Partito Comunista Internazionale

Gli anarchici santificano Croce Pt.1

Categorie: Anarchism

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Al cordoglio unanime della cultura e del politicantismo per la morte di Benedetto Croce, pianto indifferentemente da uomini e partiti della borghesia e dai ciarlatanı che si atteggiano a eredi del marxismo, non poteva non aderire la voce singhiozzante degli anarchici. I furiosi nemici dell’autorità si sono dunque commossi davanti alla salma di un uomo, che nonostante tutte le egemonie intellettuali sortite da madre natura, era nel campo della dottrina, il massimo rappresentante, l’incarnazione anzi, della più antica, dispotica, settaria autorità ideologica che da millenni tiranneggia ed oscura la mente degli uomini: l’idealismo. Gli impazienti predicatori di una società senza Stato, fabbricabile dall’oggi al domani, non si sono peritati di abbrunare le loro bandiere libertarie davanti alla salma di un pensatore ultra-borghese, propugnatore instancabile di concetti fondamentali che, nel volgere dei secoli, sono serviti di base dottrinaria alle giustificazioni di tutti i regimi di classe, di tutte le tirannie dei governi, dagli imperi asiatici a Roma, dalle aristicrazie feudali ai moderni moloch statali dell’imperialismo. Che cosa è infatti la idealistica concezione della supremazia di Dio sul mondo materiale, dello Spirito sulla Materia, se non la legittimazione teorica della supremazia e dello spietato sfruttamento esercitato fin da quando esiste la civiltà dalle classi dominanti, depositarie della cultura e dell’arte, sulle misse di bestie da fatica delle classi sfruttate, cui si è permesso da millenni solo di soddisfare, e a mala pena e a costo di due fatiche, le disprezzate necessità della nutrizione e della riproduzione? Pure, gli anarchici hanno recitato la loro « requiem aeternam » per l’anima del filosofo idealista.

Sapevamo che gli anarchici sono da tempo le mogli morganatiche della cultura borghese ma che si arrivasse a tanto non lo avevamo previsto. Che si arrivasse, come fa un anonimo su Umanità Nova (30- 11-52), ad inneggiare entusiasticamente alle opere di Croce, esclamando ad ogni passo che certi libri del defunto filosofo « sembrano scritti appositamente per noi (anarchici ) », che in sostanza liberalismo ed anarchismo confluiscono fraternamente, via ci pare eccessivo. Forse di questo avviso deve essere stato anche il veterano Gigi Damiani, se ha creduto suo dovere intervenire a moderare i furori dell’anonimo collaboratore in un corsivo apparso nel numero successivo. Egli, dopo aver stigmatizzato l’indegna gazzarra di politicanti di tutte le risme, dai clericali ai falsi marxisti, inscenata sconciamente presso la bara del filosofo, si domandava se toccava agli anarchici frammischiarsi ai commedianti, e rispondeva con un inequivocabile: No. Polemica interna? Non ci stupiamo. E’ costume della famiglia anarchica ammettere, con le note conseguenze, assoluta libertà di confessioni filosofiche. Tuttavia, lo stesso Damiani non poteva esimersi dal tributare la gratitudine degli anarchici, pur ammonendo che essa non si poteva dimostrare con una adesione alle manifestazioni ufficiali di cordoglio per la morte di Croce, « per quanto dobbiamo alla critica liberale della prima ora e alla difesa dei diritti dello spirito ». Evi- dentemente Damiani intendeva solo purgare dalla troppo compromettente corteccia di enfatiche esagerazioni il nocciolo idealista dello scritto apologetico, di cui ci stiamo occupando. Ad un certo punto aggiunge di non amare le confusioni. Non le amiamo neppure noi, perciò non ci sentiamo autorizzati a ritirare quanto detto sopra, neppure alla luce dell’intervento suo, che appunto accresce la confusione. Non si capisce infatti perchè gli anarchici debbano negare il loro plauso a Croce quando hanno in comune col pensiero crociano la negazione e la assoluta incomprensione del materialismo, in particolare la furiosa questa si inquisitoriale, per- secuzione al materialismo storico di Marx. Rifiutate di stare con Marx? Perche allora tante ritrosie a riconoscervi seguaci di Croce? Il rimedio di Damiani era peggiore del male.

Ci colpisse il fulmine, se scrivessimo «dal punto di vista filosofico»! Se ci saltasse il ghiribizzo, ci dilungheremmo a rammentare agli smemorati di Umanità Nova, che la « critica liberale della prima ora » siccome dice Damiani, fu non solo anticlericale, cioè antifeudale, ma atea e materialistica: che dal Diderot della « prima ora » liberale, al Croce dell’ultimissima ora, ci corre un abisso, cioé il secolare travaglio della dottrina borghese che, nata iconoclasta e rivoluzionaria, muore codina e conservatrice, ultra-reazionaria. Ma forse i liberali della « prima ora » di Damiani comincit- no da Gladstone!

Quel che ci interessa, in quanto giornale di battaglia politica, è dimostrare a quali conseguenze mena l’ostentato disprezzo del metodo marxista materialista, la vantata ignoranza a leggere nel sottosuolo sociale, la snobistica mania di alambiccare concetti avulsi dalla realtà economica-sociale. In una parola ci interessa mostrare come l’idealismo degli anarchici si trasformi sul terreno pratico politico in posizioni reazionarie. Una prova ci è offerta, guarda caso, proprio da un articolo del giornale anarchico messicano Tierra y Libertad riprodotto sullo stesso numero di Umanità Nova che pubblica la presa di posizione di Damiani. L’articolo era intitolato: « Il Grande errore » e tale sarebbe stato la partecipaziane degli anarchici spagnoli al governo democratico-staliniano di Madrid. Errore? Troppo poco. Ma come non vedete che si trattò della conclusione (e liquidazione) del vostro putrefatto idealismo? Che cosa di più metafisico, di più artificioso, di più idealista, della pretesa antinomia democrazia-fascismo, libertà-dittatura? Di più crociano, potremmo dire, dato che Croce fu appunto una bandiera dell’antifascismo? Eppure la fissazione antifascista anarchica non è digerita.