dei cominformisti nostrani, eseguirono la cattura del governo di Praga. Abituati ai capovolgimenti di fronte a considerare alleato il nemico di ieri e viceversa secondo la scuola di Mosca, costoro, stando ai capi di accusa preparati dai Viscinsky cechi, hanno tentato nė più né meno di ritornare alla prassi di politica estera anteriore al lancio del Piano Marshall, cioè all’intesa cordiale con Washington, Londra, Parigi. Tutto qui? Tutto qui. Le balle secondo cui la a banda » Slanskj lavorasse a « restaurare » il capitalismo in Cecoslovacchia è del tutto gratuita ed arbitraria, dato che niente prova che lassu il capitalismo sia stato soppresso.

I lupi hanno divorato i lupi. La sorte degli imputati non ci ha minimamente commosso, a parte l’istintivo ribrezzo per il sangue, nemmeno quando abbiamo appreso la sentenza che comminava la pena di morte a undici di loro, e l’ergastolo ai rimanenti. Hanno versato lacrime di commiserazione, orchestrando una colossale campagna della pietà, i giornali del campo anti-russo, ma noi sappiamo molto bene che sono gli stessi che fino a ieri speculavano proficuamente sul suicidio di Jan Masarik, Ministro degli Esteri di tendenze filo-occidentali, avvenuto proprio durante la permanenza al potere, nel governo e nel partito staliniano di Slanskj, Clementis, ecc. Ciò sia detto per distinguere ed opporre nettamente la nostra sia pure esile voce dalla nauseabonda ipocrita azione di solidarietà con i condannati e di esecrazione del totalitarismo di Mosca, cui si sono abbandonati la R.A.I. e la stampa governativa italiana, sulla falsariga di quella straniera.

Certamente l’applicazione al processo di Praga, come a tutti i processi politici di oltre-cortina, del metodo inquisitorio inaugurato da Andrea Viscinsky contro la vecchia guardia leninista, nelle epurazioni degli anni 1936-38, che consiste nel trasformare gli imputati … in alleati e scrupolosi collaboratori dell’accusa, in minuziosi ed implacabili accusatori di se stessi, ha dato la misura del mostruoso potere di costrizione e di terrorismo che il regime staliniano ha conferito allo Stato. Ma lasciamo perdere il rompicapo psicologico di caratteri cosi infinitamente vigliacchi nel tradire, come la propaganda staliniana fa immancabilmente apparire gli imputati politici, e di contro, cosi sovrumanamente coraggiosi nell’addossarsi ogni sorta di delitti, sapendo di procurarsi il plotone di esecuzione o l’ergastolo. Che lo Stato accumuli tanta forza schiacciante da produrre simili fenomeni di completo disossamento morale di coloro che capitano nei suoi artigli, si spiega benissimo, senza scomodare astruse teorie, con i mezzi tradizionali di intimidazione e di repressione che sono comuni, per buona pace di liberali ed anarchici, agli Stati di tutti i paesi e di tutte le epoche. Ah, non lasciamoci impressionare dalle lacrime di coccodrillo della propaganda a sfondo liberaloide e umanitario dei governi di Occidente! Non dimentichiamo come questi fanno funzionare forche plotoni di esecuzione e sedie elettriche, quando si tratta di imporre il rispetto del prestigio del «loro» Stato. Tra non molto. negli Stati Uniti, saranno giustiziati, se prima non arriva la grazia, i coniugi Rosemberg, accusati di spionaggio atomico a favore della Russia. Evidentemente, ognuno liquida le proprie spie: che protestino la loro innocenza, come nel caso dei Rosemberg, o che si proclamino con religioso fervore colpevoli, come gli imputati di Praga, nulla cambia nella sostanza della cosa. Cio sia detto per non farci confondere con il gregge degli ipocriti e degli illusi schierati nel cam- po della democrazia. del « rispetto della personalità umana », della libertà.

In sostanza, noi marxisti rivoluzionari non siamo contro lo Stato borghese, sia esso di marca liberal-democratico che di quello autoritario mono-partitico, perchè organo erogatore di forza materiale repressiva, perchè base materiale dello esercizio della violenza politica. Lasciamo tali pregiudizi agli anarchici. Noi siamo contro lo Stato borghese, perchè il campo di applicazione del suo potere di repressione comprende le forze sociali e politiche che lavorano a rovesciare il modo di produzione capitalistico, il salariato, la divisione in classi. In particolare, noi siamo contro lo Stato russo (purtroppo solo sulla carta per ora) non perchè esso si erge gonfio di smisurato potere, ma solo perchè tale potere è diretto a fiancheggiare validamente la reazione mondiale contro il proletariato e la minaccia della rivoluzione. Lo Stato operaio di cui attendiamo l’avvento rivoluzionario, non sarà meno implacabile contro i propri nemici di quanto lo siano oggi i governi borghesi nei riguardi dei proletari rivoluzionari.

Se l’esecuzione degli imputati – a parte la ripugnante messa in scena che l’ha preceduta – al processo alla Viscinsky tenuto a Praga avesse realmente spianato dagli ostacoli la via della, « costruzione del socialismo » in Cecoslovacchia, quale proletario cosciente di ciò avrebbe deprecato la sentenza? Se l’imperialismo da cinquant’anni scanna milioni di proletari in guerre tremende ed inutili, la rivoluzione, che alla nostra epoca di efferatezze senza nome dovrà mettere fine, arretrerà di fronte alla soppressione fisica dei propri nemici? E’ puerile o proditorio il pensarlo. Ma a Praga le inondazioni di condanne capitali e di ergastoli non hanno servito affatto la rivoluzione proletaria, come pretendono i pennivendoli e le coscienze vendute della stampa cominformista. Forse lavoravano per una causa diversa dalla reazione, i condannati? L’abbiamo detto: No, essi lavoravano al servizio dell’imperialismo e della guerra, come i loro rivali e nemici. Nè servono a dimostrarlo le accuse di spionaggio e di intelligenza con le ambasciate anglo-americane le quali non hanno convinto nessuno nè sono indispensabili, per noi, al fine di caratterizzare la natura della loro azione politica. Non è necessario essere al soldo di Stati stranieri per svolgere lavoro reazionario, basta essere al soldo del proprio Stato, dello Stato nazionale. Slansky e soci sarebbero più traditori, perchè spie (ammettiamolo) di governi stranieri, che non Togliatti e Nenni, i quali dichiarano di essere pronti a servire (l’hanno già fatto all’epoca dell’Esarchia del Tripartito) lo stato borghese italiano, qualora il governo di Roma si sganciasse dal Patto Atlantico? Dal punto di vista proletario. sono traditori tutti insieme. Forse che il capitalismo italiano è meno capitalista di quello americano inglese?

Ciò che prova il tradimento demagogico dello stalinismo ceco, accusatore e giustiziere di Slansky, Clementis, Sling, ecc, come la natura capitalista dello Stato da loro amministrato, è dato appunto dalle accuse mosse a costoro. La principale, com’è noto, era di aver attentato all’indipendenza nazionale della Cecoslovacchia. Accusa ultra-borghese con la quale si sono giustiziate da tempo tutte le spie e i colpevoli di « alto tradimento ». Sicché, la democrazia popolare è uno Stato indipendente? Non crediate che facciamo le solite ironie, proprie dei gazzettieri filo-americani alludenti all’occupazione militare russa dei satelliti. Noi prendiamo sul serio le rivendicazioni di indipendenza nazionale dello stalinismo ceco.

Del resto lo stesso Stalin, nel suo discorso ai delegati al XIX Congresso del P.C. russo, rampognando la borghesia internazionale di avere gettato nel fango le bandiere della indipendenza nazionale e della democrazia, impegnava tutti i partiti ossequienti a Mosca a risollevarnele e a farle proprie. Ora se è vero che, per il fatto stesso che le economie nazionali tendono irresistibilmente a valicare i confini, la borghesia tende conseguentemente sul piano politico a forme di governi supernazionali, resta tuttavia il dato incontrovertibile che i governi locali, riassumendo gli interessi generali delle proprie aziende, si presentano sul mercato internazionale come agenti di particolari e spesso irreconciliabili interessi. Le accuse mosse a Slansky, Clementis e soci, consistono appunto nel sabotaggio dell’economia nazionale. Come veniva commesso? L’Unità (25-11-52) così elencava i reati commessi sul terreno della gestione del commercio estero: « Con 500 milioni si compra negli Stati Uniti una fabbrica di pneumatici, pur sapendo che, malgrado il pagamento, il governo americano non dara mai il permesso per la esportazione; viene sabotata la conclusione di un accordo commerciale con la U.R.S.S., si inviano in Cina vecchi macchinari, per far fallire un importante contratto; si disorganizza l’economia, aumentando sproporzionatamente l’industria leggera, specie nel campo in cui essa è legata all’occidente per le materie prime, ecc. ». Ebbene ?! Se ciò facevano i « deviazionisti » cechi, essi lavoravano scrupolosamente proprio per l’indipendenza nazionale della Cecoslovacchia, perche è chiaro che « fare gli interessi » della propria patria significa, finché esiste il commercio estero, esportare laddove più alti sono i profitti e, coerentemente, a imbrogliare » i clienti meno agguerriti. Che faranno i fedelissimi di Mosca, i seguaci di Gottwald? Ridurranno la produzione dell’industria leggera, che, come si sa, costituisce la fonte della gran parte delle esportazioni cecoslovacche? Se si, Praga si sottrarrà alla dipendenza dall’estero « capitalista » per le materie prime occorrenti, ma come potra mantenere in piedi le fabbriche lavoranti per lo estero? Chi ha una merce da esportare tende ad accordarsi col migliore offerente. Venderà Praga al cari compagni delle democrazia popolari, alla Bulgaria, alla Romania? Se offrirà prezzi minori non andrà contro gli interessi della Nazione, non « saboterà » l’economia nazionale, realizzando bassi profitti? Se tenderà a tosare, come si conviene ad ogni abile commerciante, i clienti-compagni, non andra contro gli interessi delle « democrazie popolari » sorelle, non sabotera la loro economia nazionale? In ogni caso si metterà contro il principio staliniano della indipendenza nazionale dei popoli. Se Salomone avesse seduto al tribunale di Praga avrebbe condannato alla forca non solo Slansky, ma anche Gottwald.

Indipendenza nazionale, cioè libertà dell’economia nazionale a tendere al massimo profitto sui mercati internazionali, e socialismo, cioè soppressione del commercio della concorrenza, sono irreconciliabili. A Praga, ancora una volta, lo stalinismo internazionale ha processato se stesso, mettendo a nudo le proprie contraddizioni, le proprie menzogne, le proprie infamie. Mosca non vieta affatto ai propri satelliti la partecipazione alla lotta commerciale internazionale, dato che essa stessa si prepara alla grande avventura della caccia ai mercati esteri. Solo esige che, le economie locali dei satelliti siano assoggettate dispoticamente al proprio controllo, e che il servilismo politico e militare dei governi demopopolari sia pieno ed assoluto, garantendo della dominazione economica. Purtroppo le « Sarre », non esistono nel campo occidentale, ma dovunque si produce per il mercato, per la pazzesca concorrenza, per il profitto aziendale e nazionale. Perciò ogni tanto succede che Mosca dia ordine di elevare le forche. E’ con le forche e le armate che si conquista l’egemonia economica, il primato imperialista.