Partito Comunista Internazionale

La 12a riunione plenaria del C.E. dell’ I.C.

Indici: Questione Sindacale

Categorie: Communist Left, Third International, Union Question

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SUGLI SCIOPERI ECONOMICI E LE LOTTE DEI DISOCCUPATI

Le condizioni obiettive che si esprimono in un’impoverimento inaudito delle grandi masse facendo sorgere spontaneamente dei grandi conflitti sociali che assumono immediatamente un carattere prevalentemente politico, si scontrano nel fatto che la politica opportunista e senza principi prevalsa ed imposta nel seno delI’I.C. e delle sue sezioni, neutralizza ed impedisce lo sviluppo di questi movimenti verso obiettivi tendenti ad orientarli decisamente sul cammino della rivoluzione proletaria sul cammino del comunismo

La presenza di movimenti imponenti e decisi come quelli dei tessili nel Nord della Francia, dei movimenti continui distaccati in Ispagna, In continua fermentazione dell’imponente massa dei disoccupati, gli ultimi movimenti nel Belgio e nel Lancashire attestano in una maniera recisa l’esistenza di condizioni favorevoli per lo sviluppo ed il rafforzamento del movimento rivoluzionario in generale e per la consolidazione ed il rafforzamento dei partiti comunisti.

Una delle condizioni principali capace di assicurare questo rafforzamento dovrebbe corrispondere ad una capacità qualitativa acquisita durante le lotte dall’avanguardia proletaria, capacità che dovrebbe trovare in sua espressione nello sviluppo ascendente nel seno delle grandi masse della coscienza proletaria, nella preparazione preventiva dei movimenti che la situazione pone all’ordine del giorno, nella conquista delle organizzazioni di massa ancora sotto l’influenza della burocrazia riformista.

Queste condizioni semplici ed elementari che dovrebbero trovarsi alla base di ogni bilancio nelle assisi di partito è sostituito dalla burocrazia centrista da una mescolanza multiopportunista che non serve in definitiva che ad imbrogliare la base che tutt’oggi ridotta ad un semplice lavoro esecutivo e pratico si limita a ricreare in queste tavole la giustificazione permessa per tale o tal’altro insuccesso, manon ancora la volontà critica di un riesame sereno delle lotte passate suscettibile di ricondurlo sulle posizioni comuniste.

L’assenza di un’avanguardia comunista capace d’intervenire nel corso di queste lotte per la conquista delia dirigenza delle organizzazioni di massa ritarda ed esclude anche in circostanze favorevoli lo sviluppo di lotte che potrebbero assicurare la vittoria rivoluzionaria.

CONQUISTA O DISTRUZIONE DEI SINDACATI

Il comunista nell’organizzazione sindacale deve trovarsi sempre alla testa di tutti i movimenti di tutte le aspirazioni anche minime che corrispondono alla volontà delle masse  E’ nella misura in cui saprà provare attraverso un lavoro incessante, paziente e continuo che saprà conquistare gradualmente ma sicuramente la fiducia di sempre pit larghi strati di massa

Mentre la fraseologia la più radicale anche se essa riceve la benedizione dei santi lumi del centrismo non serve in definitiva che ad illudere la parte più ignorante e più ossequiosa del partito od a disgustare quella parte più debole che disillusa abbandona il partito.

L’II plenum aveva sancito come direttiva principale la politicizzazione degli scioperi, la direzione indipendente e la costituzione dell’O. S. R. compito che avrebbero dovuto facilitare in penetrazione nelle masse della tattica rivoluzionaria capace di condurre le lotte anche le più infime verso la vittoria.

Cosa è avvenuto di tutto questo?

Certamente il centrismo trova più facile ormai gabbare la buona fede dei compagni nel nascondere anche nella misura truccata che lo faceva fin’ora le cifre corrispondenti sulle organizzazioni dirette o che si trovano sotto l’influenza dei communisti.

Gli ultimi avvenimenti le lotte in Germania per il collegamento delle rivendicazioni materiali, la lotta per il mantenimento dei salari per il mantenimento della allocazione ai disoccupati, collegata alla lotta contro il fascismo avrebbe potuto trovare il consenso di larghi strati di massa ed avrebbe in conseguenza scosso l’armatura burocrati cc a riformista ponendo allora all’ordine del giorno veramente, lo sviluppo di queste verso degli obiettivi, più vasti e decisivi per la classe operaia tedesca per il proletariato internazionale od in definitiva per la rivoluzione russa. Mentre la politica scissionista applicata dal padronato in quanto la parte più avanzata si è trovata nell’impossibilità di fare delle organizzazioni di massa del proletariato la leva di volta per le sue conquiste.

In effetti la scissione che fino ad ora era stata l’opera della burocrazia riformista per impedire che il lievito comunista si propagasse nelle organizzazioni ora controllato da essi oggi è secondato dalla burocrazia centrista,

A che vale dire a criticare l’insufficienza del lavoro svolto nelle organizzazioni riformiste quando si adotta come linea centrale la distruzione di queste organizzazioni?

Quando si afferma che le lotte rivendicative dovranno essere dirette non dalle organizzazioni che trovano il consenso delle grandi masse ma bensi’ da un comitato di sciopero improvvisato nel corso di un dato movimento?

E’ sintomatico il fatto che non si sia soffiato motto sulla proposta di sciopero generale avanzata dall’O.S.R. durante gli ultimi avvenimenti la quale non trovo’ poi nessun consenso.

Questo tentativo in se stesso rappresenta tutto un programma. Esso resta la condanna la più esplicita della linea scissionista della burocrazia centrista.

Malgrado che nel suo insieme in risoluzione adottata dalla dodicesima riunione plenaria della C. E. dell’I. C, non sia che un’elencazione degli insuccessi delle differenti sezioni e delle organizzazioni da essa influenzate proprio quando le condizioni favorevoli avrebbero permesso un serio rafforzamento dell’ideologia comunista nel seno delle masse, purtuttarra le conclusioni e lo spirito di questa elencazione non fanno che rafforzare la linea errata che condusse ad una tale situazione, ed a tanti insuccessi.

Se l’undicesimo plenum aveva profettizzata la politizzazione dei più minimi movimenti proletari e la direzione indipendente d questi movimenti da parte dei partiti il dodicesimo riafferma malgrado i risultati catastrofici la stessa linea: la costituzione di nuove organizzazioni sindacali attraverso la distruzione delle esistenti.

Malgrado che i fatti parlino in una maniera evidente contro questa posizione anticomunista respinta e combattuta gia nel seno stesso dell’I. C. all’epoca di Lenin, malgrado che gli ultimi movimenti ed in particolare l’ultimo sciopero dei minatori belgi abbia dimostrato quanto  (? non si legge) fosse indispensabile la presenza di una rete di frazioni capace di ricondurre queste organizzazioni sul terreno classista, la burocrazia centrista persiste nel ritenere che l’0.S. R.è la base organizzativa dei nuovi sindacati rossi.

Ed allora quale valore assume la critica contenuta nella stessa risoluzione sull’insufficienza (noi diremo abbandono) del lavoro dei comunisti nel seno dei sindacati riformisti? Della lotta conseguente e quotidiana per la conquista dei posti elettivi e la direzione locale dei sindacati riformisti?

Essa non è più la direttiva centrale su cui viene basato tutto il lavoro di penetrazione del comunismo ma l’accessorio, l’occasionale, cioè là dove militano ancora dei comunisti nelle organizzazioni sindacali riformiste sviluppare un lavoro di fiancheggiamento con l’O.S.I, quello che in realtà significa farsi espellere dalla burocrazia senza aver fatto nemmeno il minimo nella lotta contro il tradimento permanente della burocrazia riformista.

Il semplice operaio organizzato è suscettibile di comprendere facilmente, nel corso dei movimenti, la funzione contro-rivoluzionaria della burocrazia riformista mentre gli resta incomprensibile il problema della distruzione della propia organizzazione per il fatto ch’essa si trova prigioniera del bonzume riformista.

In altre parole l’operaio senza partito ma che ha già appreso l’importanza del l’organizzazione e l’utilità per il successo delle sue rivendicazioni elementari, dice al comunista: vieni nell’organizzazione, milita, dimostraci che realmente vuoi lottare al primo posto per i miei interessi e noi lotteremo assieme per cacciare la burocrazia riformista

Questo processo si è verificato in una certa misura nel corso degli avvenimenti di Luglio nel Belgio.

Il fatto che la burocrazia riformista si sia servita in grande misura dell’argomento che i comunisti volevano condurre la lotta al difuori dei sindacati, o attraverso il loro sindacato l’O.S.R. sufficiente a dimostrare come le condizioni fossero favorevoli per la penetrazione comunista nel seno delle masse organizzate

E’ sintomatico il fatto che in detta risoluzione non si sta pippato motto sul problema dell’unità sindacale che interessa sempre più vasti strati di masse.

Comprendiamo che quando si parla di costituire organizzazioni parallele o nuclei che abbiano questo compito si comprende anche il silenzio su questo problema che aveva trovato particolarmente in Francia l’anno scorso il consenso di vasti strati operai che la presenza di un vero partito avrebbe potuto soluzionare  vantaggiosamente per la massa operaia.

IL MOVIMENTO DEI DISOCCUPATI

Malgrado che il movimento dei disoccupati per la sua estensione e per la sua proporzione nei confronti delle anno della mano d’ opera occupata a sia una condizione pregiudiziale per la riuscita di un movimento di una tale o tal’altra corporazione esso non è stato oggetto di nessun esame serio

Anche in questo campo ci si limita riafferamare che nulla si è fatto per organizzare delle serie azioni di massa in favore dei disoccupati, che l’insufficiente attenzione a questo problema ha rafforzato le posizioni della socialdemocrazia e del fascismo in questo campo, limitandosi a riaffermare gli stessi cliché che sembr. non siano stati compresi ne applicati convenevolmente dalle sezioni.

E’ un fatto certo che la presenza di trenta milioni di disoccupati, di una schiera incalcolabile di disoccupati parziali pone questo problema al primo posto delle lotte operaie. Si puo’ dire che il risultato di ogni movimento rivendicativo è condizionato ad una giusta impostazione della lotta combinata, che le tasse disoccupate ed occupate possono condurre per le rivendicazioni parziale dei disoccupati o dei disoccupati parziali.

Questo implica è vero una soluzione del problema del lavoro comunista nei sindacati con basi ( ? non si legge) comuniste ed unitarie e non colla posizione scissionista ed auticomunista prevalsa oggi.

La lotta per le rivendicazione dei disoccupati dovrebbe svolgersi sulla base delle organizzazioni sindacali esistenti che laddove esistono diverse centrali i comunisti dovrebbero essere promotori sulla base di un programma di rivendicazioni minime del fronte unico rendendo cosi’ impossibile che questa massa diventi uno strumento di manovra del capitalismo.

Mentre la burocrazia dopo avere addizzionato disfatta sur disfatta continua nel ( suo lavoro criminale? Non si legge) mentre le condizioni oggettive maturano ponendo all’ordine del giorno delle lotte decisive per la (non si legge) operaia, la frazione deve perseverare nella direzione per la rigenerazione dei movimento comunista capace di ricondurre la classe operaia verso delle vittorie, verso la rivoluzione proletaria.