Nelle file dell’Internazionale (Pt.1)
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Articolo genitore: Nelle file dell’internazionale Comunista
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Rivista quindicinale del lavoro di organizzazione e dello sviluppo dei Partiti Comunisti in tutto il mondo
Quando nel marco 1919 si adunava, al Kremlino, quel primo Congresso in cui fu decisa la fondazione della Terza Internazionale, delle dozzine di delegati presenti i più non rappresentavano che sé stessi o tutt’al più dei gruppi comunisti ancora in embrione. Mancavano tra l’altro i rap- presentanti ufficiali di quasi tutta l’Europa occidentale, Francia ed Italia comprese, e quelli d’America.
Ma, come giustamente ebbe a dire Zinovieff, il fatto della sola presenza dei due partiti comunisti di Russia e di Germania, davano il diritto di proclamare che la nuova Internazionale era formata.
Oggi, a due anni di distanza, dopo il secondo Congresso Mondiale Comunista che fissava le norme di organizzazione della Internazionale, non c’è alcun paese dove non esista o almeno sia in gestazione il Partito Comunista, questa organizzazione d’avanguardia affasciante tutta l’élite rivoluzionaria del proletariato.
Noi intendiamo seguire in questa rubrica le varie fasi del movimento che tende, con l’applicazione integrale delle condizioni d’ammissione stabilite dal Congresso di Mosca, a far si che in ogni paese si addivenga alla esistenza di un unico Partito Comunista che raggruppi tutti gli elementi sani e veramente rivoluzionari della classe lavoratrice; perché solamente una organizzazione proletaria unita, centralizzata con un programma del tutto chiaro ed una tattica precisa, potrà essere quell’organizzazione di combattimento che potrà condurre alla instaurazione della dittatura del proletariato.
Vediamo in ITALIA l’applicazione, per quanto nella loro forma più rigida, dei 21 punti di Mosca. dar vita a Livorno ad un Partito Comunista che conta, dal primo istante, quasi un terzo di tutti gli iscritti del vecchio Partito Socialista e la quasi totalità della Gioventù.
In FRANCIA, a Tours, la maggioranza esclude, assieme ai riformisti, i centristi alla Longuet che, nel periodo della guerra, passavano tra i più sinistri del movimento francese.
In INGHILTERRA; dove il frazionamento e la confusione teorica sono state, in ogni tempo, la caratteristica del movimento operaio, a Leeds nel gennaio vediamo i vari gruppi Comunisti unificarsi tra loro, ed il Congresso di pasqua del 1. L. P., coll’ormai prevedibile rifiuto di aderire alla Terza Internazionale, porterà loro tutta quell’ala sinistra che sino ad oggi ha agito nell’ambito di quello che era il più forte partito socialista.
Nella GERMANIA, dopo che ad Halle l’ala destra del Partito Indipendente. rimasto in minoranza si separò, pur mantenendo il vecchio nome, s’è effettuata la fusione della sinistra con il Partito Comunista (l’antico Spartacusbund). che aveva superato il periodo dell’esistenza illegale, dando vita ad un Partito Unificato forte fin dal suo nascere di mezzo milione di organizzati; mentre, d’altra parte, con una decisione che ha sollevato molte critiche, si accettava dall’Esecutivo della I. C. come membro simpatizzante il Partito Operaio Comunista.
Nella SVIZZERA, proprio questi giorni l’ala sinistra staccatasi nel Congresso di dicembre a Berna per la mancata adesione a Mosca, si è unita con il piccolo Partito Comunista, che già da due anni lottava contro i socialpatrioti ed opportunisti che tutt’ora dominano nel partito Svizzero.
Nell’AUSTRIA, quel Partito Comunista, superate gravi crisi per ripercussione della caduta del potere soviettista in Ungheria. s’è anch’esso recentemente riunito con l’ala sinistra staccatasi due mesi avanti, ma poco numerosa quest’ultima, perché la gran massa del proletariato Austriaco segue tutt’ora gli Adler ed i Renner malgrado il disgraziato esperimento della partecipazione al potere.
Nell’UNGHERIA dell’Horty, dove il prefetto di polizia ha dichiarato di partecipare in persona al Congresso di quei social-democratici addomesticati, per evitare qualsiasi voce di fronda, naturalmente non si può più parlare di Partito Comunista, che rivive unicamente tra i rifugiati in Austria ed in Russia.
Nella CECO-SLOVACCHIA, questo novello Stato che ha ereditato tutta la parte industriale dell’antica Austria degli Absburgo, la sinistra Ceca, dopo lunghe esitazioni ed incertezze, sta tenendo a Reichenberg un Congresso costituente, che dovrebbe dar vita ad un partito unico che abbracci le masse lavoratrici ceche-tedesche e slovacche.
Nella SPAGNA e nel BELGIO furono le Gioventi Socialiste che dettero vita ai primi nuclei comunisti.
Nel Belgio però, tranne una molto debole e per giunta tergiversante sinistra, o meglio centro, cioè il Gruppo di Jacquemotte, la gran massa del Partito Operaio giura tutt’ora in verbo dei suoi capi socialdemocratici e ne sostiene la politica collaborazionista: nel governo ce ne sono quattro.
In Spagna invece la sinistra, dopo che il Congresso imminente avrà respinti i 21 punti di Mosca, dovrà decidersi di separarsi ed andare ad ingrossare il piccolo Partito Comunista, mentre, ciò che sarebbe di somma importanza, ultime notizie pervenuteci, riferiscono che anche tra i leaders sindacalisti, sino ad oggi ostili ad ogni partito politico di classe, si fa strada la convinzione che l’unico modo di fronteggiare la reazione dilagante gli è di creare un forte Partito Comunista sulle basi dell’Internazionale di Mosca.
Nel PORTOGALLO, dove pure i parlamentari social-democratici non nascondono le loro velleità collaborazioniste, si è, o almeno si doveva creare proprio in questi giorni, un Partito Comunista, come hanno fatto nel piccolo Luxemburgo gli elementi fautori della Terza Internazionale, dopo che ebbero abbandonato il Congresso del Partito Socialista.
Nell’OLANDA c’è un Partito Comunista formato da quel gruppo di marxisti di sinistra che raccolti attorno alla Tribune già da vari anni s’erano organizzati a parte, ma forse dipende proprio da questa separazione prematura che li ha isolati dalle masse, il fatto che nella socialdemocrazia olandese non si sia manifestata sino ad oggi alcuna ala sinistra.
Passando ai paesi Scandiravi, il Partito Operaio di NORVEGIA che con l’italiano era stato l’unico ad aderire, in blocco, alla Internazionale di Mosca, si è liberato proprio poche settimane fa dai suoi social-democratici ed ha convocato un Congresso in cui attuerà integralmente i 21 punti. Lo stesso dovrà fare anche il partito di sinistra della SVEZIA, che però deve ancora epurarsi di vari elementi centristi od umanitari alla Lindhagen che ancora sono nelle sue file.
In quanto alla DANIMARCA il piccolo partito di Sinistra e stato paralizzato dalla reazione scatenatasi da uno Stato che sino alla guerra menava il vanto d’essere l’unico dove giammai s’era sciolta una società o vietata una riunione politica.
E venendo al quarto Stato Scandinavo, alla FINLANDIA, se pur Merrenheim ha dovuto fare fagotto, gli attuali dirigenti perseguitano ugualmente il partito formato dalla sinistra della vecchia social-democrazia, perché ha aderito alla Terza Internazionale, mentre in tutto il paese sorgono piccoli gruppi segreti di quel Partito Comunista che i profughi hanno costituito in Russia.
Il Partito Comunista della JUGOSLAVIA, abbracciante quello di Serbia e quelli dell’antica dinastia dualistica, della Croazia, Slovenia, ecc., trionfante con 59 deputati nelle elezioni per la Costituente e liberatosi dalle ultime scorie socialdemocratiche, aveva convocato un Congresso per uniformarsi completamente alle condizioni di Mosca, quando la reazione scatenatasi nel dicembre, che soppresse il partito, le organizzazioni economiche, la stampa, lo ha costretto ad una esistenza clandestina tale e quale i partiti comunisti di POLONIA, di ESTONIA e di LETTONIA, dove i social-traditori fanno impudentemente contro di essi le parti di boia nell’interesse di quelle borghesie.
Nella Balcania esiste quella Federazione Comunista Balcanica, che preluderà in un non lontano avvenire, e lo auguriamo, la Repubblica Sovietista dei Balcani e che comprende i partiti comunisti di BULGARIA, che primo in Europa or sono quasi 20 anni si è saputo liberare dei suoi socialdemocratici; di GRECIA, che ha dovuto lottare penosamente contro la dittatura di Venizelos; di TURCHIA, dove il Partito Comunista deve tutt’ora menare una vita semi-clandestina per sottrarsi alle grinfie della polizia del Sultano e sopratutto di quella inglese che spadroneggia a Costantinopoli; finalmente di RUMENIA, dove i socialdemocratici che si reclutano specialmente nelle regioni ex-austriache di Transilvania e di Bucovina, si sono staccati affrettandosi ad aderire al Congresso della Seconda Internazionale di Vienna, mentre la maggioranza dovrà tenere, se pur quel governo lo permetterà, a breve scadenza un Congresso onde votare l’affiliazione a Mosca.
Una delle manifestazioni più grandiose e caratteristiche del movimento odierno è lo sviluppo del pensiero comunista tra i popoli del vicino e del lontano ORIENTE, dall’Anatolia e l’Azerbagian, la Persia e l’India, alla Cina, alla Corea, al Giappone; non più la Seconda Internazionale ristretta al proletariato di pelle bianca, ma una Terza veramente Internazionale anche dal punto di vista etnico; ed al Congresso di Bacu del settembre 1920 dei popoli oppressi dell’Oriente, oppressi dal capitalismo anglo-francese-giapponese, due mila delegati di 37 nazioni, hanno salutato nella Russia dei Soviet l’inizio della loro emancipazione e creato quel Comitato d’azione che sarà l’artefice della rivoluzione proletaria in Oriente.
Negli STATI UNITI D’AMERICA, malgrado la caccia spietata che quella democrazia fa ai comunisti, la divisione permane, ad onta degli sforzi dell’Esecutivo della I. C., tra il Partito Comunista d’America ed il Partito Operaio Comunista Americano, divisione motivata non da differenze teoriche, ma unicamente di organizzazione e contrasti tra l’elemento indigeno ed immigrato.
Nel CANADA è pure all’ordine del giorno la creazione di un Partito Comunista.
Nell’America latina vediamo nell’ARGENTINA il Partito Socialista Internazionale aderire completamente alle risoluzioni di Mosca e trasformarsi in Partito Comunista, mentre dalla socialdemocrazia pronunciatasi per Vienna, dovrà logicamente staccarsi quell’ala sinistra che s’è pronunciata per Mosca.
E Partiti Comunisti sembra si creino nel CILE e nel BRASILE, per non parlare del MESSICO, dove ce ne sono già due, ma che a vicenda s’accusano di godere i favori di quel governo che affetta tendenze operaistiche.
Nell’AFRICA DEL SUD. la Lega Socialista Internazionale, separatasi causa della guerra dal Partito Operaio che ne era fautore, ha iniziato trattative con altri piccoli gruppi comunisti ivi esistenti, onde unificare tutte le forze del Sud-Africa sul terreno della Terza Internazionale.
E concludendo, nell’AUSTRALIA, allo scorcio dell’anno, si è costituito il Partito Comunista d’Australia, che dovrà menare un’aspra lotta contro quel governo operaio degli antipodi, che già durante la guerra manifestò le sue tendenze imperialiste e scioviniste.