Partito Comunista Internazionale

La situazione a Trieste

Categorie: Questione Triestina, Stalinism, Titoism

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Trieste, dicembre

Ogni fatto, anche se in apparenza insignificante, non fa che avvalorare, confermare, ed affermare la giustezza delle nostre tesi nelle situazioni che più impegnano il proletariato, in situazioni che lo mettono – come nel caso nostro – di fronte a problemi di tattica e di principio. In realtà, le stesse agitazioni, la stessa arma dello sciopero vengono, in mano agli odierni sindacati di ogni colore e tendenza politica, nessuna esclusa, fatte servire da punti d’appoggio e da trait- d’union tra organizzazione sindacale e classe dirigente, tra ingenui sfruttati e classe padronale.

La storia – ed è storia di ogni giorno – si ripete stucchevolmente e pare incredibile come possa attecchire ancora tra la massa operaia, che, pur delusa, non ha e non trova la forza di reagire ad una situazione tragica ed umiliante come quella dell’operaio che per disciplina di partito o per quieto vivere abbocca (ma sino a quando?) all’amo delle diverse sirene politiche e sindacali. La miseria, il salario insufficiente, le condizioni economiche, spingono l’operaio – anche quello uso a ragionare con la propria testa – a dare la propria solidarietà a forze politiche ed organizzazioni « sindacali » che lo truffano, in attesa e col miraggio di chissà quali vantaggi che i dirigenti regolarmente promettono, e ancor più regolarmente non mantengono.

Però, la situazione particolare venuta a crearsi a Trieste, ha procurato qualche voltafaccia e proteste più o meno rumorose.

Tipico il caso dell’ultimo sciopero di un quarto d’ora proclamato dai Sindacati Unici di parte staliniana e dalla Camera del Lavoro di parte democristiana, a proposito delle elezioni in zona « B » del territorio cosidetto libero di Trieste – zona notoriamente in mano al governo di Tito, che, ad onta dei trattati, vi spadroneggia come se tutta la zona fosse annessa alla Jugoslavia, con un regime poliziesco particolarmente ottuso e feroce. E’ notorio come tutto cio che si svolge nella zona « B» sia dominato da un sistema di coercizione e di terrore che non trova riscontro nei pur feroci regimi di fascista e nazista memoria, ma è altrettanto noto che la fittizia spartizione del territorio libero in due zone, l’eccessivo rimpicciolimento del territorio e l’infelice situazione economico-geografica sono dovuti particolarmente ai Sindacati Unici di marca staliniana e al partito cosidetto comunista della Venezia Giulia i quali, fino al momento della rottura tra Tito ed il Cominform, asserivano che le condizioni delle popolazioni della zona « B » erano migliori di quelle di molti paesi d’Europa, che la libertà, ecc. e che la stessa Trieste etnicamente, geograficamente e politicamente jugoslava, doveva essere annessa alla federativa repubblica titina.

Come si vede, da qualche anno Mosca ha mutato parere e, per bocca degli esponenti staliniani del partito cosidetto comunista della Venezia Giulia, propugna e caldeggia l’attuazione del territorio libero di tutte e due le zone, cercando adesso di smorzare le velleità titine, di frenare le ambizioni, di stroncare ogni illusione jugoslava sul territorio libero.

Da ciò lo sciopero di protesta proclamato dai sindacati, e svoltosi nella totale o quasi indifferenze delle masse operaie delle fabbriche, stanche di servire di strumento a rivendicazioni di marca irredentista e borghese e di sacrificare ad esse la difesa dei propri, autentici interessi di classe. Sarà questa protesta un inizio di ripresa proletaria in lotte non fra Stati o fra gruppi politici contendentisi il controllo dell’apparato statale borghese, ma fra le classi?