Partito Comunista Internazionale

Sul fronte unico proletario

Indici: Questione Sindacale

Categorie: CGL, PCd'I

Questo articolo è stato pubblicato in:

A me sembra che, dopo decenni d’esperienza e malgrado la chiarezza della nostra posizione sul fronte unico proletario e la giustezza del nostro punto di vista in Italia, in soli due anni di nostra esistenza come Partito comunista, cio’ non e’ ancora sufficiente per far comprendere come e cosa noi intendiamo per fronte unico proletario.

Gli organismi indispensabili al proletariato per raggiungere il suo fine, sono due, e cioè: il sindacato, organismo unitario del proletariato ed il partito comunista, organismo politico di avanguardia e di guida del proletariato.

Quale deve essere la loro rispettiva composizione e quali i compiti affidatigli nel corso degli avvenimenti?

Il sindacato, che deve essere composto della grande massa dei lavoratori di tutte le categorie, senza partito o a qualsiasi fede politica essi appartengono, deve lottare contro il padronato per le rivendicazioni immediate, economiche e morali.

Il partito di classe, il partito comunista partito prettamente politico, composto dell’élite del proletariato, cioè di quei proletari che attraverso la lotta da classe hanno raggiunto un certo grado di maturità politica rivoluzionaria deve guidare questa grande massa lavoratrice per condurla, attraverso la lotta armata, al raggiungimento del proprio fine: alla presa del potere ed alla dittatura di classe.

Fatta la distinzione della composizione e del ruolo che essi devono giocare, ora vediamo la differenza che passa fra i due organismi.

Infatti, se nel primo, e cioè nel sindacato, i comunisti possono e devono essere uniti a tutta la massa da esso inglobata, non è é lo stesso nel secondo, cioé nel partito nel quale non possiamo mirare all’unità con altri partiti politici, a meno che non si voglia mancare al compito assegnatosi, tradendo la causa del proletariato.

Molti compagni, ed in ispecial modo membri del segretariato internazionale delle opposizioni, ci domandano perché noi concepiamo solo l’unità nel sindacato con le varie tendenze politiche in esso raggruppate, a sfumatura più o meno sedicente proletaria, (riformisti, sindacalisti, anarchici, repubblicani, ecc.) e non in certe circostanze e situazioni, il fronte unico con queste stesse correnti politiche, dato che, per loro, in fondo é la stessa cosa.

Qui’ io cercherò’ di sforzarmi, malgrado la mia poca capacità dopo ventisette anni di vita politica e sindacale, di rispondere a questi signori secondo il mio punto di vista personale.

Per me l’unità, il fronte unico nel sindacato non significa affatto fronte unico con le varie tendenze politiche in esso raggruppate, da decenni sotto il controllo sempre più accentuato di un’opera nefasta che trascina il proletariato sempre più all’asservimento del capitale, ma significa fronte unico con le migliaia di operai per strapparli a poco a poco dall’influenza dei falsi apostoli del marxismo al servizio della borghesia ed incamminarli sula buona via che conduce attraverso l’insurrezione armata, alla  conquista del potere ed alla propria dittatura.

E siccome per me la socialdemocrazia è la frazione di sinistra della borghesia e che fra le due frazioni, in destra e la sinistra, la differenza consiste solo nel metodo e nella tattica per meglio sfruttare il proletariato e per la conservazine più sicura del capitale e del suo privilegio, puo’ in certe situazioni prodursi fra queste due frazioni, della stessa borghesia, degli urti anche violenti, ma comunque sempre provocati dalla spinta delle masse che si trovano alla base della socialdemocrazia, la quale, per non lasciarle raggiungere il loro scopo finale. accetta, per meglio tradire, questa lotta a volte anche violenta.

In questo caso, a mio avviso, il partito comunista dopo un attento esame della situazione deve entrare nella lotta a fianco dei proletari guidati dalla socialdemocrazia e senza alcun compromesso, né fronte unico con i capi, deve combattere la reazione prima e la democrazia poi, spingendo il proletariato in moto verso i suoi obiettivi finali, e cioè: alla presa del potere ed alla sua dittatura.

All’infuori di questo caso, che é poco probabile ma che non si puo’ negare a priori, io considero come solo fronte unico l’ l’unità’ sindacale, nel sindacato. II Partito con i suoi membri deve formare le sue frazioni ed i suoi comitati sindacali  per poter fare in seno a questi organismi un lavoro pratico, fattivo di lotta e di emancipazione di classe continua.

Per assolvere al suo compito da frazione -sindacale del partito comunista deve essere (? non si legge) sempre all’avanguardia in tutti movimenti che si manifestano, deve (non si legge ) alla lotta i proletari sulla linea tracciata dal partito ed in ispecial modo quando (?non si legge)questi danno segni di vitalità e situazione è propizia, in modo di avere sempre un minimo almeno di probabilità sulla riuscita.

Combattere il sistema bluttistico che porta solo alle sconfitte le cui conseguenze sono un passo indietro e producono li scoraggiamento della massa.

Combattere e far comprendere a proletari sindacati, con le prove alla mano, quanto siano controrivoluzionari e anti-proletarie le tendenze riformiste dell’arbitrato, della collaborazione di classe.

Difendere e far trionfare in seno al sindacato la tattica sindacale del partito, senza per questo provocare delle scissioni.

Combattere tutte le volte che se ne presenta l’occasione, la tattica sindacale anti-proletaria dei riformisti e sottomettere all’approvazione delle assemblee sindacali le nostre direttive tattiche, essere insomma sempre all’avanguardia per difendere i bisogni anche temporanei del proletariato; metodo essenziale per conquistare la fiducia delle masse. Quando il partito avrà conquistato questa fiducia, il fronte unico sarà realizzato. Il partito, a mio avviso, non deve né provocare né accettare la provocazione tendente a scindere il proletariato nel suo organismo unitario di classe, perché ad un certo punto i dirigenti riformisti, cercano e cercheranno con tutti i mezzi di provocare per meglio esercitare la loro funzione controrivoluzonaria.

Dell’ Italia ne abbiamo l’esempio scottante.
Dopo la scissione del partito a Livorno, eravamo nella C.G. d. L. una piccola minoranza che, con un lavoro metodico, in meno di due anni si riusci’ a divenire una fortissima minoranza e che, a breve scadenza, se gli avvenimenti non fossero precipitati, saremmo divenuti certamente maggioranza.

Eravamo riusciti a conquistare delle Camere del lavoro complete e delle Federazioni e malgrado tutte le provocazioni ed il sabotaggio dei dirigenti riformisti della C.G.d.L. sapemmo restare attaccati a quest’organismo indispensabile del proletariato. La nostra parola d’ordine era: “Se ci buttate fuori per la porta, entreremo di nuovo per la finestra” .

Molti ci dicono, ma perché fronte unico solo nel sindacato, ove vi sono gli stessi proletari che si trovano anche in qualche partito politico?  E qui’ insistono che il partito socialdemocratico é un partito proletario perché la sua base é proletaria.

Per me, e penso per un comunista, e cioé per un marxista, non si distingue un partito, se é proletario o no, semplicemente dai suoi elementi di base, ma dal suo programma e dai suoi scopi finali. Se il partito socialdemocratico é un partito proletario, perché inquadra una forte quantità di proletari, allo stesso modo si potrebbe dire che il partito fascista in Italia é un partito proletario, perché in sua grande maggioranza é composta di proletari, ed il partito fascista di Hitler in Germania dovrebbe essere pure proletario perché la più grande parte delle centinaia di migliaia dei suoi aderenti é proletaria. lo nego a priori, tanto per il primo che per questi ultimi che siano dei partiti proletari, perché i loro programmi ed i loro fini non sono proletari. Questi partiti non sono proletari ma borghesi: essi sono le due ali estreme della borghesia: l’estrema sinistra e l’estrema destra, ossia la democratica e la reazionaria che, come ho detto più sopra, ambedue tendono, con metodo diverso, alla conservazione della società borghese.

Credete voi possibile un fronte unico anche semplicemente con l’estrema sinistra della borghesia per combattere la borghesia stessa? Io non lo credo, per più ragioni che qui espongo:

1) Essi non accetteranno mai il vostro fronte unico senza che voi non fate delle concessioni sui principi fondamentali.

2) Se essi accetteranno, dopo queste concessioni che voi farete, saranno certi di aver salvato ancora una volta la borghesia dalla rivoluzione proletaria.

Voi risponderete come al solito: II 17 in Russia é là a dimostrare la bontà del nostro punto di vista.

Ma credete voi sinceramente che la situazione odierna, negli altri paesi dove la borghesia detiene il potere da quasi un secolo e che si trova al suo massimo grado di sviluppo, sia la stessa di quella della Russia nel diciassette? Dove non vi era che una borghesia ai suoi primi vagiti e dove deteneva il potere una banda aristocratica ubbriaca e combattuta dalla stessa borghesia.

Ma eredete voi sinceramente che la situazione odierna, negli altri paesi dove la borghesia detiene il potere da quasi un secolo e che si trova al suo massimo grado di sviluppo, sia la stessa di quella della Russia nel diciasette? Dove non vi era che una borghesia ai suoi primi vagiti e dove deteneva il potere una banda aristocratica ubbriaca e combattuta dal-la stessa borghesia.

Se il diciassette russo è servito e serve di esperienza al proletariato Internazionale, non é meno vero che anche la borghesia di sinistra ha acquistato, dagli avvenimenti russi, la sua esperienza per non lasciarsi trarre cosi’ facilmente in inganno come voi lo pensate.

Non vi bastano gli esperimenti che avete fatti fino ad aggi e che hanno costato delle disfatte sanguinose al proletariato: l’Ungheria, il 23 in Germania, lo sciopero dei minatori inglesi ed il comitato anglo-russo ed il 27 in Cina?

Ma voi dite: tutto questo é perché il centrismo l’ha male applicato, mentre il sistema del fronte unico é buono. Ed io vi domando: quante disfatte sanguinose e forse anche piu’ gravi delle passate vi occorrono ancora per convincervi che non é il metodo di applicazione, sia esso centrista o troschista, che é falso, ma il concetto stesso che voi avete del fronte unico e l’interpretazione che voi gli date che é falsa.

Voi che avete sempre sostenuto il concetto del fronte unico anche coi partiti politici e che dite che se non ha dato dei buoni risultati é perché é stato male applicato, in questo non vi differenziate affatto dagli stalinisti e non fareste male per differenziarvi un po’ da questi ultimi di dire tanto voi che il compagno Trotsky quale é una buona volta il buon metodo di applicazione del vostro fronte unico, io credo che non vi sarà troppo facile trovarlo, a meno che non vi incuneate fra i traditori della rivoluzione proletaria.

Per questo insieme di ragioni, suesposte, io non concepisco altro fronte unico del partito comunista che con il proletariato nel suo organismo unitario di classe: il sindacato e non raggiunto con intese meccaniche, tra capi e sotto-capi di organismi politici, ma con un lavoro marxista, metodico, in seno al proletariato per ridare ad esso la fiducia nel partito della sua avanguardia.

Quando il partito avrà conquistato la fiducia delle masse il fronte unico sarà realizzato nelle sue linee generali.
Tutte le altre forme di manovre più o meno losche, intese e compromessi, sono per me i germi della confusione, delle scissioni e delle sconfitte passate, presenti e future.

IL MAREΜΜΑΝΟ