Partito Comunista Internazionale

Appello dell’Internazionale Comunista per il 1° MAGGIO

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Un altro anno è passato senza che in alcun paese del mondo, salvo che in Russia, la classe operaia possa vantare una vittoria. I capitalisti di tutto il mondo esprimono apertamente la loro gioia quasi che essi fossero convinti del loro trionfo definitivo. Un altro anno è passato e la borghesia tiene sempre nelle sue mani il governo, mentre il mondo diviene un campo di rovine. Nei paesi capitalisti vinti, Germania, Austria, Ungheria, la miseria aumenta continuamente e i briganti internazionali s’impossessano a vil prezzo anche degli ultimi beni di questi paesi. Gli sfruttatori indigeni trovano il loro tornaconto, mentre la miseria delle masse lavoratrici aumenta sempre di più. Da lungo tempo i salari non corrispondono più ai prezzi altissimi della vita e benché i magazzini rigurgitino di merci, milioni di uomini non sanno come nutrire i loro fanciulli e come comperare gli indumenti più indispensabili. 

Nei paesi vincitori, la disoccupazione va aumentando. In Francia la rovina economica si accentua ogni giorno più. In Inghilterra, nel paese che sopra ogni altro ha guadagnato dalla guerra, una on- data di scioperi si succede all’altra. I signori delle Borse di Londra, di Parigi e di New York, credono di poter trasformare in mendicanti la metà, ed anche più della metà della popolazione di tutti i paesi, senza che nessuno disputi loro il potere. Essi s’ingannano grandemente. Due anni e mezzo sono passati dall’ultima guerra e il capitale mondiale non può aggiungere altre sofferenze a quelle già esistenti. II mondo intero soffre ancora delle conseguenze della guerra e già se ne prepara una nuova. Se il proletariato mondiale non prende per il collo il suo nemico, lo si obbligherà a versare di nuovo il suo sangue per gli interessi del capitale mondiale, 

II proletariato deve serrare le sue file ed avviarsi risolutamente per la via della rivoluzione. 

La Russia dei Soviet ha tenuto testa alla reazione mondiale e l’Inghilterra è stata obbligata a concludere un trattato commerciale con essa. Le masse proletarie della Russia dei Soviet per quanto grande sia la loro miseria, sanno raggrupparsi risolutamente intorno al potere dei Soviet. Le persecuzioni non possono arrestare la marcia vittoriosa delle idee comuniste, nella stessa Francia, dove le idee nacquero e furono consacrate dal sangue dei martiri della Comune di Parigi. 

Ecco la nostra parola d’ordine per il Primo Maggio: Noi ci dobbiamo porre alla testa delle masse senza partito, che aspirano al miglioramento delle loro condizioni di esistenza. La pazienza delle masse lavoratrici, il momento in cui esse non vogliono più sopportare le sofferenze e le pene loro imposte dal capitalismo agonizzante può giungere da un momento all’altro. E’ allora che l’avanguardia comunista adempirà con gioia il suo dovere di trascinare con sé le larghe masse nella lotta per la conquista del potere. L’Internazionale comunista adempirà con gioia il suo dovere di trascinare con sé le forze, ad essere uniti e pronti alla lotta. Noi non siamo in un periodo di lento lavoro d’agitazione e di propaganda, ma in un periodo di lotte sempre più aspre. I comunisti di tutti i paesi sono le truppe d’assalto di queste lotte. La nostra rossa bandiera, bagnata di sangue, non deve essere soltanto il simbolo delle lotte future. No! Essa deve essere portata avanti, nelle grandi lotte rivoluzionarie di oggi e di domani. Noi vogliamo dimostrare alla borghesia mondiale, in questo Primo Maggio, che siamo pronti alla lotta, che vogliamo che la bandiera rossa sventoli su tutte le fabbriche e su tutte le officine, e che sia portata in testa ai nostri cortei perché risvegli la coscienza delle masse proletarie, le quali devono udile l’appello: 

Unitevi, voi tutti che siete oppressi, sfruttati ed asserviti, voi che soffrite ! 

Abbasso gli amici dichiarati e clandestini della borghesia! Viva la Russia dei Soviet, antesignana della Rivoluzione mondiale! Viva l’Alleanza internazionale delle repubbliche soviettiste ! 

IL COMITATO ESEC. DELL’INTERNAZ COMUNISTA.