La “Compagna” e “la difesa delle lavoratrici”
Categorie: PCd'I, Women's Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
Un altro giornale femminile? O non bastava la Difesa delle Lavoratrici?
Questa obiezione, che si presenterà certamente allo spirito di molte donne, e forse delle compagne stesse, merita una risposta chiara, precisa, che sgombri il terreno ogni malinteso, da ogni equivoco
[testo illeggibile]
La Difesa delle Lavoratrici dopo la scissione di Livorno, ha seguito le evoluzioni del Partito Socialista Italiano di cui è diretta emanazione e parte integrale. E’ nota la rapida trasformazione di questo partito (un tempo rivoluzionario e legato al programma massimalista intransigente di Bologna), in un Partito Socialdemocratico, equivoco, che, mentre finge di accarezzare e difendere il proletariato, si accoda alla borghesia nella speranza di raccogliere qualche briciola di potere.
Il P. S. I. (rimasto fuori dei quadri della Internazionale possa di Mosca e tuttora aderente alla Internazionale dei traditori di Amsterdam) tenta di strappare i lavoratori dal terreno della lotta di classe, sul quale egli stesso li ha posti un giorno, per portarli sul terreno della collaborazione onde “assicurare al capitalismo il consenso pacifico della classe operaia ad un più intensificato sfruttamento”.
Ciò è enorme, assurdo, illogico: è la negazione di ogni più elementare forma di coscienza classista indispensabile al proletariato per il raggiungimento delle sue finalità di gestione collettiva della produzione e della distribuzione.
La “Difesa delle Lavoratrici” s’informa ai concetti collaborazionisti e antimarxisti del P. S. I., limitando la sua attività alla realizzazione di postulati contingenti, a tutto un lavoro di costruzione socialista nell’ambito della stesso mondo borghese; invocando il ritorno dell’autorità dello stato capitalista per la risoluzione della crisi di disoccupazione che imperversa, e per il ripristino delle libertà costituzionali: rivendicando il diritto di partecipazione alla conferenza di Genova per la sistemazione degli stati” borghesi.
E la «Difesa» ha il toupel di affermare che tutto questo vuol dire… « operare per il socialismo»!
A tale processo di degenerazione e di decomposizione socialista fanno contrapposto i postulati programmatici del P. Comunista e la sua tattica politicamente intransigente che tendono alla unificazione del proletariato, all’inquadramento delle energie rivoluzionarie per il conseguimento dell’obiettivo finale comune a tutta la classe lavoratrice (l’avvento del potere proletario per la gestione collettiva di produzione e di consumo); pur tenendo conto di parziali rivendicazioni di carattere contingente, che però non devono assolutamente essere considerate come fine a se stesse, ma come mezzi transitori per la preparazione alla finale e generale lotta rivoluzionaria.
II P. Comunista, rimasto fedele alla III Internazionale comunista e fautore del fronte unico sindacale, esclude in modo assoluto la collaborazione diretta e indiretta tanto con la borghesia quanto con i partiti socialdemocratici i quali, con il pretesto di infrenare gli eccessi del fascismo, tendono alla formazione di un governo forte che tuteli le conquiste della civiltà e ripristini le libertà costituzionali, preparando cosi una nuova e più violenta fase di lotta e di martirio del proletariato.
Il giornale “Compagna” s’inspira a queste linee programmatiche e chiama a raccolta le donne sinceramente rivoluzionarie le quali sentono tutta la vanità della illusione riformista, e comprendono anche come il problema femminile sia stretta mente collegato all’attuale sistema capitalistico, come soltanto con la soppressione di questo potranno raggiungere la loro emancipazione.
II Soviet è l’unica forma di governo nel quale, abolito la sfruttamento dell’uomo sull’uomo, risolta la questione economica nel senso di un’equa distribuzione della produzione collettiva, la donna può liberamente esplicare le sue attività secondo le naturali capacità ed inclinazioni e vivere la vita in tutte le sue più nobili manifestazioni.
La donna, che soffre più dell’uomo dello sfruttamento e delle miserie della società capitalistica, deve affrettare il trapasso ad un regime di giustizia e di libertà, lottando a fianco del proletariato comunista internazionale.
Donne lavoratrici!
“Сompagna” che sorge in un momento tormentoso e pieno di oscure minacce, deve avere il vostro entusiastico consenso, perchè è il solo giornale di classe, del proletariato femminile d’Italia, e sarà arma sicura e potente di propaganda per l’azione rivoluzionaria.
TERESA ARACCO