Partito Comunista Internazionale

Il sindacato è un organo interpartitico?

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Il Congresso stabilendo la costituzione di frazioni sindacali porta evidentemente alla conclusione della costituzione di Comitati sindacali del partito, quali organo di collegamento, e di direzione della rete delle frazioni. Compito di questi comitati è l’estensione della zona di influenza del partito e la conquista dei sindacati tuttora nelle mani della social-democrazia.

Ma, oltre a questi compiti circostanziali, le frazioni ed i Comitati sindacali hanno una funzione propria, particolare. E cioè essi danno al partito la possibilità di intervenire in tutti i movimenti di classe per stabilite la loro correlazione con gli scopi finali della lotta rivoluzionaria.

Quando si dice che il partito lotta per l’insurrezione proletaria, non si dice evidentemente che il partito attende l’ora di questa insurrezione e che, in attesa esso si limita a dire alle masse: lottate per le rivendicazioni immediate giacchè il giorno verrà certamente in cui vi accorgerete della insufficienza di questa lotta e comprenderete la necessità della lotta per la rivoluzione comunista. Una tale impostazione sarebbe del tutto astratta e confinerebbe il partito ad una setta senza alcuna possibilità di realizzare gli scopi finali che esso si ripromette anche se esso non facesse che declamare In necessità di questa lotta rivoluzionaria.

Al contrario il partito deve intervenire in tutte le situazioni le quali possono cambiare l’orientazione dei rapporti di forza fra le classi, e di stabilire un diverso rapporto fra le posizioni di forza fra queste classi. L’occasione che permette la modificazione di queste forze di classe è giustamente data dai movimenti di classe originati dalle basi stesse del regime capitalista. Ed in occasione di questi movimenti il partito sostiene quei metodi di lotta che, ad un tempo, possono permettere al proletariato di ottenere dei successi, e di consolidare l’esperienza della battaglia in un accrescimento della coscienza rivoluzionaria delle masse, in un estendersi dell’influenza del partito e nel rafforzamento della sua ideologia comunista.

Il criterio di distinzione fra la concezione comunista delle lotte parziali e dei metodi di queste lotte, e l’altra concezione propagata dal capitalismo attraverso la socialdemocrazia, non consiste affatto nella negazione, da parte nostra, di ogni utilità di queste lotte perchè giudicate con disprezzo parziali, o della necessità di conquistare una vittoria sia pure limitata.

Lo socialdemocrazia sostiene che occorre avviarsi verso un’addizione dei successi parziali, ed incuncare sovratutto questi successi nella permeazione e nella graduale conquista dell’apparato statale del capitalismo.

I comunisti sostengono invece che tutte le conquiste parziali che il proletariato riesce a strappare non hanno una significazione effettiva se non vengono disposte sulla linea non della conquista, ma della distruzione dell’apparato statale del capitalismo. E quindi i comunisti non solo agiscono per il più alto successo delle lotte elementari ed immediate del proletariato, ma anche per il rafforzamento delle posizioni di classe del proletariato. Praticamente, all’esito di ogni battaglia, mentre la socialdemocrazia cercherà di chiamare il proletariato a rafforzare tutti quegli istituti (commissioni paritarie ece.) gabellandoli come delle conquiste proletarie, i comunisti cercheranno di giungere ad un rafforzamento dei poteri dell’organizzazione di classe del proletariato, cioè del sindacato. E questo corrispondentemente ad una estensione degli obiettivi di lotta del partito che, anch’esso non passerà a posizioni più avanzate nel reclamare al capitalismo maggiore libertà, maggiore democrazia, migliore funzionamento delle istituzioni parlamentari, ma agirà per rafforzare materialmente ed ideologicamente il partito di classe imponendo al nemico di non passare ad atti od a leggi che diminuiscano lo sviluppo della sua azione.

La funzione dei comitati sindacali delle frazioni significa quindi che attraverso essi il partito interviene in tutto il meccanismo dei movimenti di classe per determinarli secondo l’orientazione comunista già indicata.

Il partito, in quanto tale, è incapace di realizzare questa funzione. Per la sua base limitata a quella minoranza proletaria che afferma una comunanza di fede e di ideologia politica, per il suo programma di azione che corrisponde non alla situazione di oggi, ma a quella rivoluzionaria di domani, per il suo scopo che è quello dell’instaurazione della dittatura proletaria.

Il sindacato invece per il fatto che accoglie nel suo seno quelli che hanno una comunanza di posizione di classe, e cioè tutti gli sfruttati, per il suo programma generale e per i suoi scopi che riflettono gli interessi immediati delle masse, il sindacato è l’organismo che è chiamato ad intervenire in tutto il processo delle lotte di classe, Ma, abbandonato a sé stesso il sindacato si rivela incapace non solamente agli scopi della liberazione del proletariato, ma agli stessi movimenti elementari del proletariato. Donde la necessità del partito, donde la necessità anche per  partito di agire nel seno dei sindacati.

Quest’azione del partito, o dei partiti, si svolge attraverso le frazioni composte degli iscritti al partito. E dei soli iscritti, e non dei simpatizzanti con essi. Altrimenti si imbroglia tutto il processo dell’influenza del partito sulle masse e sui movimenti di classe. La frazione composta di membri del partito e di simpatizzanti finirebbe di essere un organo di lavoro del partito per assumere l’altro di un doppione del partito che sfugge all’influenza di quest’ultimo, se non addirittura diventerebbe la base per la costituzione di un nuovo sindacato, come lo prova la formazione stessa dell’opposizione sindacale rivoluzionaria. L’opera delle frazioni se desta, come è inevitabile delle simpatie, deve concludersi non con la  falsificazione della nozione della frazione  sindacale (il che avverrebbe con l’annessione dei simpatizzanti), ma attraverso il proselitismo che arricchisce la frazione sindacale di un nuovo membro perchè ha di già arricchito il partito di un nuovo proletario.

Ma, oltre ai casi nei quali come in Italia – il sindacato perde la sua funzione essenziale di organo per le lotte immediate, per acquistare la funzione di richiamo alle masse delle esperienze passate per ottenerne l’adesione a quella serie di movimenti che potranno ricostruire le organizzazioni di massa, anche per quelle situazioni dove il fascismo non ha trionfato, occorre esaminare se la concezione dei comitati sindacali di partito non viene ad apportare una lesione alla funzione propria dei sindacati ed a trasformare questi in una sorte di parlamento dove si affronterebbero i diversi partiti.

A questo appunto si risponde non solamente affermando la funzione propria dei sindacati, di lottare per le rivendicazioni immediate dei lavoratori, non solamente affermando che per questa funzione, il sindacato anche se non raccoglie In totalità della massa,  per i suoi statuti suscettibile di inquadrare questa totalità della massa. Ma si risponde sovratutto con Ia lotta che i comunisti devono condurre per conservare questa funzione ai sindacati. E questa lotta la si conduce impostando correttamente il problema dei rapporti fra partito e sindacato.

I rapporti fra partito e sindacato si stabiliscono sul criterio fondamentale (criterio che è valido anche per il domani dell’instaurazione proletaria) che dal punto di vista organico e gerarchico non possono essere stabiliti dei legami. Non dal punto di vista organico attraverso patti di alleanza, di ripartizione di compiti (al Sindacato i movimenti economici finché restano tali, al partito i movimenti politici od i sindacali quando esorbitano dal quadro corporativo), non dal punto di vista gerarchico di una dipendenza del sindacato degli organi del partito.

Al contrario questi rapporti si basano sulla attività ed i risultati del lavoro delle frazioni sindacali. Quando queste raggiungono ad esempio il risultato un sindacato alla dirigenza socialdemocratica, non per questo esse hanno finito il loro compito, al contrario il loro compito si è allargato e devono restare per permettere al partito di conservare alla sua influenza sulle masse che si sono orientate verso di esso, e di tenere bene in mano il nuovo comitato direttivo del sindacato perchè assolva ai compiti comunisti e non si trasformi -come è avvenuto per la C. G. T. U. in Francia – in un’appendice del partito che finisce per diventare un fattore di degenerazione dello stesso partito.

E qualora le frazioni sindacali ottenessero una vittoria generale nel quadro di una Centrale Sindacale (avvenimento che molto probabilmente si accompagnerà con la stessa vittoria rivoluzionaria contro il capitalismo), non per questo il Comitato Sindacale Centrale del partito si dissolverà nella nuova Centrale che è composta di membri del partito.

Se le frazioni hanno conquistato l’organizzazione sindacale, non per questo il partito è garantito da ogni deviazione ed è certo che tutte le lotte rivendicative saranno impostate ai criteri comunisti già esposti, ed il partito non trova una garanzia sufficiente nell’esercizio di misure disciplinari nei confronti dei suoi membri che fanno parte della direzione sindacale. Il processo di azioni e di reazioni dirette ed indirette in cui si esprime lo stesso meccanismo della lotta di classe, è talmente complesso che nessuna disciplina è sufficiente di per sé stessa. Al contrario l’unica soluzione consiste nella crescente educazione di classe delle masse, nel consolidamento materiale ed ideologico del partito.

Ed a questo fine devono permanere le frazioni sindacali le quali veglieranno a che, ad esempio, lo slancio primitivo di masse che rompono con la social-democrazia sia senza indomani e profitteranno di questo slancio per (non si legge) di una coscienza di classe e comunista, nello stesso tempo in cui vegliano anche a mantenere sulla giusta via il comitato direttivo composto di membri del partito.

Se invece si entrasse nel campo dove hanno operato grandemente il centrismo e la stessa opposizione di sinistra e cioè nella creazione di correnti sindacali che non sono più frazioni in quanto conglomerano talvolta (Comitato Anglo-Russo, Opposizione Unitaria in Francia) elementi di differenti scuole politiche incidentalmente d’accordo su alcuni problemi, allora il sindacato diviene una sorte di parlamento dove correnti politiche si dibattono non più in relazione con gli scopi del sindacato e con gli interessi delle lotte, ma si dibattono in relazione dell’accrescimento dell’una o dell’altra bottega.

Il Comitato Sindacale di partito sfugge a questo pericolo in quanto non trova la ragione della sua esistenza nel seno stesso del sindacato, ma ha la sua ragione nel quadro generale dei rapporti di forza delle classi, e cioè in un quadro esterno terno al sindacato, e d’altra parte ( non si legge) Comitato Sindacale di partito è (non si legge) in relazione gli obiettivi del partito di cui è l’organo con gli obiettivi e le necessità della lotte di classe del proletariato. Il partito socialista è costretto a mettere in relazione il suo programma controrivoluzionario con gli interessi delle masse. E siccome questo comporta un contrasto insanabile è evidente, come lo hanno affermato non poche volte i socialdemocratici italiani, a fare ricorso ai comitati sindacali socialisti come ad una misura in extremis, per fronteggiare l’avanzata comunista, parliamo dei socialdemocratici italiani perchè solo nei sindacati italiani si è avuto per merito della nostra corrente una applicazione corretta delle posizioni comuniste.

Il partito comunista, attraverso i suoi comitati sindacali pone in relazione la sua posizione generale sulla impossibilità di migliorare in modo duraturo le condizioni operaie, senza attaccare le basi stesse del regime, con gli interessi delle lotte immediate del proletariato.

Il sindacato si trasforma in un organo interpartitico quando si dà vita, nel suo seno, a correnti semi-sindacali e semi-politiche, correnti estremamente confuse, quando si oppone parte a parte l’organizzazione sindacale.

Il sindacato resta l’organo per le lotte immediate del proletariato, diventa uno strumento per la stessa insurrezione per l’instaurazione della dittatura proletaria, un organo fondamentale della dittatura stessa, solo se nel suo seno vi agiscono le frazioni ed il Comitato sindacale del partito che avranno finito di esistere solo quando avranno anche finito di esistere lo stato, il partito, il sindacato, Quando cioè Ia società senza classi sarà una realtà e non il corpetto scarlatto di cui si ammantano i centristi dei diversi paesi per farsi credere dei comunisti, porta partiti comunisti allo stato lamentevole nel quale essi si trovano.