Partito Comunista Internazionale

Il saluto degli Internazionalisti ai delegati della Federazione Sindacale Mondiale In risposta all’invito ad assistere al Congresso

Categorie: Italy, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

C’è un modo tutto nostro di portare il saluto ai rappresentanti degli organismi sindacali riuniti in congresso Internazionale, in questi giorni, a Milano; un modo che noi preferiamo e che consiste in un sereno, obiettivo ma inesorabile vaglio critico a cui sottoponiamo tutta un’esperienza vissuta nel campo della politica sindacale, perchè da essa l’avanguardia rivoluzionaria tragga i motivi per un nuovo orientamento da dare alla propria lotta.

Del resto, il nostro passato di corrente di sinistra nel movimento operaio Internazionale, il nostro passato di frazione, la stessa nostra lotta condotta in questi ultimi decenni contro ogni tendenza revisionista del pensiero e della tattica marxista sia di fronte all’esperienza dello stato russo, che tuttora si osa qualificare operaio, sia di fronte ai problemi dell’imperialismo e della guerra, tutto sta a provare che se ad una corrente politica è dato di trarre delle conclusioni definitive a tutta una analisi critica del sindacalismo come teoria e come prassi, questa corrente non può essere che la nostra, quella dell’internazionalismo rivoluzionario.

E noi intendiamo valerci di questo diritto di priorità, che consideriamo anche come un dovere e una responsabilità assunti di fronte al proletariato.

Chi, in realtà, e che cosa rappresentano le delegazioni internazionali presenti a questo congresso di Milano? Chi e che cosa rappresentano lo diremo più innanzi; ma va affermato senz’altro che in nessun caso e per nessuna istanza rappresentano gli interessi di classe del proletariato Internazionale.

Non basta una parvenza di difesa di questi interessi per avere in mano una delega più o meno democraticamente ricevuta da parte di milioni di operai inquadrati negli organismi sindacali; ciò che è essenziale e politicamente indispensabile è che gli interessi generali e storici della classe siano alla base non di accorte e demagogiche postulazioni propagandistiche e polemiche ma delle lotte permanenti dei lavoratori.

Come ciò può avvenire se non si assume come divisa di questa lotta l’assunto dialettico della classe contro classe; se cioè alla tattica di difesa e di offesa del privilegio capitalistico non si contrappone una tattica di difesa e di offesa del proletariato; se la strategia della conservazione non si urta con un dispositivo strategico delle forze rivoluzionarie?

Ma tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è corre la stessa differenza che tra una postulazione di politica sindacale rivendicativa, sentimentale e avvenirista e una realtà di azione eclettica e corporativa, svolgentesi su un piano sempre meno intonato alle premesse. La Federazione Sindacale Mondiale può contare nel suo seno tutti i lavoratori che vuole; ma essa ha cessato di fatto di essere e funzionare come organismo di classe nel momento stesso che ha dimostrato di non «sentire » e di non « esprimere » i problemi per cui la classe era sorta, e si era sviluppata muovendosi verso gli obiettivi finali della sua liberazione dal capitalismo.

La storia del movimento operaio è purtroppo la storia di quest’involuzione che ha allontanato materialmente e politicamente sempre più il proletariato dalla sua meta: e questo cammino a ritroso e stato condotto dalle forze sociali e politiche della controrivoluzione proprio in nome del socialismo.

Quanti fra i presenti al congresso hanno vissuto direttamente la tragedia politica del proletariato internazionale che con la rivoluzione di ottobre era apparso come il nuovo e invincibile protagonista della storia, nel cui pugno sembrava fosse chiuso, con il suo, il destino di tutta l’umanità e che, dopo Lenin, nello spazio di qualche decennio, lo stalinismo ha frantumato nella sua unità rivoluzionaria e ridotto al rango di informe e incosciente massa di manovra a di esposizione di questo o quello c imperialismo?

Quanti tra questi congressisti sanno su quali basi e per quali errori è stato possibile al capitalismo di ricostruire in Russia il suo potere economico e politico col lento, insidioso e quasi inavvertito svuotamento del contenuto di classe degli organi della dittatura del proletariato senza cambiamento di simboli e senza quasi rimozione di uomini dal vertice dello Stato?

Ben pochi, pensiamo, e questi stessi disposti forse a lasciarsi andare fino in fondo nell’esperienza dello stalinismo senza la forza di reagire o almeno di ricercare negli accadimenti russi e internazionali, prima ancora che in loro stessi, gli elementi vivi e concreti per una critica rivoluzionaria di questa colossale trappola per il proletariato rappresentata dal regime della controrivoluzione stalinista camuffata ora da comunista, ora da socialista ora da democrazia progressiva e popolare.

Forse nella politica sindacale più ancora che in altri settori di lavoro è visibile la funzione regressiva e obiettivamente controrivoluzionaria dell’esperienza russa, che è ancora ben lungi dall’aver portato a compimento l’opera di dissolvimento, di inganno е di corruzione del proletariato Internazionale.

Aiutiamo i congressisti a riandare al recente passato di questa politica per vederla insieme alla luce degli attuali avvenimenti e dei dibattiti stessi di questo lore Congresso.

Al VI Congresso mondiale la lotta frontale contro la socialdemocrazia e contro la burocrazia riformista dei sindacati fu così insolitamente precisa, aspra, eversiva, com’era concepibile solo in chi tra non molto avrebbe capitolato verso un riformismo ancora più deteriore sotto veste comunista. «E’ sul terreno sindacale – si predicava dal pulpito del VI Congresso mondiale- che la lotta contro la socialdemocrazia e per la conquista delle
delle masse deve essere condotta innanzi a tutto. Le masse operaie oggi entrano in movimento per i loro interessi immediati. La loro offensiva contro il capitalismo parte, dunque, dal terreno sindacale. Ma su questo terreno, la burocrazia riformista possiede ancora, in molti paesi (siamo all’ottobre 1928), una posizione prevalente, perchè si trova alla testa di organizzazioni alle quali grandi strati di operai sono legati ».
«La burocrazia riformista lavora con lo scopo di trasformare i sindacati in organizzazioni ausiliarie dello Stato borghese… Essa non soltanto rinuncia a scatenare lotte aperte del proletariato contro i capitalisti, ma si propone di impedire che lotte simili abbiano a scoppiare, e quando esse  scoppiano ugualmente di contenerle entro limiti, di frenarle, di arrestarne lo sviluppo. La conquista dei Sindacati si presenta quindi oggi essenzialmente come conquista delle masse… per creare un abisso e tra esse e la burocrazia e la  ideologia social-democratica » (Problemi e direttive del VI Congresso mondiale, in Stato  operaio, ottobre 1928).

Più tardi, questi stessi avversari acerrimi e… irriducibili del riformismo opereranno il solito radicale rovesciamento di posizione e faranno proprie le idee e la prassi tradizionali del riformismo e della burocrazia sindacale. E saranno maestri nell’arte di circoscrivere le agitazioni, di frenarle e di arrestare il naturale slancio verso la loro unificazione su un piano politico di classe.

Nel breve spazio di venti anni lo stalinismo ha avuto il tempo di liquidare anche fisicamente la opposizione rivoluzionaria sommersa dalla istanza politica espressa imperiosamente  dalla nuova economia monopolistica dello stato prima ancora che dalla sua violenza poliziesca, e di dare al mondo del lavoro i fronti popolari in fraterno abbraccio coi «traditori» della socialdemocrazia; la guerra democratica in alleanza con le forze politiche della  borghesia che per l’occasione  e per comodo polemico è stata  divisa in borghesia fascista e borghesia antifascista; la politica della ricostruzione nazionale e della pace sociale; in una parola, la politica del più spregevole riformismo. E’ avvenuto così che nel
corso della seconda guerra mondiale e nella ripresa del movimento sindacale subito dopo la guerra, sono stati gli stalinisti, favoriti in ciò dagli avvenimenti e soprattutto dal fatto di essere stati essi lo forza fondamentale della guerra partigiana, a prendere le redini del movimento operaio e a dar vita alla nuova burocrazia sindacale non inferiore per prepotenza, mediocrità e appetiti alla precedente della socialdemocrazia.

E tutto quanto per anni anni era stato tacciato di revisionismo e di tradimento, oggi essi fanno rivivere nello spirito e nella lettera, con in più la tendenza ad ampliare e radicalizzare in peggio, com’e nel loro costume di partito Gli è che l’anima riformista ho saputo trasmigrare a tempo nel corpo di questi sindacalisti di Stalin nell’intento di adeguarsi alle necessità della politica dura e totalitaria delle Stato imperialista.

In questo senso, gli obiettivi finali della tattica e della strategia non sono sostanzialmente cambiati anche quando, ricambianti anche quando, ribattuti all’opposizione in conseguenza delle mutate condizioni verificatesi nello schieramento delle forze democratiche sul fronte dell’imperialismo e della preparazione della guerra, essi hanno fatto e fanno dello sciopero l’arma di disturbo e di ricatto entro il dispositivo economico e politico del blocco avversario. E’ cosi che le sofferenze, le lotte, le aspirazioni dei lavoratori hanno cessato da tempo di alimentare la lotta con indirizzo di classe per divenire potenziale necessario e insostituibile della politica parlamentare
e della guerra. Come si spiega allora questa catena ininterrotta di scissioni che vanno riducendo la Federazione Sindacale Mondiale alle sole forze controllate da gli stalinisti? Forse che sotto la pelle dell’agnello socialdemocratico si nascondeva «tatticamente » la feroce, distruttiva avidità del lupo rivoluzionario? In altre parole, la scissione sindacale ha obbedito e obbedisce ad un’organica necessità di discriminazione delle forze dell’ordine capitalisti co da quelle storicamente contrastanti della rivoluzione proletaria? E più precisamente ancora, siete voi, e voi soltanto, congressisti della F.S.M. coloro che sono rimasti a vegliare sui destini di questa  rivoluzione?

Ci è facile immaginare il vostro atto di immediato e brusco risentimento per la formulazione di un simile sospetto, che del resto fa tanto comodo alla interessata propaganda degli americani.
Voi sapete meglio di noi che le scissioni avvenute e che ancora avverranno nella vostra organizzazione non sono l’effetto di alcuna discriminazione di classe; voi sapete di non pensare e di non operare da rivoluzionari, ma nell’orbita e sotto l’impulso degli interessi del blocco russo, allo stesso modo che i vostri avversari, i socialdemocratici, assai meno deteriori di voi che siete giunti al riformismo dalle premesse rivoluzionarie di Lenin e della dittatura del proletariato, operano nell’orbita del blocco americano.

Tutto qui, se visto e sentito secondo la ferrea logica della dialettica di classe.

Il nostro saluto di commiato a voi, congressisti della F.S.M., è implicito in questa nostra certezza, che il moto di classe dei lavoratori di tutto il mondo nessuna reazione e nessun tradimento, neppure il vostro, potrà arrestare, e che la ripresa politica del proletariato, per quanto lunga e difficile, è oggi affidata alla tenace e combattiva resistenza delle poche formazioni marxiste internazionali che non si sono piegate e non si piegano nè alle lusinghe, nè alla violenza dello stato imperialista.

I sindacati non dicono ormai più nulla coscienza delle masse, più nulla danno alle lotte del lavoro; e scompariranno come tutti gli organi oppressivi dello Stato sotto i colpi dell’assalto rivoluzionario del proletariato.

Ma in una situazione di ripresa quali altri e nuovi organismi di lotta si daranno gli operai per operare quest’assalto al potere?

La risposta è contenuta in quest’ammonimento della Luxemburg: «I sindacati, come tutte le altre organizzazioni di lotta del proletariato, non possono mantenersi e durare altrimenti che nella lotta, e per questa non si deve intendere la guerra dei topi e delle rane nelle acque stagnanti del parlamentarismo borghese, bensì periodi di lotte di massa, violente e rivoluzionarie. La concezione stereotipata, burocratica e meccanica vuole che la lotta sia solamente un prodotto dell’organizzazione giunta ad un certo livello della sua forza. Il processo dialettico vivente fa, al contrario, nascere l’organizzazione come un prodotto della lotta».

Ma questo sforzo creativo dei nuovi strumenti di lotta il proletariato produrrà nella misura che sentirà l’azione di stimolo e di guida del partito mondiale della rivoluzione.