Partito Comunista Internazionale

Compito attuale dei Comunisti nelle varie fasi sindacali

Indici: Questione Sindacale

Categorie: Fascism, Italy, PCd'I, Union Activity, Union Question

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E’ fuor di dubbio che la classe lavoratrice italiana da qualche tempo ha ripreso animo nella difesa dei propri diritti. Molti sono già, non solo sintomi, ma episodi che valorizzano l’ipotesi di questo promettente e benefico risveglio.

Dalle elezioni delle Commissioni, Interne nelle quali trionfarono i candidati antifascisti e fedeli al principio della lotta di classe, al fervido entusiasmo con cui accettano d’usare la potente arma dello sciopero nelle contese cogl’imprenditori, balza evidente la rinascita nelle masse dello spirito desideroso di lotta che da tempo scorgevano sopito fra il disorientamento, lo sbandamento dalle linee di combattimento, il rilassamento generale.

Questa significativa ripresa d’azione sindacale, che per gran parte ha luogo sotto l’usbergo dei sindacati fascisti, ci consigliano alcune considerazioni particolari circa l’atteggiamento dei comunisti, astraendo dalle pure ragioni di principio.

Rammentiamo en passant – quanto buona ed efficace sia stata la tattica adottata nell’entrare anche noi nei Sindacati fascisti allorquando quelli classisti, per le note cause che riteniamo per ora superfluo indicare perdettero la loro efficienza, languirono o per azione violenta distrutti. Ora incomincia a dare copiosi frutti la nostra formola di rimanere sempre vicini alla massa, di seguirla per indirizzarla coi nostri criteri ogni qualvolta si presenta l’occasione, starLe dappresso per vigilarne lo stato d’animo, avere sempre con essa contatto perchè solo così possiamo dimostrarle in contingenze diverse come il nostro programma è la concretezza delle sue vaghe aspirazioni ed il nostro metodo quello infallibile le per la realizzazione.

L’entrata dei comunisti nelle Согрогаzioni rappresenta, un colossale cavallo di Troia nella fortezza nemica.

Essi hanno fiancheggiato ogni movimento che avesse per scopo il miglioramento per l’operaio, il quale movimento sovente ha assunto le forme caratteristiche delle agitazioni passate quand’erano dirette dai rossi. Difatti gli scioperi di Monfalcone e dell’Arsenale del Lloyd Triestino, l’agitazione nel posto di Genova, lo sciopero tessile a Napoli, l’indefinibile vertenza edile di Torino hanno valorizzato grandemente il metodo lotta di classe e se queste agitazioni non furono vittoriose, una delle cause è quella che i fascisti vistisi impigliati nell’aborrito metodo – a doppio taglio per loro fecero macchina indietro con mezzi così meschini che lasciarono nella massa l’impressione del tradimento.

I nostri compagni che trovansi fra le masse devono approfittare di queste circostanze che scaturiscono abbondantemente dalla contraddizione esistente tra l’affermazione e la pratica del sindacalismo collaborazionista.

Le argomentazioni a loro disposizione sono infinite e nessuno meglio di loro che
apprendono immediatamente gli stati d’animo degli operai possono creare quelle situazioni precarie pei capi fascisti.

Le lotte nelle officine pel mantenimento nelle C. I. degli elementi classiste le conseguite vittorie hanno recato un grave colpo morale agli organismi sindacali fascisti, hanno rianimato, gli operai nel ricontrarsi ancora quasi tutti fedeli ai principi rossi, dopo l’oppressione dello scoramento ora fortunatamente dileguantesi. A queste forme di lotte s’alterneranno le, agitazioni salariali, per oгагі, есс. Il pacifismo che doveva avvenire tra capitale e lavoro rimarrà una chimera nelle premesse del sindacalismo fascista.

Di fronte a questo intensificarsi di azioni di classe e del riacceso spirito di combattività operaia, per le situazioni nuove che vengono create e per le diverse pieghe che potranno prendere gli avvenimenti sia in senso logico o per compressione dei capi fascisti i nostri compagni devono attentamente vigilare affinché siano sempre in grado di indicare alle masse i mezzi per conseguire una determinata aspirazione e gl’intendimenti fascisti quando questi contrastano con interesse dei lavoratori.

Il fronte unico classista realizzato nei riguardi delle C. I, è una norma che verrà anche in seguito praticata sempreché trattasi di una lotta antifascista.

Ma nell’avvenire si presenteranno alle eventualità che chiameranno in causa il nostro punto di vista ad esempio: lo sciopero proclamato dalle organizzazioni fasciste. Senz’ alcuna titubanza i compagni sono impegnati ad appoggiarlo operando per la maggior riuscita.

Bisogna tener presente che la struttura delle Corporazioni stabilisce che i capi di esse non vengono eletti dalle masse ma sono fiduciari dei loro organi superiori tanto sindacali che politici. Inoltre lo sciopero non è ammesso da codesti Enti, poiché ogni vertenza tra capitale e lavoro v’ha conclusa armonicamente con l’obbligo d’ambo le parti in contesa d’accettarlo e praticarlo anche se non sarà di loro gradimento.

Ne viene di conseguenza che lo sciopero se proclamato dai capi, essi implicitamente rinnegano i principii informatori delle Corporazioni o se imposto, per le pressioni della massa che ha inteso rompere il cerchio della cieca disciplina, ed allora i capi lo subiranno per forza maggiore e nel contempo lo saboteranno frustrandone il valore per contrapporre la tattica della collaborazione:

Potremmo citare parecchi casi in cui si verificarono i nostri asserti, ma essi sono così recenti che saranno certamente ancora vivi nella memoria dei compagni.

Dobbiamo quindi evitare che mercè il disfattismo fascista gli scioperanti sian sconfitti, sbaragliati.

Nella maggior parte dei casi gli scioperi vengono effettuati perchè richiesti dalla massa, e da questo momento i nostri devono centuplicare la loro attività incominciando col proporre che venga nominato un Comitato d’agitazione.

E’ una diffusa e vecchia tradizione questa nel campo classista che incontrerà sicuramente larghi consensi. Non è di somma importanza la fede politica dei componenti il Comitato d’agitazione, poiché comune è il desiderio e l’interesse che la controversia abbia un esito vittorioso per le maestranze. A contatto con la dura realtà gli elementi operai fascisti dirigenti lo sciopero, comprenderanno quanto è fallace la teoria collaborazionista e spinti dagli stessi sentimenti e bisogni della massa che è di vincere a qualunque costo essi saranno costretti a frantumare l’ideologia fascista dell’armonia per usare appieno della « forza >> originata dallo sciopero.

Non è da escludersi che i capi fascisti tenteranno egualmente di stroncare lo sciopero, cercando d’influenzare i loro seguaci perchè desistano dal proseguire l’azione intrapresa facendo magari appello alla disciplina.

E’ indispensabile in simile circostanza che i nostri smascherino il tentativo disfattista di questi capi sicché sorgerà spontaneo il dilemma per gli operai f-scisti nel Comitato d’ agitazione: o seguire i capi o la massa i propri compagni di lavoro in lotta per comuni rivendicazioni..

E logico supporre che sceglieranno il secondo corno.

Se accadrà diversamente s’avrà guadagnato nella chiarificazione, e dimostrerà la parte fascista d’essere ancora imbevuta delle illusioni che il susseguirsi degli avvenimenti faranno cadere, poiché esse si basano su erronee concezioni sentimentali che nella realtà sono inciampi.

Conseguentemente gli scioperanti non si rassegneranno ad abbandonare la battaglia e procederanno alla nomina del Comitato d’Agitazione con elementi risolulamente disposti all’azione anticapitalista i quali non potranno essere che i sinistri rivoluzionari. Forti del consenso delle masse essi non dovranno temere l’eventuale reazione fascista antioperaia. Anzi ne ritemprerà l’energica volontà a lottare e determinando un orientamento sempre più spiccato per la rientrata nei sindacati rossi

Queste linee direttive, tracciate sommariamente, siamo certi, verranno applicate dai comunisti seppure importerà loro sacrifici, con quell’abilità ed abnegazione che s’addice ai militi di un partito d’avanguardia che porterà il proletariato alla riscossa ed alla vittoria.

D.