La Saar, buon diversivo
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Qualcuno ha paragonato la Saar a Danzica. Ma, se è chiaro che la Saar non può essere oggi una riserva di pretesti in vista di una guerra fra una « potenza centrale » che non esiste più e lo Occidente, assolve però egregiamente da diversivo di politica interna tanto per la Germania di Bonn quanto per la Francia. E’ una valvola aperta a scarico del malessere e dei fermenti della situazione economica, una facile esca a passioni più « sane » di quelle che potrebbero germogliare sul tronco del conflitto di classe. E potrebbe anche rappresentare, nel quadro dell’alleanza atlantica, il serbatoio nel quale le due tradizionali « potenze nemiche » riversino – mentre collaborano sul più vasto piano economico e militare – le ricorrenti ruggini e gli orgogli repressi.
Il capitalismo ha bisogno di queste aree neutre o addirittura internazionalizzate, che servono a volta a volta da scarico dei suoi travasi circolatori e da terreno d’incontro fra concorrenti e avversari. Entità artificiali, ma create con scopi precisi. Si poteva dubitare che l’esito delle elezioni riuscisse diverso da quel che è stato? Esso garantisce lo status quo, eccitando nello stesso tempo i fervori nazionalistici che estreme destre ed estreme sinistre alimentano in Germania e in Francia e coi quali accalappiano strati piccolo-borghesi e, ahimè, anche proletari.
Democratiche o no, le elezioni sarresi accontentano tutti.