Davanti al 3° Congresso
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di G. LUKACS
Mentre il 2° Congresso (1920), superata la fase iniziale di propaganda dell’Internazionale Comunista, iniziava il periodo della sua organizzazione, il 3° Congresso invece, chiamato a dare le direttive tattiche dell’azione nel prossimo avvenire, deve necessariamente occuparsi di alcuni importanti problemi emersi dall’esperienza dell’ultimo anno di vita dell’internazionale, problemi strettamente connessi alla sua organizzazione ed al suo funzionamento.
E più che naturale che un così poderoso organismo affasciante tutte le forze rivoluzionarie del mondo, non potesse fin dal primo momento esser creato perfetto in ogni sua parte. Risolto nelle sue linee generali il problema dell’organizzazione, con la costituzione dei Partiti Comunisti in quasi tutti i paesi, era facilmente prevedibile che una serie di questioni diverse particolari e di dettaglio le une. (relazioni fra l’Esecutivo dell’Internazionale e le singole Sezioni, relazioni fra le Sezioni, ecc.), di carattere più generale le altre e tali da investire lo stesso indirizzo politico dell’Internazionale (autonomia e centralizzazione), – sarebbero sorte dalla stessa attività pratica dell’Internazionale.
Di tale natura sono i problemi prospettati dal Lukacs nel suo scritto che qui pubblichiamo. Da tempo essi formano oggetto di discussione nelle file dell’Internazionale e di essi ebbe ad occuparsi anche il nostro partito. Si riserviamo di ritornare ampiamente e di proposito su queste questioni.
Sarebbe voler ingannare sé stessi l’ammettere che ogni partito dichiaratosi incondizionatamente per la 3a Internazionale sia già un vero partito comunista. Che in realtà così non è, lo dimostrano le diverse crisi succedutesi in quest’anno fra i due Congressi, di cui una parte sarà portata davanti al 3° Congresso. E in modo ancor più evidente ciò si rivela nella questione dei rapporti dei partiti con l’Internazionale.
Sarebbe un vero autoinganno, non da comunisti, il voler negare che questi rapporti sono un po’ problematici. E ciò innanzi tutto da un punto di vista tecnico. II collegamento tra il Comitato Esecutivo e le singole sezioni, lascia infatti molto a desiderare. Conseguentemente l’influenza dell’Esecutivo sulle azioni, sulla reale organizzazione dei partiti è anch’essa molto problematica; né il controllo né la direzione da parte dell’Esecutivo funzionano così come dovrebbero funzionare in una Internazionale d’azione. Ciò dipende in parte da motivi tecnici: il collegamento con Mosca si può difficilmente stabilire. Ma non si può chiudere gli occhi sul fatto che le deficienze non dipendono solamente da difficoltà tecniche. Per quanto i partiti si sforzino di rimuovere questi ostacoli tecnici, non si può negare che in mezzo ad un mondo controrivoluzionario, con un probabile aumento delle forze controrivoluzionarie nel corso del procedere della rivoluzione, queste difficoltà esterne forse cresceranno. Le vere condizioni tecniche per il funzionamento della 3a Inter- nazionale possono venire solamente dalla vittoria della rivoluzione. L’instaurazione dei Soviet in tutto il mondo. Ma la vittoria della rivoluzione si potrà avere solo con il funzionamento della 3ª Internazionale. Il circolo chiuso che qui appare è un chiaro segno che si tratta di un problema di reciproca azione dialettica.
L’affermare che si tratta di più profondi impedimenti che non siano le sole difficoltà tecniche, non significa che si debba negare l’importanza delle questioni tecniche. Noi sosteniamo che queste difficoltà potranno essere vinte, sol quando si cercherà veramente di farlo, quando gli impedimenti spirituali e con ciò il modo d’organizzazione saranno superati. In altre parole: le relazioni con l’Internazionale sono oggi più slegate, manchevoli di quanto le difficoltà tecniche non impongano: il collegamento delle sezioni con l’Esecutivo potrebbe già oggi essere migliore se le sezioni lo considerassero a fatti e non a parole, come una questione vitale. L’esattezza di questa concezione è provata dal fatto che il collegamento delle singole sezioni fra di loro ed anche le scambievoli informazioni (intima conoscenza delle questioni interne di partito, servizio internazionale della stampa, diffusione della letteratura, ecc.), come gli accordi per azioni comuni, pur non esistendo in questo campo insuperabili difficoltà tecniche, lasciano molto a desiderare. Si pensi alla impossibilità di un lavoro comune internazionale manifestatasi nella questione del boicottaggio del trasporto delle armi per la Polonia bianca al tempo della guerra con la Russia. Anche oggi in un caso simile il lavoro comune delle sezioni non potrebbe riuscire meglio.
Qui la crisi dei partiti diventa una crisi dell’organizzazione dell’Internazionale. L’Internazionale dell’azione può esistere solo come unità dei partiti comunisti e questi devono per loro natura essere sotto ogni rapporto internazionali.
II 2° Congresso ha creato i giusti quadri di organizzazione per l’Internazionale. Ad essi si può dar vita solo con lo spirito comunista dei singoli partiti. Sino a quando questi dovranno ancora superare il menscevismo nel loro stesso seno, non potranno essere veramente membri di una Internazionale di battaglia. Sino allora ci sarà un contrasto nella loro essenza come partiti nazionali e come sezioni dell’Internazionale. Perciò si deve trattare il problema chiaramente e senza riguardi la questione dell’Autonomia è la questione dell’opportunismo, per l’Internazionale ancora più che per i singoli partiti. La vera volontà rivoluzionaria nella forma organizzativa si può manifestare solo nella volontà della centralizzazione. L’anno passato si è visto che l’idea della centralizzazione per i partiti si è profondamente impressa nella coscienza del proletariato. La centralizzazione della Internazionale si trova ancora nello stadio della preparazione, della propaganda.
Poiché si tratta di fare un passo avanti sulla stessa strada, le prospettive per una sana soluzione rivoluzionaria delle crisi interne di partito, possono darci i termini migliori per la soluzione di questo problema. Ma esso non si risolve da sé con l’automaticità di uno sviluppo organico. E compito del 3° Congresso di dare la chiarezza spirituale, la decisione per l’azione ed il completamento dell’organizzazione, portare il processo della reale costituzione dell’Internazionale nella giusta via e dare l’impulso per una più rapida azione.
Da questo punto di vista si deve considerare la questione della cosiddetta opposizione contro Mosca. Non si può negare che anche da parte dell’Esecutivo in alcune questioni (scelta di rappresentanti, ecc.), siano stati commessi degli errori. Le decisioni del Congresso e delle sue commissioni, con chiare dichiarazioni correggeranno certamente molte cose e impediranno instituzionalmente altri sbagli per il futuro. Ma il punto centrale della questione non è qui. Esso sta nella distanza tra lo spirito rivoluzionario dell’Esecutivo, che oggi (per la salute della rivoluzione!) nonostante la rappresentanza degli altri partiti è sotto la forte influenza dei compagni russi, e l’opportunismo di alcune sezioni. Qui debbono sorgere dei conflitti. E questi conflitti saranno salutari per lo sviluppo della rivoluzione e tanto più salutari quanto più energicamente l’Internazionale in essi manifesterà la sua volontà e la sua decisione. Che ciò non significhi una dittatura dei russi lo ha già così esaurientemente dimostrato la lettera aperta dell’Esecutivo agli operai indipendenti di Germania (N. 14 della Internazionale Comunista) che solo un demagogico delatore può permettersi di parlarne ancora.
La preponderanza dei compagni russi, la loro necessaria funzione direttiva nell’Internazionale potrà cessare sol quando il proletariato mondiale potrà eguagliarli in decisione rivoluzionaria, nella perspicacia e nell’esperienza rivoluzionaria. Noi speriamo – ed i compagni russi lo sperano per lo meno quanto noi – che ciò avvenga presto. Ma per arrivarci occorre non il baccano contro Mosca o la richiesta di Autonomia, ma l’azione rivoluzionaria.
Noi speriamo che il Congresso seguirà questa via. Le esperienze di quest’anno mostrano come l’azione rivoluzionaria sia capace di avvicinare alla soluzione questioni che teoricamente ed organizzativamente sembravano insolubili (azione di marzo e questione del K.A.P.). Questo alternarsi di azione e di organizzazione stabilisce contemporaneamente il limite del lavoro organizzativo di un Congresso. Esso può portare questi processi a compimento. Esso può, inasprendo e risolvendo i conflitti, affrettare e far progredire decisamente la chiarificazione della coscienza rivoluzionaria. Certamente però non può cancellare le differenze di tempo esistenti nello sviluppo. Perciò alcune questioni potranno probabilmente anche ora essere risolte soltanto a metà. Io accenno – come esempio dimostrativo – al rapporto fra organizzazione giovanile e partito. L’autonomia della gioventù era una soluzione per la battaglia contro l’inquinamento opportunista dei vecchi partiti. La cessazione di tale autonomia è la necessaria conseguenza della centralizzazione rivoluzionaria. La presenza del pericolo del menscevismo interno è però un impedimento alla realizzazione di questa giusta tendenza comunista l’«Autonomia» della gioventù può avere molto facilmente una importante funzione in questa battaglia.
In simili questioni le necessità della rivoluzione richiedono una grande flessibilità nelle questioni d’organizzazione: bisogna creare dei rapporti tali che lo sviluppo della centralizzazione venga incanalato verso la giusta direzione, e contemporaneamente bisogna dare a questi rapporti una così grande elasticità, che la centralizzazione non possa mai venir usata contro gli interessi della rivoluzione. Poiché ogni forma di organizzazione è un mezzo di battaglia, è solo una parte di quel complesso che tutto stabilisce, tutto decide: il complesso del processo rivoluzionario.