Partito Comunista Internazionale

Lo sviluppo della politica agraria russa

Categorie: Agrarian Question, Russian Revolution

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di EUGENIO VARGA

II seguente, articolo del valente economista E. Varga, fu scritto prima che in Russia venisse deliberato l’ultimo mutamento nell’indirizzo della politica economica del governo dei Soviet, ed in special modo della sua politica agraria con la sostituzione dell’imposta in natura al sistema delle requisizioni. 

Per tal motivo, non è fatto alcun cenno di questa nuova direttiva, là dove l’autore parla dell’organizzazione per la raccolta dei viveri e dei provvedimenti intesi a trasformare l’economia agricola privata in economia comunista. 

Il presente articolo, di valore essenzialmente storico, conserva però egualmente il maggiore interesse, in quanto che esso ci espone in una rapida sintesi, attraverso quale fasi sia passata la questione agraria in Russia prima e dopo la rivoluzione proletaria, giungendo fino ad oggi in cui una nuova fase s’inizia e che solo l’avvenire può dire quali e quanti benefici essa porterà. 

Lo sviluppo dell’economia agraria è l’essenza dell’economia politica russa. Così è sempre stato e così è anche oggi. 

Perché il fatto più importante, che nell’agricoltura s’impiega circa l’80% di tutta la mano d’opera, non è cambiato con la rivoluzione proletaria. Ed anche le questioni fondamentali sono sempre le stesse. Come si possono portare i contadini russi a conseguire una maggiore ripartizione del raccolto sui loro estesissimi territori? Come si può far corrispondere la spartizione del suolo e dei suoi prodotti al sistema politico dominante? 

Per quanto concerne la prima questione, fino alla rivoluzione proletaria si cercò sempre di risolverla nello stesso modo; assicurare la più elevata produzione possibile a spese dei lavoratori; spingere al massimo la produzione. Ciò accadde dopo l’abolizione della schiavitù con il più brutale e più cinico sfruttamento del lavoro dei servi. Come ovunque, anche in Russia ciò doveva portare al risultato opposto l’economia della servitù falliva sempre più; si produceva appena il minimo occorrente al mantenimento dei contadini stessi. 

L’abolizione della servitù non cambio molto lo stato delle cose; benché i gravami dei contadini, imposte, tributi, ecc., fossero ormai ben definiti e non lasciati all’arbitrio del singolo proprietario, essi erano però un carico quasi insopportabile. E ciò perché il contadino, nella maggior parte della Russia, possedeva troppo poca terra per potervi impiegare la sua intera forza lavoro, e perché per il suo analfabetismo, per la sua assoluta ignoranza dell’economia agraria scientifica, per il suo forte conservatorismo e per la sua miseria di generi alimentari, egli era troppo debole per sopportare così forti pesi. 

Il contadino russo soffriva la fame mentre i cereali russi venivano spediti in Inghilterra ed in Italia. 

Così l’intero sistema agrario della Russia andò incontro alla rovina. 

Il sistema del «Mir»; la triplice forma dell’economia agraria e le ripetute e periodiche nuove spartizioni di tutte le terre dei contadini, impediva anche a quei pochi idealmente preparati di rom- perla col tradizionale e pessimo sistema economico per mezzo di un’unione delle organizzazioni del «Mir». 

L’impoverimento dei villaggi agrari della Russia portò generalmente alla rivolta dei contadini nella prima rivoluzione russa. Dopo la sua sconfitta si cercò di attuare una riforma su basi borghesi. Questa fu la riforma agraria di Stolypin. I suoi scopi fondamentali erano politicamente: la creazione di una condizione agiata ai contadini, affinché essa costituisse una larga base per la classe borghese; economicamente l’abolizione dell’organizzazione del «Mir», l’unione delle parcelle giacenti in comune con i latifondi arrotondati per creare con ciò ai contadini progressisti la possibilità del progresso economico. In connessione con questa riforma si ebbe: l’annullamento del diritto degli abitanti lontani dal villaggio ad una quota in denaro nel luogo nativo, con ciò una definitiva separazione del proletariato industriale semicontadino dalla gleba: la proletarizzazione dei poveri del villaggio con suddivisione dei latifondi comunali in seguito allo scioglimento dei «Mir». Per tal fine si acquistò su vasta scala dai grandi proprietari di terre e si vendette ai contadini possidenti con l’aiuto di una banca agraria di Stato. 

La riforma agraria di Stolypin fu iniziata con mediocre energia. Perciò la sua esecuzione si effettuò molto più lentamente che non il rivoluzionamento degli spiriti. Questa parve essere la sorte di ogni riforma agraria borghese. Il regime di Kerenski dette un certo impulso alla questione agraria, ma la soluzione si aggirava sempre più nei limiti borghesi. Con la rivoluzione proletaria venne la soluzione rivoluzionaria della questione agraria. Noi possiamo in essa distinguere quattro fasi. 

La prima è la spartizione dei grandi latifondi. Essa si effettuò in modo rivoluzionario. Tutti i contadini, ricchi e poveri, vi parteciparono. Anzi, i contadini ricchi usurparono, nella maggior parte dei casi, una maggior quantità di terra, di bestiame e di macchine che non i contadini poveri. Politicamente questa fase rappresenta l’annientamento della classe dei latifondisti, che sola nell’intero territorio possedeva una diffusa organizzazione terriera capace di suscitare una controrivoluzione. L’intera massa dei nullatenenti, provvisoriamente indifferenziati negli averi e nella posizione sociale, venne con ciò guadagnata al sistema dei Soviet ed ai bolscevichi e sottratta per sempre ad ogni tentativo di restaurazione del regime zaristico dei grandi possidenti. Viva il sistema dei Soviet, viva i bolscevichi, fu il grido di tutti i contadini. Per la maggioranza di essi la rivoluzione era compiuta con la spartizione della terra e l’annientamento del latifondo. Essi volevano d’ora innanzi viver bene, vendere i loro prodotti sul libero mercato ai prezzi più elevati e non pagare alcuna imposta. Il contadino ricco è in realtà sempre un anarchico, non certo però idealista! 

Per i contadini poveri invece, con la prima spartizione dei grandi possedimenti, la rivoluzione non era compiuta. Altrettanto per il proletariato industriale. Non lo era per i contadini poveri, perché essi con la prima spartizione ricevettero poca terra, per la lavorazione della quale non avevano né bestiame né attrezzi, e perché era rimasta la stessa ineguaglianza delle ricchezze e dei redditi. Fu questa la fase della rivoluzione che nella stampa e nella letteratura social-democratica dell’Europa occidentale fu definita con le seguenti parole: «La rivoluzione bolscevica ha aumentato nel paese l’ineguaglianza». Non lo era per il proletariato industriale, perché i contadini ricchi fornivano i mezzi di sussistenza ai cittadini soltanto ad alti prezzi o possibilmente in cambio di prodotti industriali. Per cui risolto il primo compito, la soppressione della grande proprietà, occorse procedere oltre e iniziare la lotta negli stessi villaggi contro i contadini ricchi. 

Venne il periodo dei «Comitati dei poveri». Sotto la direzione di lavoratori industriali coscienti, furono creati in ogni villaggio comitati dei poveri per una nuova sistemazione della vita economica e degli averi. Si ebbe un’aspra lotta con i contadini ricchi – chiamati Kulaken in Russia – lotta che nella Russia centrale ha avuto il suo epilogo, ma che in quelle regioni, ove prima si dovettero spazzar via i controrivoluzionari, Caucaso, Siberia, Ucraina, è tutt’ora in corso. 

II risultato dell’attività dei Comitati dei poveri fu il seguente: 

1. II terreno fu in ogni circoscrizione nuovamente ripartito, proporzionalmente al numero dei singoli. In questa nuova spartizione fu compreso non soltanto l’antico latifondo, ma anche i grandi possedimenti dei contadini ricchi. A ciascuno tocco una parcella eguale. E’ naturale quindi che i contadini che prima erano i più ricchi, oggi, dopo l’applicazione della riforma agraria e la spartizione dei latifondi, abbiano meno terra di prima1. La spartizione della terra fra tutti i contadini nello stesso paese è stata eguale non c’erano per quanto riguarda il possesso della terra – né grandi, né piccoli possidenti. 

2. I comitati dei poveri introdussero anche la equiparazione nel possesso dei mezzi di produzione mobili, animali ed attrezzi. Sotto forma di «Imposta straordinaria» venne confiscata una gran parte delle ricchezze dei contadini ricchi, assegnandola ai contadini poveri. 

3. Infine i comitati dei poveri servirono, quando non era ancora bene organizzata la requisizione dei mezzi di sussistenza nella repubblica dei Soviet, come organi per la raccolta dei viveri. Col loro aiuto per la prima volta si poté spingere lo sguardo nelle provviste dei contadini ricchi e provvedere alla raccolta sul luogo. 

Con l’attuazione dell’uguale ripartizione del suolo, con la graduale compensazione dei beni mobili e col compimento dell’organizzazione statale per la provvista dei viveri, i comitati dei poveri divennero superflui e scomparvero. Nell’esteso territorio della Russia non c’erano più né contadini ricchi, né poveri nel vero-senso della parola. C’era solo il contadino medio. Al posto del comitato dei poveri subentrarono i Soviet eletti da tutta la popolazione del villaggio. 

L’intero sviluppo venne definitivamente sanzionato con un decreto del maggio 1920, il quale stabiliva come definitiva l’attuale suddivisione dei beni e proibiva per 12 anni ogni nuova spartizione delle terre dei villaggi. 

La politica agraria della Russia dei Soviet si orienta ormai verso i contadini medi. Però i socialdemocratici dell’Europa occidentale, i quali del reale sviluppo nulla conoscono o nulla vogliono conoscere, dichiarano con arroganza che la tattica dei comitati dei poveri ha condotto alla rovina e doveva quindi essere abolita. E per quanto riguarda la politica dei contadini medi, essi dichiarano che la repubblica dei Soviet abbia fatto la pace o mirasse a farla coi contadini – in generale essa rinunzia alla lotta contro di essi ed altre cose senza senso. 

Ma intanto lo sviluppo in Russia progredisce senza posa. Compiuta la equiparazione dei patrimoni e dei redditi, si lavora per la trasformazione del sistema d’economia agraria privata in economia comunista statale. II primo passo fu l’elaborazione e la diffusione del sistema del contingente. Una certa parte del prodotto della produzione agricola in ogni specie di generi, biade, foraggi, patate, verdura, carni, burro, uova, latte, pelli, lana, crine, corna, unghie, canape, lino, cotone, frutta, miele, ecc., doveva esser fornita allo Stato a prezzi determinati. Inoltre – e ciò è veramente socialista – non è il singolo contadino che è tenuto al dovere del fornimento, bensì l’intero villaggio come unità sociale. 

Il modo secondo cui i contadini raccolgono fra di loro il contingente da ciascuno dovuto, risponde pienamente al loro vero interesse, il quale è regolato in modo assolutamente democratico, con consultazioni di tutti i componenti del villaggio. Nei villaggi russi c’è una democrazia genuina, perché gli abitanti per l’appunto non stanno fra di loro nei rapporti di sfruttati e di sfruttatori. 

Il comune dovere al fornimento è un vincolo sicuro perché l’economia agricola privata possa interessare gli uni nel progresso economico degli altri. 

Su questi principi fondamentali si sviluppano digià le più elevate forme della fusione dei contadini. Interi villaggi costituiscono un’unica organizzazione del lavoro -Artel- la più grande si divide in tre o quattro parti per la comune lavorazione del suolo, la comune attuazione dei miglioramenti, ecc. 

La fusione talvolta è ancora più stretta. I contadini mettono insieme i loro campi e tutti i loro mezzi di produzione, formano una comunità, la quale non soltanto produce in comune, ma consuma anche in comune, non in base al numero dei lavoratori, ma in base al numero dei consumatori, delle «bocche» come si dice qui. Queste forme di sviluppo sono sostenute dal governo dei Soviet con tutti i mezzi possibili, con denaro, macchine, sementi e bestiame. 

Ma questo sviluppo, per quanto proceda bene, non è abbastanza rapido. E necessario perciò fare un passo avanti verso la trasformazione. Questo è il programma dell’inverno di quest’anno e della primavera. Noi possiamo definirlo nella frase seguente Regolamento statale della produzione agricola. In tutta la Russia parliamo della Russia centrale che costituì ininterrottamente la Russia dei Soviet, poiché gli altri territori, come accennammo, si trovano in uno stadio di sviluppo incipiente si sono costituiti dei comitati di coltivatori. 

Questi comitati devono insegnare ai contadini quanti cereali od altre specie di piante devono seminare, quando e quanto profondo essi devono arare, ecc. Non si tratta quindi di nozioni teoriche. L’animatore ed il direttore spirituale di questa opera grandiosa, il compagno Ossinsky, ne definì lo scopo nei seguenti termini: Noi dobbiamo arrivare al punto che l’intero villaggio lavori la terra come il migliore e più intelligente agricoltore di questo circondario. Dunque, organizzazione proletaria del lavoro sotto la obbligatoria direzione degli organi statali2. Per assicurarne i risultati, vennero prese dallo Stato ai contadini le sementi necessarie per le semine primaverili e ad essi furono date invece a primavera granaglie scelte della migliore qualità; specie analoghe vennero dallo Stato assegnate immediatamente alla produzione. Ciò è un importante passo verso la socializzazione dell’economia rurale. Non l’ultimo. In Russia ora vengono costruite potenti «trattrici» – moto aratrici a benzina – qualcuna viene importata anche dall’America. Lo Stato farà arare pei contadini vaste estensioni di terra nera, con ciò entro l’anno, anche senza concimi, è assicurato un elevato raccolto. Utilizzazione comune delle nuove macchine che non vengono lasciate alla proprietà privata dei contadini. Alla fine, sarà lasciato all’economia privata del contadino soltanto il governo della casa. 

Questo sviluppo non è necessario soltanto per dirigere lentamente i contadini verso il sistema dell’economia comunista, ma anche per aumentare la produzione. Non dobbiamo dimenticare che nella Russia le condizioni della ripartizione del suolo erano molto varie. Precisamente nella Russia centrale l’estensione del latifondo era molto limitata3. Trascurabile perciò l’aumento del terreno dei contadini. Poiché il raccolto in seguito ai sei anni di guerra accennava a scemare4 e per i difetti del commercio libero si manifestava fra i contadini la tendenza al ritorno all’economia domestica, ciò che influì, in seguito, sulla produzione collettiva, ed infine si era fortemente elevato il consumo dei contadini stessi in mezzi di sussistenza5, ci fu nella Russia centrale, con la relativa densa popolazione, malgrado la spartizione dei latifondi una nuova crisi agraria, o con espressione più mite, una questione agraria. 

In vasti territori la terra divisa tra i contadini secondo il numero degli individui, con l’attuale sistema d’economia primitiva è appena sufficiente per soddisfare i loro bisogni. Mentre all’Est, nei territori del Volga e della Siberia, milioni e milioni di ettari di terreno fertile giacciono senza padrone, vaste estensioni che una volta all’anno vengono falciate dai militari, fondi di riserva in terreni della Repubblica dei Soviet, intorno a Mosca vi sono delle località dove anche oggi c’è bisogno di terra. Perciò la direttiva della politica agraria dei Soviet mira ai seguenti scopi: 

  1. Miglioramento dell’economia agricola sfruttando la terra esistente nel modo migliore. 
  2. Grandiosa colonizzazione, mediante lo stabilirsi della popolazione agricola esuberante nei territori del centro nelle terre libere del Volga e della Siberia, dove è digià possibile la vita sociale nelle più elevate forme collettive. 

***

Qualche lettore troverà che il sunto ch’io do qui sullo sviluppo della politica agraria russa, non è così chiaro come lo si desidererebbe. La colpa non è mia. Io non scrivo nulla d’oscuro; sono gli avvenimenti in continuo movimento, come deve appunto avvenire in una rivoluzione. Delle linee di sviluppo in alcune parti sono giunte allo scopo, in altre invece incominciano ora. Talvolta si cerca di raggiungere un determinato grado di sviluppo o di superarlo. La vita nella Russia dei Soviet, uno Stato di 100 milioni di uomini che abitano una grande estensione di terra, non si può descrivere in una sola maniera. Forse sarebbe possibile dare descrizioni particolareggiate dei singoli tratti di territorio.

Note

  1.  Il lettore influenzato dalle concezioni europee crederà sicuramente che la spossessamento dei contadini ricchi sia stato un danno. Ma ciò è errato, come ho dovuto convincermene personalmente. Dopo che con la rivoluzione sociale si rese impossibile l’impiego del lavoro salariato nell’agricoltura, questo perdette il suo valore come forma possibile di coltivazione, mediante l’impiego del proprio lavoro nel terreno posseduto. ↩︎
  2. I compagni stranieri difficilmente comprenderanno ciò. perché per l’appunto, la natural del sistema dei Soviet fa sì che gli stessi organi i quali costringono i contadini a lavorare in un determinato modo la terra, se necessario anche con la forza delle armi, d’altra parte presentandosi ad essi come consiglieri ed aiutanti si pongono anche all’aratro mostrando praticamente come ciò sia possibile nel migliore dei modi, portando loro nel lavoro un effettivo aiuto. ↩︎
  3.  Dati statistici ne abbiamo solo in relazione ai cereali. Il consumo medio annuo in cereali dei contadini nel «florido» Gubernien prima della guerra era di 640 pfund per abitante: nel 1918-19 raggiunge 676 pfund. Un pfund russo è circa 0,41 kg. (Larin-Kritzmann, pag. 24). ↩︎
  4. Secondo Larin-Kritzmann il raccolto complessivo del Winterroggen: importante frutto dell’artocarpo, per dessjatine è il seguente: dal 1909 fino al 1913, 4 pud; dal 1914 fino al 1918, 46 pud; 1918, 44 pud; 1919, 43 pud. È un fatto conosciuto che le statistiche indicano una diminuzione del prodotto se v’è un’imposta obbligatoria. ↩︎
  5.  Nel 1916 c’erano in 39 Gubernica della Russia cereale, su 39 milioni di dessjatine di terreno coltivabile solo 29 milioni di dessjatine di grandi latifondi, cioé il 71/2%. Nella rimanente della Russia europea il 20%. (Larin-Kritzmann, sunto della vita economica e dell’organizzazione della economia nella Russia dei Soviet). Pubblicato in russo nell’ottobre 1920. ↩︎