Partito Comunista Internazionale

Sua maestà imperiale l’acciaio

Categorie: Steel production

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La parodia di marxismo, di cui si alimentano coloro che pretendono di rappresentare nel Cominform gli eredi di Marx, spaccia quotidianamente la noiosa e insipida ricetta seconde cui la produzione dell’acciaio sarebbe in diretta correlazione con la fame di profitti dei « gruppi » siderurgici. Sicuramente la pazzesca corsa al primato siderurgico giova personalmente a ristrette oligarchie della classe dominante, arroccate nelle piazzeforti dei colossali cartelli, delle gigantesche banche. Che è una scoperta? Tanto acciaio, tanto profitto per le compagnie siderurgiche. Ma, al di sopra delle stomachevoli insufficienze, è vero che gli interessi legati alla produzione di acciaio superano le secondarie persone fisiche degli illustri personaggi iscritti nel Libro dei Soci dei trusts siderurgici, essendo l’acciaio la materia prima dell’espansione imperialista, della furiosa lotta a coltello per la spartizione delle ricchezze del pianeta. Ciò significa che l’industria dell’acciaio lanciata a folle ritmo di produzione in vista del primato mondiale, deve considerarsi in stretta connessione con i generali interessi della conservazione capitalista, dell’imperialismo, del massacro bellico.

Il marxismo non conosce « gruppi », si fonda il concetto fondamentale delle « classi », soprattutto sulle forze materiali obiettive del sistema di produzione, di cui le classi sono effetto e riflesso. La sostituzione degli interessi di « gruppi », si spiega con le necessità demagogiche della stampa staliniana, bramosa di mascherare il carattere capitalista della produzione russa. Il gioco è facile, quanto cretino: niente « gruppi monopolisti », niente capitalismo. Ah, no! I famosi gruppi possono anche non vedersi, anche non esistere localmente in determinati casi, ma non per questo si può camuffare la sostanza capitalista di un sistema di produzione, che si denuncia da sè per mille indizi. Uno, importantissimo, è appunto la febbre dell’acciaio. Quale Stato del mondo non è impegnato nella lotta per la supremazia dell’acciaio?

Abbiamo sotto gli occhi notizie di forti guadagni in U.S.A. nell’industria siderurgica. Vasti piani di espansione sono in corso negli stabilimenti siderurgici degli Stati Uniti, accompagnati da una riduzione dei costi di produzione e dal miglioramento delle leghe. Ciò lascia prevedere che nei mesi prossimi i profitti aziendali godranno di sensibili aumenti. La « Pittsburg Steel » una delle più grandi società americane del ramo, informa Il Globo, ha già dato notizia di forti guadagni realizzati con l’attività iniziale di produzione avutasi in nuovi stabilimenti recentemente costruiti in base ad un programma che sara completato l’anno prossimo. Nei primi trimestri del 1952 la Società ha registrato guadagni per 7,2 milioni di dollari, contro 7,1 milioni di dollari realizzati in tutti i dodici mesi dei 1951. Analoghe prospettive di miglioramento dei profitti vengono segnalate anche dalle altre principali società siderurgiche che in questi ultimi anni hanno ingrandito il loro apparato produttivo.

Più forti guadagni significano più forti investimenti, più accanita lotta per il predominio siderurgico. Nè l’ossessionante frenesia produttiva mostra minimamente di doversi placare. Nel 1951 la produzione complessiva di acciaio greggio realizzata dei paesi aderenti al Piano Schuman (Francia, Germania, Belgio, Italia, Lussemburgo, Olanda) assommava a 33,030 milioni di tonnellate, vale a dire il 15,5% della produzione mondiale. L’In hilterra, la quale, com’è noto, rifiuta di far parte della comunità carbo-siderurgica, produceva nelle stesso anno, acciaio pre 16,5000 milioni di tonnellate. Ciò significa che la produzione dei maggiori paesi europei del Patto Atlantico assomma complessivamente a la produzione della Sarre. La cifra supera da sola quella registrata dalla siderurgia russa. Malenkov dichiarava, nel suo rappoorto al recente Congresso del P.C. russo, che nell’anno in corso la produzione russa di acciaio « dovrà » raggiungere i 33 milioni di tonnellate. Ammesso che le « norme » del piano saranno raggiunte, la Russia ciò nonostante persisterà nella sua inferiorità siderurgica di fronte ai rivali occidentali, appena riuscirà a pareggiare gli indici della sola comunità carbo-siderurgica. Non basta. Neppure se si verificasse il sogno della diplomazia del Cremlino, e cioè l’assoggettamento dell’intera Europa al Governo di Mosca, decadrebbe con questo la supremazia del colosso americano che troneggia sulla montagna dei suoi 95,400 milioni di tonnellate. Il rapporto di Malenkov si svolgeva tutto sul principio della superiorità della economia russa, da lui definita socialista, sul resto del mondo, e sosteneva la tesi della immancabile vittoria della Russia nella competizione commerciale mondiale, fornendo i dati comprovanti la spasmodica febbre del “produrre di più”, che tormenta tutti i rami della produzione russa. Disgraziatamente per i dirigenti russi la stessa identica febbre possiede i meccanismi produttivi rivali, come dimostrano le surriportate cifre inerenti agli incrementi produttivi delle principali compagnie siderurgiche americane. Altra prova che le economie, russe e non russe, soffrono degli stessi mali, e quindi della stessa struttura.

I rapporti di forza sul piano produttivo sono spietatamente sfavorevoli per Mosca. Su una produzione mondiale totale (anno 1951) di 222 milioni di tonnellate di acciaio, il blocco americano-anglo-francese dispone di 146,930 milioni di tonnellate, esclusa la Sarre, il Canada, il Giappone, la Svezia ecc. Perchè allora si ingannano i proletari diffondendo le rocambolesche storie di una Russia che è destinata a piegare ai suoi voleri il resto del mondo adoperando le sue armi economiche, oltre che belliche? Perchè dovrebbe riuscire alla Russia, ciò che per due volte non è riuscito alla Germania? La verità è che il colosso americano non si può combattere sul suo stesso terreno, cioè sul piano della concorrenza commerciale e della guerra guerreggiata, ma solo mediante la rivoluzione del proletariato mondiale, soprattutto di quello americano, che schiacciando la potenza della borghesia statunitense, assicurerà alla rivoluzione il pieno trionfo.

Pur tuttavia la « febbre dello acciaio » come altrove, imperversa ferocemente in Russia, nonostante che i famosi « gruppi monopolistici » siano scomparsi almeno nella carta della Costituzione staliniana. E’ la marcia cieca del capitalismo universale.