Partito Comunista Internazionale

Istruzioni per i delegati del Consiglio Centrale Provvisorio – Le singole questioni

Indici: Questione Sindacale

Categorie: First International, Karl Marx, Military Question, Poland, Taxes, Union Question

[“The International Courier”, nn. 6-7 e 8-10, 20 febbraio e 13 marzo 1867]

Organizzazione dell’Associazione internazionale

Il consiglio centrale provvisorio di Londra raccomanda nella sua totalità il piano d’organizzazione tracciato negli Statuti provvisori: l’esperienza di due anni ha provato la sua forza e la possibilità di adattamento alle circostanze specifiche dei diversi paesi, senza ostacoli per l’unità d’azione. Per il prossimo anno proponiamo Londra come sede del consiglio centrale: infatti, la situazione politica del continente rende poco favorevole un mutamento.

I membri del consiglio centrale saranno eletti dal congresso (art. 5 degli Statuti provvisori), e avranno però il diritto di cooptare nuovi membri.

Il segretario generale sarà eletto dal congresso per un anno e sarà il solo funzionario pagato dall’Associazione. Proponiamo come suo salario due lire sterline (50 franchi) alla settimana.

[Il comitato permanente, costituendo di fatto l’esecutivo del consiglio centrale, sarà scelto dal congresso: la funzione di ciascuno dei suoi membri sarà determinata dal consiglio centrale]1.

Come contributo annuale e uniforme, che ciascun membro dell’Associazione deve pagare alla cassa del consiglio centrale, raccomandiamo mezzo penny (o anche un penny). In più sarà versato il prezzo delle tessere (libretti).

Pur consigliando ai membri dell’Associazione di costituire società di mutuo soccorso e di stabilire un legame internazionale tra di esse, lasciamo l’iniziativa per tali questioni (établissement des sociétés de secours mutuel. Appui moral et matériel accordé aux orphelins de l’Association2) agli svizzeri, che le hanno originariamente proposte alla conferenza di settembre dell’anno scorso.

Accordo internazionale degli sforzi, col contributo dell’Associazione, nella lotta tra lavoro e capitale

(a) Da un punto di vista generale la presente questione abbraccia tutta l’attività dell’Associazione internazionale, il cui scopo e di unire e di dare uniformità agli sforzi, ancora disuniti, compiuti nei diversi paesi per emancipare la classe operaia.

(b) Una delle funzioni principali dell’Associazione, adempiuta già con grande successo in varie circostanze, è di contrapporsi agli intrighi dei capitalisti, sempre pronti, nei casi di sciopero o di chiusura delle officine, a usufruire di operai stranieri come strumento per soffocare le giuste lagnanze dei lavoratori indigeni. Uno dei grandi fini dell’Associazione è di sviluppare negli operai dei diversi paesi non soltanto il sentimento ma il fatto della loro fraternità e di unirli per formare l’armata dell’emancipazione.

(c) Proponiamo al congresso, perché l’adotti, come una “grande unione internazionale di sforzi”, una ricerca statistica sulle condizioni delle classi operaie di tutti i paesi, eseguita dagli operai stessi. Per agire con una qualche probabilità di successo, si devono conoscere i materiali sui quali si intende intervenire. In pari tempo i lavoratori, prendendo l’iniziativa di un’opera tanto grande, dimostreranno d’essere capaci di assumere i loro destini nelle proprie mani. Per questo proponiamo che:

In ogni località, in cui esistano sezioni della nostra Associazione, il lavoro venga cominciato immediatamente e vengano raccolti gli elementi di fatto sui diversi soggetti specificati nel sommario allegato.

Il congresso inviti tutti gli operai d’Europa e degli Stati Uniti d’America a collaborare, raccogliendo gli elementi di questa statistica sulla classe operaia; i rapporti e i dati vengano inviati al consiglio centrale.

Il consiglio centrale li riunisca in un rapporto, cui faccia seguire un’appendice con i materiali.

Detto rapporto e detta appendice vengano predisposti per il prossimo congresso annuale e, sanzionati da esso, siano pubblicati a spese dell’Associazione.

Schema generale dell’inchiesta, che – sia ben chiaro – può venir mutato ed esteso a seconda delle necessità

1. Industria, sua denominazione.

2. Età e sesso degli operai.

3. Numero delle persone occupate.

4. Salari: a) apprendisti e aiutanti; b) salari a giornata o a cottimo; salari pagati da imprenditori subalterni. Salari medi settimanali e annuali.

5. a) Ore di lavoro in fabbrica; b) ore di lavoro nelle piccole officine e nel lavoro a domicilio, nel caso di industrie gestite in questi modi diversi; c) lavoro diurno e lavoro notturno.

6. Ore riservate ai pasti e al riposo.

7. Descrizione dell’officina e del lavoro: affluenza, ventilazione insufficiente; mancanza di luce; impiego di illuminazione a gas; condizioni di pulizia, ecc.

8. Natura dell’occupazione.

9. Effetto del lavoro sulla condizione fisica personale.

10. Condizione morale. Educazione.

11. Descrizione dell’industria: se l’industria sia stagionale ovvero se essa si distribuisca con maggior o minore uniformità nel corso dell’anno intero; se vi siano notevoli fluttuazioni, se sia esposta alla concorrenza straniera; se produce principalmente per il mercato interno3 o per quello estero, e così via.

Limitazione della giornata lavorativa

Consideriamo la limitazione della giornata lavorativa la condizione preliminare, senza di cui abortiranno tutti gli ulteriori tentativi di miglioramento e di emancipazione.

È necessario far recuperare l’energia e la salute alla classe lavoratrice, che costituisce la gran massa di ogni nazione. Non è meno necessario fornire a essa la possibilità di sviluppo intellettuale, di relazioni sociali e di attività sociale e politica.

Proponiamo otto ore di lavoro come limite legale della giornata lavorativa. Tale limite viene generalmente richiesto dagli operai degli Stati Uniti d’America e il voto del congresso ne farà lo stendardo comune di tutte le rivendicazioni delle classi operaie del mondo.

A informazione dei membri continentali, la cui esperienza sulle leggi che reggono le fabbriche è relativamente più ristretta di quella degli operai inglesi, aggiungiamo che ogni legge per la limitazione della giornata lavorativa abortirà e sarà respinta dal capitale, se non verrà determinato il periodo della giornata durante il quale le otto ore di lavoro devono esser compiute. La lunghezza di tale periodo dev’essere portata a otto ore, aggiungendovi le pause per i pasti. Per esempio, se le diverse interruzioni per i pasti ammontano a un’ora, il periodo legale della giornata dev’essere limitato a nove ore, cioè dalle sette del mattino alle sedici, o dalle otto alle diciassette, ecc. Il lavoro notturno deve venir eccezionalmente permesso in industrie o in rami industriali stabiliti dalla legge. La tendenza dev’essere di sopprimere ogni sorta di lavoro notturno.

Questo paragrafo riguarda soltanto gli adulti, uomini e donne: a queste ultime in ogni caso deve venir rigorosamente proibito qualunque lavoro notturno e ogni tipo di lavoro, in cui fosse ferito il pudore e in cui il corpo potesse venir esposto a veleni o ad altri agenti dannosi. Proponiamo di considerare adulta ogni persona che abbia raggiunto o superato l’età di 18 anni.

Lavoro dei giovani e dei fanciulli (dei due sessi)

Consideriamo la tendenza dell’industria moderna di far cooperare i fanciulli e i giovani dei due sessi al grande movimento della produzione sociale come un progresso e una tendenza legittimi, benché il modo in cui essa viene realizzata sotto il giogo del capitale sia abominevole. In una condizione razionale della società tutti i fanciulli, a partire dall’età di nove anni, dovrebbero diventare lavoratori produttivi, che, come gli adulti, non dovrebbero esser sottratti alla legge generale della natura, di lavorare per poter mangiare e di lavorare non soltanto col cervello ma anche con le mani.

Nondimeno, oggi, non dobbiamo occuparci che dei fanciulli e dei giovani della classe operaia. Per motivi fisiologici riteniamo conveniente dividere i fanciulli e i giovani dei due sessi in tre gruppi, che devono venir trattati in modi diversi. Il primo gruppo comprende i fanciulli dai 9 ai 12 anni, il secondo dai 12 ai 15 anni, e il terzo dai 15 ai 18. Proponiamo che l’impiego del primo gruppo in un qualsiasi lavoro, sia nelle fabbriche sia nelle officine, venga legalmente limitato a due ore; quello della seconda classe a quattro ore; quello della terza sezione a sei ore. Per il terzo gruppo si deve avere un’interruzione di almeno un’ora per il pasto e la ricreazione.

Sarebbe desiderabile che le scuole elementari cominciassero l’istruzione dei fanciulli prima dell’età di nove anni; ma, per il momento, non dobbiamo preoccuparci che delle misure strettamente necessarie da contrapporre alle tendenze di un sistema sociale che degrada l’operaio al punto da renderlo un semplice strumento per l’accumulazione di capitale e che trasforma i genitori in mercanti di schiavi, facendo loro vendere i propri figli. Il diritto dei figli e dei fanciulli dev’essere protetto, perché non possono farlo essi stessi. È quindi dovere della società di agire in loro favore.

Se la borghesia e l’aristocrazia trascurano i loro doveri nei confronti della prole, è colpa loro: godendo dei privilegi di queste classi, i fanciulli sono condannati a subirne le conseguenze.

Il caso della classe operaia è completamente diverso. Il singolo operaio non è libero nelle sue azioni. In molti casi egli è troppo ignorante per conoscere il reale interesse del figlio o le condizioni normali dell’evolversi dell’uomo. Tuttavia, la parte più illuminata della classe operaia comprende benissimo che il suo avvenire come classe, e conseguentemente il futuro dell’umanità dipende dalla formazione della generazione che cresce. Sa che soprattutto i bimbi e i giovani lavoratori devono esser tenuti lontano dagli effetti distruttori del sistema presente. E ciò può esser realizzato soltanto attraverso la trasformazione della ragione sociale in forza sociale: e, nelle circostanze presenti, non possiamo far ciò se non mediante leggi generali, che vengano attuate tramite il potere dello Stato. Facendo introdurre tali leggi, la classe operaia non accrescerà la forza del potere governativo. [Come vi sono leggi per difendere i privilegi della proprietà, perche non ne dovrebbero esistere per impedirne gli abusi?]4. Al contrario, tali leggi trasformerebbero il potere diretto contro di esse in loro proprio agente. La classe operaia allora, tramite una misura generale, farà quanto essa tenterebbe invano di compiere con un numero altissimo di sforzi individuali.

Muovendo da queste premesse, dichiariamo che non può esser permesso né ai genitori né agli imprenditori di impiegare il lavoro giovanile, a meno dì non collegare il lavoro con l’educazione.

Per educazione intendiamo tre cose:

1. Educazione spirituale.

2. Educazione corporale, qual è quella prodotta dagli esercizi ginnici e militari.

3. Educazione tecnologica5, tale da abbracciare i principi generali e scientifici di ogni tipo di produzione e nel medesimo tempo da iniziare i fanciulli e i giovani all’uso pratico degli strumenti elementari di ogni mestiere.

Alla divisione dei fanciulli e dei giovani dovrebbe corrispondere uno sviluppo graduale e progressivo della loro educazione mentale, ginnica e tecnologica6. Le spese per le relative scuole tecnologiche7 dovrebbero venir coperte in parte dalla vendita dei loro prodotti.

L’unione del lavoro produttivo retribuito con l’educazione mentale, gli esercizi corporali e l’apprendistato tecnologico8 eleveranno la classe operaia ben al di sopra del livello della borghesia e dell’aristocrazia.

È sottinteso che l’impiego di ogni persona dai 9 anni ai 17 (inclusi) dev’essere severamente proibito dalla legge in ogni lavoro notturno o in ogni mestiere i cui effetti siano nocivi per la salute.

Lavoro cooperativo

È compito dell’Associazione internazionale degli operai di unificare i movimenti spontanei delle classi operaie e di attribuir loro uniformità, ma non di dirigerle o di imporre loro un qualsivoglia sistema dottrinario. Di conseguenza, il congresso non deve proclamare un sistema speciale di cooperazione, ma deve limitarsi a enunciare alcuni principi generali.

(a) Riconosciamo il movimento cooperativo come una delle forze trasformatrici della società presente, basata sull’antagonismo delle classi. È suo grande merito mostrare praticamente che il sistema attuale di subordinazione del lavoro al capitale, dispotico e pauperizzatore, può venir soppiantato dal sistema repubblicano e benefico dell’associazione di produttori liberi ed eguali.

(b) Ma il sistema cooperativo, limitato alle forme microscopiche di sviluppo prodotte da schiavi individuali salariati mediante la loro unione, è importante di per se stesso a trasformare la società capitalistica. Per convertire la produzione sociale in un largo e armonioso sistema di libero lavoro cooperativo sono indispensabili cambiamenti sociali generali, trasformazioni delle condizioni generali della società, realizzabili soltanto con l’impiego delle forze organizzate della società, cioè del potere governativo, strappato dalle mani dei capitalisti e dei proprietari fondiari e posto nelle mani dei produttori.

(c) Raccomandiamo agli operai di interessarsi maggiormente della cooperazione di produzione che di quella di consumo: infatti, la seconda tocca soltanto la superficie del sistema economico attuale, l’altra lo attacca nella sua base.

(d) Raccomandiamo a tutte le società cooperative di consacrare una parte dei loro fondi alla propaganda dei principi con la parola e con l’azione, di prender l’iniziativa per la costituzione di nuove associazioni cooperative di produzione e di diffondere il loro insegnamento

(e) Allo scopo di impedire alle società cooperative di degenerare nelle solite società per azioni (sociétés par actions) borghesi, ogni operaio occupalo, azionista o meno, dovrà ottenere un salario eguale a quello degli altri. Come compromesso meramente temporaneo, acconsentiamo ad ammettere interessi minimi per gli associati.

Trades Unions9. Loro passato, presente e avvenire

(a) Loro passato.

Il capitale è una forza sociale concentrata, mentre dal canto suo l’operaio non dispone che della sua forza riproduttiva individuale. Perciò, il contratto fra il capitale e il lavoro non può mai venir stabilito su basi eque, pur se si attribuisce all’aggettivo “equo” il senso che gli assegna una società che contrappone la proprietà dei mezzi materiali della vita al lavoro delle forze vitali produttive. Il solo potere sociale che possiedono gli operai è il loro numero. La forza del numero è annullata dalla disunione.

Quest’ultima fra gli operai è prodotta e perpetuata dalla concorrenza inevitabile fra loro stessi.

Le trades unions originariamente sono nate dagli esperimenti spontanei degli operai per superare la suddetta concorrenza o per lo meno per attenuarla, per mutare i termini del contratto, onde poter almeno elevarsi al disopra della condizione di semplici schiavi. L’oggetto immediato delle trades unions è tuttavia limitato alle necessità delle lotte quotidiane, ai mezzi per difendersi contro gli attacchi del capitale, alle questioni salariali e della durata del lavoro. Quest’attività delle trades unions non è soltanto legittima, ma necessaria. Non vi si può rinunciare, finché dura il sistema attuale; al contrario, esse devono generalizzare la loro azione attraverso la fondazione e l’unione di associazioni analoghe in ogni paese. Da un’altra parte, e senza poterlo prevedere, le trades unions hanno costituito dei centri organizzatori della classe operaia, come i comuni e le municipalità medievali avevano avuto una pari funzione per la classe borghese. Se esse sono indispensabili nella guerra di scaramucce tra lavoro e capitale, sono certo molto più importanti come forze organizzate di trasformazione del sistema del lavoro salariato e del predominio capitalistico.

(b) Loro presente.

Le trades unions si sono occupate finora troppo esclusivamente di lotte locali immediate contro il capitale e non hanno avuto sufficiente consapevolezza del loro potere d’azione contro il sistema della schiavitù del salariato. Si sono perciò tenute troppo lontane dal movimento generale sociale e politico. Ciò nondimeno, in questi ultimi tempi hanno cominciato a intravvedere la loro grande missione storica, come si deduce per esempio dalla loro partecipazione al più recente movimento politico in Inghilterra, dalla più elevata concezione della loro funzione negli Stati Uniti e anche dalla seguente risoluzione, adottata recentemente dalla grande conferenza, tenutasi a Sheffield, dai delegati delle trades unions:

«Questa conferenza, apprezzando nel loro giusto valore gli sforzi compiuti dall’associazione internazionale per unire in un legame fraterno gli operai di tutti i paesi, raccomanda con il massimo impegno a tutte le società rappresentate di aderire a essa, nella convinzione che l’Associazione internazionale costituisca un elemento necessario per il progresso e la prosperità di tutta la comunità operaia».

(c) Loro avvenire.

A parte i loro fini originari, le trades unions devono oggi imparare ad agire coscientemente come centri organizzatori della classe operaia nel grande interesse della sua emancipazione totale. Devono appoggiare ogni movimento sociale e politico che proceda in tale direzione. Considerandosi e agendo quali espressione di tutta la classe operaia, riusciranno a inglobare nelle file di questa coloro che ne sono fuori. Devono interessarsi con molta attenzione dei settori industriali dove le retribuzioni sono più misere, come nel caso dei lavoratori agricoli, i quali sono stati ridotti all’impotenza10 da circostanze eccezionalmente sfavorevoli. Devono far nascere la convinzione in tutto il mondo11 che i loro fini, invece d’essere circoscritti in limiti stretti ed egoisti, mirano all’emancipazione dei milioni degli oppressi.

Imposte dirette e indirette

(a) Nessuna modifica nella forma di riscossione delle imposte potrebbe produrre un cambiamento importante nelle relazioni tra capitale e lavoro.

(b) Tuttavia, avendo da scegliere tra due sistemi di imposte, raccomandiamo l’abolizione totale delle imposte indirette e la loro sostituzione completa colle imposte dirette: [infatti, la percezione delle imposte dirette è a miglior mercato e non influisce sulla produzione]12.

Le imposte indirette fanno infatti alzare i prezzi delle merci, che i commercianti gravano non soltanto dell’ammontare di esse, ma anche dell’interesse e del profitto del capitale anticipato nel pagamento.

Inoltre, il metodo delle imposte indirette mistifica il contribuente per ciò ch’egli paga allo Stato, mentre le tasse dirette non consentono la simulazione. Per questi motivi le tasse dirette mantengono attivo il controllo sul governo da parte di ogni membro dello Stato, mentre le imposte indirette eliminano ogni tendenza all’auto-governo.

Credito internazionale

L’iniziativa dev’essere lasciata ai francesi.

La questione polacca13

(a) Perché gli operai europei prestano interesse a questo problema? In primo luogo perché vi è una cospirazione del silenzio da parte degli scrittori e degli agitatori borghesi, sebbene costoro appoggino ogni sorta di nazionalismo sul continente, anche quello dell’Irlanda. Quali sono i motivi di questo silenzio? Perché insieme, borghesi e aristocratici, contano su questo sinistro potere asiatico posto sul retro della scena, che dovrà fare la sua apparizione allorquando traboccherà la marea montante della classe operaia. Questa potenza non potrà venir effettivamente rovesciata se non attraverso la ricostruzione di una Polonia su basi democratiche.

(b) Con i mutamenti presenti nell’Europa centrale, e specialmente in Germania, una Polonia democratica e indipendente è più che mai necessaria. Senza di essa la Germania diventerà l’avanguardia della Santa Alleanza, con essa, sarà invece collegata alla Francia repubblicana. Il movimento operaio sarà continuamente sconcertato, ostacolato e ritardato, finché questa grande questione europea non verrà risolta.

(c) È dovere precipuo della classe operaia tedesca di prendere l’iniziativa per tale questione, perché la Germania è anch’essa colpevole dello smembramento della Polonia.

Le armate14

(a) L’influenza dannosa dei grandi eserciti permanenti sulla produzione è stata sufficientemente denunciata da congressi borghesi di ogni tipo, da congressi della pace, da congressi degli economisti, da congressi di statistica, da congressi filantropici, da congressi sociologici. Pensiamo perciò che sia del tutto superfluo dilungarci su questo punto.

(b) Proponiamo l’armamento universale del popolo e la sua completa istruzione nell’uso delle armi.

(c) Quale necessità transitoria accettiamo piccole armate permanenti per servire da scuola agli ufficiali della milizia: ogni cittadino di sesso maschile è obbligato a servire in esse per un periodo molto breve.

La questione religiosa15

L’argomento dev’essere lasciato all’iniziativa dei francesi.

Scritto alla fine dell’agosto 1866.

Note

  1. Il paragrafo tra parentesi quadre appare solo nell’edizione francese. ↩︎
  2. costituzione di società di mutuo soccorso. Appoggio morale e materiale concesso agli orfani dell’Associazione. ↩︎
  3. L’edizione francese ha “consenso”. ↩︎
  4. La frase tra parentesi quadre appare solo nell’edizione francese. ↩︎
  5. L’edizione francese ha “politecnica”. ↩︎
  6. L’edizione francese ha “politecnica”. ↩︎
  7. L’edizione francese ha “politecnica”. ↩︎
  8. L’edizione francese ha “politecnica”. ↩︎
  9. Associazioni di mestiere (sindacati). ↩︎
  10. L’edizione francese ha “incapaci di resistenza organizzata”. ↩︎
  11. L’edizione francese ha “in larghe masse di lavoratori”. ↩︎
  12. La frase tra parentesi quadre appare nell’edizione francese e nel manoscritto di Marx. ↩︎
  13. Nell’edizione francese è aggiunto: «Necessità dell’eliminazione dell’influenza russa in Europa grazie all’applicazione del diritto delle nazioni all’autodeterminazione e alla restaurazione della Polonia su base democratica e sociale». ↩︎
  14. Nell’edizione francese è aggiunto «Armate permanenti; loro relazioni con la produzione». ↩︎
  15. Nell’edizione francese è aggiunto: «Idee religiose; loro influenza sullo sviluppo sociale, politico e intellettuale». ↩︎