Libertà sindacale e commissioni interne
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La realtà della situazione politica presente si riflette nel modo più tangibile nella vita degli organismi di massa. E’ avvenuto così che il predominio di fatto dei cinque (o sei, non si capisce mai bene) partiti della coalizione democratica invadesse i sindacati, s’insinuasse nelle commissioni interne e crеаsо sua immagine e somiglianza i C. L. N. aziendali. Si parla di unitarietà dei sindacati, di democrazia interna, di “aparticità” degli organismi di massa, mentre è in atto una dittatura funzionaristica che fa capo tre partiti, sostenuti dalla tradizionale gerarchia dei mandarini. Questo fenomeno, che non siamo noi i soli rilevare, giacchè interessa logicamente tutte le minoranze operaie (e l’hanno rilevato tanto i libertari quanto il P. d. A. e il P. R. I.), assume un aspetto particolare nel caso delle Commissioni Interne, che le norme procedurali della Confederazione del Lavoro hanno trasformato, prima ancora che nascessero in clima di libertà e di post-fascismo anziché in organismi liberamente eletti dalla base in organismi creati dall’alto secondo criteri di rappresentanza proporzionale delle correnti sindacali esistenti di fatto nella fabbrica, costituiti cioè in base a puri rapporti numerici e formali fra partiti e non in base alla loro reale influenza sul posto di lavoro.
Cosi, mentre da una parte si insisteva sul criterio democratico del libero accesso di tutte le correnti sindacali, se ne precludeva di fatto il funzionamento su un piano di effettiva parità, e si creava, nello stesso ambiente di lavoro, una dittatura di tre partiti pomposamente autodichiaratisi e di “massa”.
E’ noto infatti il criterio fissato dalla C. G. L. Leggiamo i 4 primi capitoli delle disposizioni confederali in materia:
“La Confederazione generale del lavoro, riconfermando le direttive per la nomina delle Commissioni interna stabilisce:
1. L’attuale Comitato d’agitazione deve trasformarsi in Comitato elettorale e procedere alla elezione della Commissione interna. Là dove il Comitato di agitazione non comprende ancora i rappresentanti di tutte le correnti sindacali esistenti nell’officina deve ampliarsi sino a comprenderle tutte. Quando non esistesse il Comitato d’agitazione si deve procedere alla costituzione di un Comitato elettorale composto con gli stessi criteri di rappresentanza di tultte le correnti.
2. Il Comitato d’agitazione trasformato in Comitato elettorale con la rappresentanza di tutte le correnti sindacali esistenti nell’officina deve concordare una lista unica da presentare ai suffragi dei lavoratori. Questa lista unica deve essere composta dagli operai che più si sono distinti selle recenti lotte contro i tedeschi ed i fascisti per la difesa del pane dei diritti degli operai moralmente e politicamente inattaccabili, e devono essere scelti fra le varie correnti ati sindacali, in un numero proporzionato alla presente influenza di ogni tendenza, assicurando sempre la rappresentanza a tutte le correnti che nell’officina rappresentano qualche cosa. Inoltre, dovrà farsi in modo che nelle Commissioni interne siano sempre possibilmente rappresentate le donne ed i giovani; così si dica per gli uomini, dove la grande maggioranza è femminile.
3. Qualora nella composizione della lista per la nomina della Commissione interna non si raggiungesse l’accordo, fosse impossibile presentare una lista unica si dovrà adottare un sistema proporzionale di elezione che assicuri alla lista minoritaria una adeguata rapprappresentanza. II numero dei voti espressi verrà diviso per quello dei seggi: stabilito così un quoziente, ogni lista avrà diritto a tanti posti quanti sono i quozienti che sono spettati. Di ogni lista saranno eletti nell’ordine, quei candidati che avranno avuto maggior numero di voti.
4. Il Comitato d’agitazione traformato in Comitato elettorale provvederà a regolare le elezioni nel modo più conveniente, assicurando ad ognuno il diritto di votare libero e segreto: garantirà per lo scrutinio controllato dei voti dati e ne proclamerà pubblicamente i risultati, dei quali stenderà pure verbale ».
Per noi, la questione è ancor più complessa che per altre correnti sindacali. Come se non bastasse il monopolio di questa trinità di partiti (proprio così, trinità: padre, figliolo e spirito santo), ci si trova di fronte alle manovrette dei centristi, che la timidezza socialdemocratica si guarda bene dall’arginare. Avviene così che, al di fuori dei rappresentanti dei tre partiti, non esistono come candidati che dei “senza-partito” s guai ge a chi si presenta alle candidature come internazionalista.
Più cambia più è la stessa cosa, dice un proverbio francese. II partito unico di fascistica memoria si è diviso in tre solo per darsi un tono di democrazia. La storia conosce abbastanza aquile tricipiti per lasciarsi ingannare….