Risorgano i Sindacati di Classe – Punti fermi della Sinistra Comunista Pt.1
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Riproponiamo ai proletari, ai quali la crisi avanzante fa toccare con mano l’infeudamento delle loro organizzazioni di difesa economica agli interessi dello Stato e della economia capitalistica, la classica impostazione, l’unica sulla linea del marxismo rivoluzionario, data dal Partito alla questione sindacale. Questa impostazione si fonda sui seguenti cardini, che risultano chiari da tutti i testi che seguono:
1) I sindacati del secondo dopoguerra, in tutti i paesi capitalistici avanzati, sono sindacati “tricolore”, cioè organizzazioni che antepongono alla difesa delle condizioni economiche e della vita quotidiana degli operai la difesa degli interessi della economia nazionale, dello Stato capitalistico, della democrazia e della pace sociale fra le classi. Sono cioè organismi inadatti e inadeguati anche alla pura e semplice difesa dei bisogni immediati dei proletari. Di questi sindacati, comunque si etichettino, i proletari non hanno nulla da difendere e nulla da salvare.
2) La dinamica di questi organismi “tricolore” seguita ininterrottamente a svolgersi nel senso della loro sempre più completa inserzione negli ingranaggi dello Stato borghese, anche in senso organizzativo e giuridico formale. Questa loro traiettoria, che li condurrà a divenire anche formalmente delle semplici appendici della macchina statale, si svolge a gradi diversi nei diversi paesi, ed è irreversibile se non interviene la ripresa della lotta di classe del proletariato.
3) Di fronte a questa constatazione, non di oggi, ma di venticinque anni fa, non basata su avvenimenti contingenti, ma su una corretta analisi marxista del divenire capitalistico, che le vicende odierne non fanno che confermare, il Partito non trae la deduzione di abbandonare il lavoro in questi organismi. In queste organizzazioni e fuori il Partito ha il compito di prospettare ai proletari la necessità del risorgere di associazioni economiche di classe, cioè di organismi operai per la conduzione delle lotte economiche che siano libere da influenze statali e borghesi.
Questa resurrezione sarà il frutto del ritorno della classe sul terreno della difesa almeno dei suoi più elementari interessi economici, col metodo della lotta di classe, contro la pressione del Capitale.
Potrà esprimersi in due sensi: o nella riconquista, “magari a legnate”, dei sindacati attuali, riconquista che non può significare soltanto cambiamento di uomini alla direzione, ma decisivo rovesciamento di tutta la politica attuale in tutti i campi dell’attività e della stessa forma organizzativa dei sindacati; o ex novo, cioè attraverso la ricostituzione da parte dei proletari lottanti di organizzazioni economiche per la lotta immediata (al di fuori e contro le organizzazioni attuali). Queste due possibilità non sono determinabili a priori: il prevalere dell’una piuttosto che dell’altra, o di ambedue contemporaneamente, dipende dal reale svolgimento della lotta di classe e non da esercitazioni volontaristiche.
4) Uno degli elementi di distinzione del Partito di classe da tutti gli infiniti circoli e gruppetti è la prospettiva del risorgere delle organizzazioni economiche di classe, come prodotto della ripresa della lotta proletaria e come terreno necessario e indispensabile, non solo alla conduzione da parte del Partito della lotta rivoluzionaria per il potere, ma anche per qualsiasi notevole rafforzamento dell’influenza del Partito sulle masse proletarie. Senza la nascita generalizzata di organismi economici di classe, non solo non ci sarà la rivoluzione e la conquista del potere, ma non ci sarà nemmeno il reale, necessario rafforzamento in modo autonomo del Partito e della sua influenza sulla classe.
5) Questo dicono tutti i nostri testi da 25 anni a questa parte. Questo abbiamo sempre detto ai proletari. Chi in questa prospettiva non concorda, chi sogna traumi che porterebbero la classe operaia all’assalto rivoluzionario direttamente, e per chissà quale magìa, il Partito forte alla testa delle masse e alla conquista del potere; chi, peggio di tutti, afferma che non si possono prevedere le forme della futura ripresa di classe è naturalmente “libero di seguire qualunque strada che dalla nostra diverga”. Basta che non si richiami alla tradizione della Sinistra Comunista e del Partito Comunista Internazionale, che non scempi, alla maniera stalinista, i nostri testi, che non falsifichi ciò che il Partito ha sempre affermato: perché si abbia la ripresa della lotta rivoluzionaria, perché il Partito possa rafforzare la sua influenza sulla classe proletaria, e pervenire a dirigerla nella battaglia finale; perché gli operai stessi possano difendere efficacemente le loro condizioni di vita contro il padronato, lo Stato borghese e i suoi lacchè opportunisti, è necessaria la ripresa delle lotte sul terreno economico e sociale e la rinascita dei sindacati di classe!
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Dai testi della Sinistra
Piattaforma politica del Partito (1945)
«12) In prima linea tra i compiti politici del partito è il lavoro nell’organizzazione economica sindacale dei lavoratori per il suo sviluppo e potenziamento. Deve essere combattuto il criterio, ormai comune alla politica sindacale sia fascista che democratica, di attrarre il sindacato operaio fra gli organismi statali, sotto le varie forme del suo disciplinamento con impalcature giuridiche. Il partito aspira alla ricostruzione della Confederazione sindacale unitaria, autonoma dalla direzione di Uffici di Stato, agente coi metodi della lotta di classe e dell’azione diretta contro il padronato, dalle singole rivendicazioni locali e di categoria a quelle generali di classe. Nel sindacato operaio entrano lavoratori appartenenti singolarmente ai diversi partiti o a nessun partito; i comunisti non propongono né provocano la scissione dei sindacati per il fatto che i loro organismi direttivi siano conquistati e tenuti da altri partiti, ma proclamano nel modo più aperto che la funzione sindacale si completa e si integra solo quando alla dirigenza degli organismi economici sta il partito politico di classe del proletariato. Ogni diversa influenza sulle organizzazioni sindacali proletarie non solo toglie ad essi il fondamentale carattere di organi rivoluzionari dimostrato da tutta la storia della lotta di classe, ma le rende sterili agli stessi fini dei miglioramenti economici immediati, e strumenti passivi degli interessi del padronato.
La soluzione data in Italia alla formazione della centrale sindacale con un compromesso non già fra tre partiti proletari di massa, che non esistono, ma fra tre gruppi di gerarchie, di cricche extra-proletarie pretendenti alla successione del regime fascista, va combattuta incitando i lavoratori a rovesciare tale opportunistica impalcatura di controrivoluzionari di professione. Il movimento sindacale italiano deve ritornare alle sue tradizioni di aperto e stretto fiancheggiamento del partito proletario di classe, facendo leva sul risorgere vitale dei suoi organismi locali, le gloriose Camere del Lavoro, che tanto nei grandi centri industriali quanto nelle zone rurali proletarie furono protagoniste di grandi lotte apertamente politiche e rivoluzionarie.»
Il corso storico del movimento di classe del proletariato (1947)
«Nello stadio imperialistico il capitalismo, come cerca di dominare in una rete centrale di controllo le sue contraddizioni economiche e di coordinare in una elefantiasi dell’apparato statale il controllo di tutti i fatti sociali e politici, così modifica la sua azione nei riguardi delle organizzazioni operaie. In un primo tempo la borghesia le aveva condannate, in un secondo tempo le aveva autorizzate e lasciate crescere, in un terzo tempo comprende che non può né sopprimerle né lasciarle svolgere su piattaforma autonoma, e si propone di inquadrarle con qualunque mezzo nel suo apparato di Stato, in quell’apparato che, esclusivamente politico agli inizi del ciclo, diventa nell’età dell’imperialismo apparato politico ed economico al tempo stesso, trasformandosi lo Stato dei capitalisti e dei padroni in Stato-capitalista e Stato-padrone. In questa vasta impalcatura burocratica si creano dei posti di dorata prigionia per i capi del movimento proletario. Attraverso le mille forme di arbitrati sociali, di Istituti assistenziali, di Enti con apparente funzione di equilibrio fra le classi, i dirigenti del movimento operaio cessano di essere poggiati sulle sue forze autonome, e vanno ad essere assorbiti nella burocrazia dello Stato…
Lo stesso movimento di organizzazione economica del proletariato verrà imprigionato, esattamente con lo stesso metodo inaugurato dal fascismo, ossia con il tendere verso il riconoscimento giuridico dei sindacati, che significa la loro trasformazione in organi dello Stato borghese. Riuscirà palese che il piano di svuotamento del movimento operaio, proprio del revisionismo riformista (laburismo in Inghilterra, economismo in Russia, sindacalismo puro in Francia, sindacalismo riformista alla Cabrini-Bonomi e poi Rigola-D’Aragona in Italia) coincide sostanzialmente con quello del sindacalismo fascista, del corporativismo di Mussolini, e del nazional-socialismo di Hitler. La sola differenza è che il primo metodo corrisponde ad una fase in cui la borghesia pensa soltanto alla difensiva contro il pericolo rivoluzionario, il secondo alla fase in cui, per il grandeggiare della pressione proletaria, la borghesia passa all’offensiva. In nessuno dei due casi essa confessa di fare opera di classe; ma proclama sempre di voler rispettare il soddisfacimento di certe esigenze economiche dei lavoratori, e di voler attuare una collaborazione di classe…»
Le scissioni sindacali in Italia (1949)
«I sindacati fascisti comparvero come una delle tante etichette sindacali, tricolore contro quelle rosse gialle e bianche, ma il mondo capitalistico era oramai mondo del monopolio, e si svolsero nel sindacato di Stato, nel sindacato forzato, che inquadra i lavoratori nell’impalcatura del regime dominante e distrugge in fatto e in diritto ogni altra organizzazione.
Questo gran fatto nuovo dell’epoca contemporanea non era reversibile, esso è la chiave dello svolgimento sindacale in tutti i grandi paesi capitalistici. Le parlamentari Inghilterra e America sono monosindacali e i sindacati nelle loro gerarchie servono i governi quanto in Russia.
[…]
Le successive scissioni della Confederazione Italiana Generale del Lavoro, col distaccarsi dei democristiani e poi dei repubblicani e socialisti di destra, anche in quanto conducono oggi al formarsi di diverse confederazioni, e anche se la costituzione ammette la libertà di organizzazione sindacale, non interromperanno il procedere sociale dell’asservimento del sindacato allo Stato borghese, e non sono che una fase della lotta capitalista per togliere ai movimenti rivoluzionari di classe futuri la solida base di un inquadramento sindacale operaio veramente autonomo.
Gli effetti, in un paese vinto, e privo di autonomia statale posseduta dalla locale borghesia delle influenze dei grandi complessi statali esteri, che si punzecchiano su queste terre di nessuno, non possono mascherare il fatto che anche la Confederazione che rimane coi socialcomunisti di Nenni e Togliatti non si basa su di una autonomia di classe. Non è una organizzazione rossa, è anche essa una organizzazione tricolore cucita sul modello Mussolini.»
Partito rivoluzionario e azione economica (Aprile 1951)
«I sindacati, da chiunque diretti, essendo associazioni economiche di professione, raccolgono sempre elementi di una medesima classe. È ben possibile che gli organizzati proletari eleggano rappresentanti di tendenze non solo moderate ma addirittura borghesi, e che la direzione del sindacato cada sotto l’influenza capitalista. Resta tuttavia il fatto che i sindacati sono composti esclusivamente di lavoratori e quindi non sarà mai possibile dire di essi quello che si dice del parlamento, ossia che sono suscettibili solo di una direzione borghese.
[…]
Anche dove, dopo la Seconda Guerra, per la formulazione politica corrente, il totalitarismo capitalista sembra essere stato rimpiazzato dal liberalismo democratico, la dinamica sindacale seguita ininterrottamente a svolgersi nel pieno senso del controllo statale e della inserzione negli organismi amministrativi ufficiali. Il fascismo, realizzatore dialettico delle vecchie istanze riformiste, ha svolto quella del riconoscimento giuridico del sindacato in modo che potesse essere titolare di contratti collettivi col padronato fino all’effettivo imprigionamento di tutto l’inquadramento sindacale nelle articolazioni del potere borghese di classe.
Questo risultato è fondamentale per la difesa e la conservazione del regime capitalista appunto perché l’influenza e l’impiego di inquadrature associazioniste sindacali è stadio indispensabile per ogni movimento rivoluzionario diretto dal partito comunista.
[…]
Al di sopra del problema contingente in questo o quel paese di partecipare al lavoro in dati tipi di sindacato ovvero di tenersene fuori da parte del partito comunista rivoluzionario, gli elementi della questione fin qui riassunta conducono alla conclusione che in ogni prospettiva di ogni movimento rivoluzionario generale non possono non essere presenti questi fondamenta li fattori: 1) un ampio e numeroso proletario di puri salariati; 2) un grande movimento di associazioni a contenuto economico che comprenda una imponente parte del proletariato; 3) un forte partito di classe, rivoluzionario, nel quale militi una minoranza dei lavoratori, ma al quale lo svolgimento della lotta abbia consentito di contrapporre validamente ed estesamente la propria influenza nel movimento sindacale a quella della classe e del potere borghese.
[…]
Le linee generali della svolta prospettiva non escludono che si possano avere le congiunture più svariate nel modificarsi, dissolversi, ricostituirsi di associazioni a tipo sindacale; di tutte quelle associazioni che ci si presentano nei vari paesi sia collegate alle organizzazioni tradizionali che dichiaravano fondarsi sul metodo della lotta di classe, sia più o meno collegate ai più diversi metodi e indirizzi sociali anche conservatori.»
Teoria ed azione nella dottrina marxista (1951)
«4. Secondo tutte le tradizioni del marxismo e della Sinistra italiana e internazionale, il lavoro e la lotta nel seno delle associazioni economiche proletarie è una delle condizioni indispensabili per il successo della lotta rivoluzionaria, insieme alla pressione delle forze produttive contro i rapporti di produzione e alla giusta continuità teorica, organizzativa e tattica del partito politico.
5. Se nelle varie fasi del corso borghese: rivoluzionaria, riformista, antirivoluzionaria, la dinamica dell’azione sindacale ha subito variazioni profonde (divieto, tolleranza, assoggettamento), questo non toglie che è indispensabile organicamente avere tra la massa proletaria e la minoranza inquadrata nel partito un altro strato di organizzazioni per principio neutre politicamente ma costituzionalmente accessibili a soli operai, e che organismi di questo genere devono risorgere nella fase di avvicinamento della rivoluzione.»
Tesi caratteristiche del Partito (1952)
Parte II – Compito del Partito Comunista
«6. Il marxismo ha vigorosamente respinta, ogni volta che e apparsa, la teoria sindacalista, che dà alla classe organi economici nelle associazioni per mestiere, per industria o per azienda, ritenendoli capaci di sviluppare la lotta e la trasformazione sociale.
Mentre considera il sindacato organo insufficiente da solo alla rivoluzione, lo considera però organo indispensabile per la mobilitazione della classe sul piano politico e rivoluzionario, attuata con la presenza e la penetrazione del partito comunista nelle organizzazioni economiche di classe. Nelle difficili fasi che presenta il formarsi delle associazioni economiche, si considerano come quelle che si prestano all’opera del partito le associazioni che comprendono solo proletari e a cui gli stessi aderiscono spontaneamente ma senza l’obbligo di professare date opinioni politiche religiose e sociali. Tale carattere si perde nelle organizzazioni confessionali e coatte o divenute parte integrante dell’apparato di Stato.»
«7. Il partito non adotta mai il metodo di formare organizzazioni economiche parziali comprendenti i soli lavoratori che accettano i principi e la direzione del partito comunista. Ma il partito riconosce senza riserve che non solo la situazione che precede la lotta insurrezionale, ma anche ogni fase di deciso incremento dell’influenza del partito tra le masse non può delinearsi senza che tra il partito e la classe si stenda lo strato di organizzazioni a fine economico immediato e con alta partecipazione numerica, in seno alle quali vi sia una rete emanante dal partito (nuclei, gruppi e frazione comunista sindacale). Compito del partito nei periodi sfavorevoli e di passività della classe proletaria è di prevedere le forme e incoraggiare l’apparizione delle organizzazioni a fine economico per la lotta immediata, che nell’avvenire potranno assumere anche aspetti del tutto nuovi, dopo i tipi ben noti di lega di mestiere, sindacato d’industria, consiglio di azienda e così via. Il partito incoraggia sempre le forme d’organizzazione che facilitano il contatto e la comune azione tra lavoratori di varie località e di varia specialità professionale, respingendo le forme chiuse.»
[…]
Parte IV – Azione di partito in Italia e altri paesi al 1952
«11. – Il partito non sottace che in fasi di ripresa non si rinforzerà in modo autonomo se non sorgerà una forma di associazionismo economico sindacale delle masse.
Il sindacato, sebbene non sia mai stato libero da influenze di classi nemiche e abbia funzionato da veicolo a continue e profonde deviazioni e deformazioni, sebbene non sia uno specifico strumento rivoluzionario, tuttavia è oggetto d’interessamento del partito, il quale non rinuncia volontariamente a lavorarvi dentro distinguendosi nettamente da tutti gli altri raggruppamenti politici. Il partito, mentre riconosce che oggi può fare solo in modo sporadico opera di lavoro sindacale, mai vi rinuncia e, dal momento che il concreto rapporto numerico tra i suoi membri, i simpatizzanti e gli organizzati in un dato corpo sindacale risulti apprezzabile e tale organismo sia tale da non avere esclusa l’ultima possibilità virtuale e statutaria di attività autonoma classista, il partito esplicherà la penetrazione e tenterà la conquista della direzione di esso.»
Prefazione alle «Tesi caratteristiche » ripubblicate in opuscolo (1962)
«… Al punto 6, mentre è condannata ogni teoria sindacalista, è affermata la necessità della presenza e della penetrazione del Partito nei sindacati con uno strato organizzativo generale sindacale comunista come condizione non solo della vittoria finale, ma di ogni avanzata e successo. Al punto 7 tanto è ribadito, e si condanna la concezione limitata e locale delle lotte economiche cara ai traditori…»
Tesi sul compito storico, l’azione e la struttura del partito comunista mondiale (1965)
«– Prima di lasciare l’argomento della formazione del partito dopo la seconda grande guerra, è bene riaffermare alcuni risultati che oggi valgono come punti caratteristici per il partito, in quanto sono risultati storici di fatto, malgrado la limitata estensione quantitativa del movimento, e non scoperte di inutili geni o solenni risoluzioni di congressi “sovrani”.
Il partito riconobbe ben presto che, anche in una situazione estremamente sfavorevole e anche nei luoghi in cui la sterilità di questa è massima, va scongiurato il pericolo di concepire il movimento come una mera attività di stampa propagandistica e di proselitismo politico. La vita del partito si deve integrare ovunque e sempre e senza eccezioni in uno sforzo incessante di inserirsi nella vita delle masse e anche nelle sue manifestazioni influenzate dalle direttive contrastanti con le nostre. È antica tesi del marxismo di sinistra che si deve accettare di lavorare nei sindacati di destra ove gli operai sono presenti, e il partito aborre dalle posizioni individualistiche di chi mostri di sdegnare di mettere piede in quegli ambienti giungendo perfino a teorizzare la rottura dei pochi e flebili scioperi a cui i sindacati odierni si spingono. In molte regioni il partito ha ormai dietro di sé una attività notevole in questo senso, sebbene debba sempre affrontare difficoltà gravi e forze contrarie, superiori almeno statisticamente.
È importante stabilire che, anche dove questo lavoro non ha ancora raggiunto un apprezzabile avvio, va respinta la posizione per cui il piccolo partito si riduca a circoli chiusi senza collegamento coll’esterno, o limitati a cercare adesioni nel solo mondo delle opinioni, che per il marxista è un mondo falso quando non sia trattato come sovrastruttura del mondo dei conflitti economici.
Altrettanto erroneo sarebbe suddividere il partito o i suoi aggruppamenti locali in compartimenti stagni che siano attivi solo in uno dei campi di teoria, di studio, di ricerca storica, di propaganda, di proselitismo e di attività sindacale, che nello spirito della nostra teoria e della nostra storia sono assolutamente inseparabili e in principio accessibili a tutti e a qualunque compagno.»