Partito Comunista Internazionale

L’unità è il mezzo; la lotta rivoluzionaria il fine

Indici: Questione Sindacale

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Mentre pubblichiamo le tesi tattiche riguardanti il lavoro dei metallurgici rivoluzionari nei sindacati, riteniamo necessario mettere in rilievo come l’affermazione della necessità dell’unità, proletaria ne costituisca il motivo dominante. A questo scopo la denominazione primitiva di Comitato internazionale di organizzazione dei metallurgici rivoluzionari è stato sostituito con quella di “Comitato internazionale di propaganda dei metallurgici rivoluzionari” con deliberazione che risale al ventidue dicembre dello scorso anno. E in conseguenza di ciò il Comitato ha invitato tutti i suoi aderenti “ad aderire alla Internazionale di Berna in quanto i dirigenti di essa non posino altre condizioni d’ammissione che l’osservanza degli statuti e della disciplina sindacale.” Naturalmente tale decisione orientamente per l’unità ha ben altre ragioni che non siano quelle dell’idolatria decorativa di una unita decorativa e formale. Tali ragioni sono chiaramente specificate nelle tesi.

Noi vogliamo realizzare anzitutto il compito fondamentale della mobilitazione e della concentrazione delle forze del proletariato per la lotta rivoluzionaria di classe, e noi subordiniamo a questo compito fondamentale la nostra linea tattica del movimento sindacale. L’unità è il mezzo; la lotta rivo rivoluzionaria di classe è il fine. Inoltre i rivoluzionari affermano che l’opera di scissione può allontanare gli operai, sfiduciati, da ogni e qualsiasi organizzazione. E il nostro compito, dice chiaramente la tesi quattordicesima b). è appunto quello di attirare tutti gli operai, senza eccezioni, nelle organizzazioni sindacali

I COMPITI DEL LAVORO RIVOLUZIONARIO TRA I METALLURGICI – Tesi a dottate alla seconda Conferenza internazionale dei metallurgici rivoluzionari (Mosca, 4-7 dicembre, 1922).

I. L’offensiva del capitale e la lotta dei metallurgici.

1. L’offensiva furiosa del capitale, cominciata da oltre un anno, è in pieno sviluppo, trascinando masse sempre più ingenti di proletari.

2. Le prospettive future non annunciano in alcun modo la cessazione di tale offensiva.. Al contrario, la crisi generale dell’economia capitalistica precipita e si approfondisce; si intensifica al mobilitazione delle forze conservatrici e reazionarie in quasi tutti i paesi del l’Europa e negli Stati Uniti d’America prova che il grande capitale si sforza sempre più energicamente di salvare la sua esistenza. per mezzo di un depauperamento selvaggio (o addirittura dello schiacciamento) delle forze operaie e attentando a tutte le elementari conquiste politiche della classe operaia.

3. L’offensiva del capitale, per ragioni e economiche e politiche facili a comprendersi, ha rivolto i suoi primi colpi contro il proletariato industriale occupato nell’industria pesante.

4. Durante i  mesi trascorsi del 1922 duemila metallurgici, nei diversi paesi, hanno subito l’assalto del capitalismo passato al offensiva con giganteschi “lock out* nell’ industria delle costruzioni meccaniche in Gran Bretagna, a cui seguirono le lotte dei metallurgici nella Germania del Sud, è poi successivamente in Cecoslovacchia, in Italia, negli S. U. d’America e, infine, la lotta sanguinosa dei metallurgici dell’Havre (Francia) Altri continui episodi della stessa offensiva vanno ricordati nel campo della metallurgia in Danimarca, Ungheria, Belgio, Spagna, Svizzera e Norvegia.

5. Tutte le serrate e gli scioperi terminarono senza eccezione colla vittoria degli industriali. Là dove la lotta si svolgeva attorno al ribasso dei salari (nei paesi a cambio elevato come l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Canada, la Svizzera, la Cecoslovacchia) essa si chiuse con ribassi dal 10 al 30 per cento; là dove la lotta aveva per base la giornata di otto ore, come ad esempio in Germania, essa portò alla soppressione della giornata di otto ore o alla distruzione di quella che può essere considerata come l’avanporto di tale conquista, cioè della settimana di 45 ore.

II. L’attività dell’Internazionale di Berna.

6. Durante tutta questa lotta l’Intérnazionale di Berna rimase completamente passiva. Essa si limitò a pubblicare un appello ai suoi aderenti. Essa però non diresse in alcun modo la lotta non mobilitò le forze dei metallurgici di tutti i paesi durante le prime lotte degli operai delle costruzioni meccaniche in Inghilterra;  l’Internazionale di Berna non propose al ‘Unione internazionale delle differenti branche industriali di prendere parte attiva e di appoggiare i metallurgici in lotta.

7. I risultati e le condizioni della lotta dei metallurgici nel 1922 hanno aiutato a svelare la vera natura dell’Internazionale metallurgica di Berna. Invece di concentrare le forze di avanguardia del proletariato mondiale dei metallurgici, invece di sforzarsi di diventare il vero centro direttivo della lotta, scatenata, quell’organizzazione continua una politica di conciliazione col capitale nell’orbita della lotta economica, di coalizione col partiti dirigenti della borghesia e di isolamento dei sindacati metallurgici rivoluzionari.

III  II processo di accumulazione delle forze rivoluzionarie.

8. Le condizioni della crisi economica generale e l’offensiva del capitale, come l’inazione dei centri professionali nazionali e internazionali di Amsterdam, contribuirono ad accrescere lo spirito rivoluzionario delle masse del proletariato metallurgico, il più attivo di tutti i reparti del movimento operaio.

9. Noi abbiamo ottenuto successo evidente nel senso dello sviluppo del movimento rivoluzionario nel seno dei sindacati riformisti dei metallurgici. L’influenza dell’Internazionale Sindacale Rossa aumenta, in ciò favorita, oltre che dalle condizioni obiettive, della giudiziosa politica organizzativa da noi seguita dopo il primo Congresso dell’l. S. R. sulla base dei sindacati d’industria e del fronte unico degli operai di tutti paesi noi abbiamo raccolto attorno alla bandiera della rivoluzione sociale le masse dei metallurgici in tutti paesi.

13. Ponendo il nostro programma politico e di organizzazione in stretta dipendenza delle decisioni del secondo Congresso dell’Internazionale Sindacale Rossa, noi possiamo tracciare in modo generale le forme nelle nostre lotte future.

Oggi, come ieri, noi non siamo i partigiani della scissione. Noi siamo per l’unità delle nostre organizzazioni sindacali.

Ma vogliamo realizzare anzitutto il compito fondamentale della mobilitazione e della concentrazione delle forze del proletariato per la Lotta rivoluzionaria di classe, e noi subordiniamo a questo compito fondamentale la nostra linea tattica del movimento sindacale.

Considerando sotto un tale angolo la situazione dei sindacati dei metalli e il processo dell’accumulazione permanente nel loro seno delle forze rivoluzionarie, noi ci pronunziamo contro i distacco degli elementi rivoluzionari per costituire delle federazioni separate e una Internazionale speciale.

14. Tutti i nostri aderenti devono tener conto delle considerazioni seguenti :

a) La lotta nell’interno dei sindacati tra gli elementi rivoluzionari comunisti ed i riformisti è ben lungi dall’aver raggiunto il suo punto di culminazione; per esempio in  Germania, dove la federazione dei metallurgici raggruppa un quinto di tutto il proletariato organizzato del paese, si sviluppa attualmente un potente movimento di consigli di fabbrica e d’azienda i cui risultati avranno per conseguenza il mutamento d’orientamento delle masse dentro i sindacati riformisti, in generale, e specialmente nella federazione metallurgica.

b) La scissione o l’uscita degli elementi rivoluzionari dalle federazioni sindacali riformiste provoca spesso il distacco e l’allontanamento di una parte degli operai dalle organizzazioni, qualunque esse siano. E il vostro compito è invece quello di attirare tutti gli operai, senza eccezioni nelle organizzazioni

c) In tutti i paesi industriali i metallurgici sono all’avanguardia del movimento rivoluzionario, e benché pochi siano ancora i sindacati da noi interamente conquistati, noi formiamo una opposizione influente e sempre crescente che è una base determinata per lo sviluppo ulteriore dell’influenza dell’Internazionale Sindacale Rossa sulle masse-operaie.

15. Basandosi sulle considerazioni sopraesposte e stimando che una gran parte del programma stabilito l’anno scorso può e deve essere realizzato praticamente solo adesso colla condizione però di un energico lavoro di organizzazione in tutti i paesi, la seconda Conferenza za Internazionale dei metallurgici rivoluzionari stabilisce:

a) II Comitato Internazione di Propaganda (C. I. P.) deve diventare il centro operante delle forze attive, e cioè degli elementi rivoluzionari delle federazioni nazionali, e perciò è necessario intensificare il lavoro di organizzazione in tal senso;

b) Senz’ aver la pretesa di assurgere al compito di Internazionale dei metallurgici, il C. I. P. deve diventare finalmente il centro attivo degli elementi rivoluzionari, le cui direttive e la cui orientazione politica, basate su quelle  dell’I. S. R., sono obbligatorie per tutte le frazioni nazionali aderenti.

– c) Gli elementi rivoluzionari delle federazioni nazionali svolgono il loro lavoro non anche in base ad un programma pratico di azione elaborato tenendo conto delle condizioni di ciascun paese.

Questo programma deve contenere i compiti pratici della lotta quotidiana: mantenimento delle conquiste economiche e politiche i della classe operaia, aiuto internazionale ad ogni movimento attivo dei metallurgici di ci,ciascun paese, creazione di una federazione unica di industria dei lavoratori dei metalli,  creazione dei consigli di fabbrica ed allargaamento dei loro compiti. ecc.

d) In pieno accordo coi compiti suddetti devono essere redatti gli statuti organici del C. I. P. che si chiamerà d’ora innanzi: Comitato Internazionale di Propaganda dei Metallurgici Rivoluzionari (C.I.P.M.R.).