Partito Comunista Internazionale

Interpretazione marxista – Federico Engels sull’ “unità”

Categorie: Friedrich Engels, Opportunism, Party Doctrine

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Secondo me – e questa opinione è stata confermata da una lunga pratica – la buona tattica in fatto di propaganda non consiste già nel togliere all’avversario qualche personalità o un certo numero dei suoi membri ma nell’operare sulle grandi masse ancora indifferenti. Una sola forza nuova che sia stata fatta uscire dal nulla vale più di dieci trasfughi lassalliani che apporteranno nel Partito il contagio della loro falsa tendenza. La cosa potrebbe ancora essere giustificata se si potessero conquistare le masse senza i loro capi locali, ma bisogna sempre accettare tutta una banda di questi capi che si sono compomessi nel passato con le loro dichiarazioni pubbliche e che devono oggi provare di non aver rinnegati i loro principii ma che si tratta piuttosto del fatto che il Partito operaio socialista predica il vero lassallianismo. Ecco la disgrazia capitata a Eisenach, che in quell’epoca non era facile evitare: questi elmenenti hanno certamente nociuto al Partito, e io non so se il Partito oggi non sarebbe più forte senza di loro. Se questi elmenti ricevessero oggi un rinforzxo, ciò per me sarebbe certamente una disgrazia.

Non bisogna lasciarsi assolutamente influenzare da tutto questo baccano per l’unità. I più grandi fautori di discordia sono proprio quelli che hanno spessissimo la parola unità sulle labbra, come avviene in questo momento per i bakunisti del Giura svizzero fautori di tutte le scissioni e che non cessano di domandare l’unità. I fanatici dell’unità o sono spiriti angusti che vogliono tutto agglomerare e farne una pasta uniforme, la quale quanto più non verrà rimestata tanto più metterà in evidenza i contrasti che esistono nella stessa pentola, oppure sono uomini che coscientemente o incoscientemente vogliono falsare il movimento. Ecco perché i più grandi settari, i più grandi bricconi e urloni, in certi momenti invocano con la maggior violenza l’unità. In tutta la nostra esistenza nessuno ci ha recato più danno, nessuno ha dimostrato una maggior perfidia di tutti questi banditori dell’unità.

Naturalmente ogni partito desidera di poter registrare dei successi e ciò è un bene. Ma vi sono dei momenti in cui bisogna avere il coraggio di sacrificare un successo momentaneo alle cose più importanti. Specialmente in un Partito come il nostro il cui successo finale è assolutamente certo e che si è sviluppato, nei nostri tempi e sotto i nostri occhi, in una maniera così formidabile, non si ha sempre bisogno di un successo momentaneo. In ogni caso io credo che gli elmenti capaci tra i lassalliani, verranno a voi più tardi da se stessi e che perciò non sarebbe saggio, come vogliono fare i fautori dell’unità, di cogliere i frutti prima che siano maturi. Il vecchio Hegel ha detto: «Un partito si avvera come partito vittorioso dividendosi e potendo sopportare la divisione». Il movimento del proletariato percorre necessariamente diversi gradi di sviluppo; ad ogni tappa una parte degli uomini si ferma e non continua la strada: ciò spiega perché la solidarietà del proletariato si realizzi da per tutto nell’aggruppamento di partiti diversi, che si combattono per la vita e per la morte come nell’Impero Romano, durante le peggiori persecuzioni, avveniva per le sette cristiane…

(20 giugno 1873)