Per la Storia della Sinistra Comunista: Relazione della frazione comunista al Congresso di Livorno
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La relazione della Frazione Comunista, qui di seguito riportata, dopo aver svolto una critica distruttrice del metodo riformista ed opportunista dei partiti della Seconda Internazionale e contrapposta ad essi la corretta dottrina marxista ed il programma rivoluzionario, constata l’impossibilità di una convivenza artificiosa di due concezioni del tutto diverse all’interno dello stesso partito.
Turati stesso, pochi giorni prima del congresso di Livorno, aveva scritto che nel Partito Socialista non vi era più «conflitto di sole tendenze, ossia di gradazioni, di sfumature, di applicazioni di tattiche più o meno diverse; ma conflitto veramente di concezioni fondamentali, di filosofie generali».
La struttura del partito socialista, così com’era, si era dimostrata del tutto incapace di dirigere l’azione rivoluzionaria delle masse, che in parte, già da allora, o desistevano disorientate dalla lotta, o si volgevano verso altre correnti rivoluzionarie: anarchici e sindacalisti.
Compito del congresso fu quindi quello di affrontare coraggiosamente il problema e, sulla base delle 21 Condizioni di Mosca, stabilire (rifiutando ogni sorta di diplomazia, patteggiamento, o manovra di corridoio) chi stava nel campo della rivoluzione comunista e chi, con varie, opportunistiche o disoneste argomentazioni, preferiva restarne fuori.