Partito Comunista Internazionale

L’atteggiamento dei comunisti jugoslavi di fronte alla questione albanese

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BELGRADO. 8. 

Il Partito comunista jugoslavo dirama il seguente comunicato relativo ai recenti avvenimenti dell’Albania: 

«I governi borghesi di Iugoslavia e d’Italia continuano a minacciare la pace dei Balcani già per sé stessa così poco stabile. Era da poco diminuita la tensione sorta per il possesso del litorale dell’Adriatico settentrionale che la questione albanese riacutizza la situazione. La politica seguita dall’uno e dall’altro governo nella questione albanese è ultra imperialistica. La lotta per l’egemonia dell’Adriatico, la coincidenza nei Balcani del piani economici dei due paesi, le ricchezze del sottosuolo albanese, gli appetiti imperialistici velati da forme religiose e civili sono le ragioni per le quali questi due Stati, pure in diverso modo, ambiscono di divorare l’Albania: la lugoslavia, desiderando la soppressione dell’Albania sotto il proprio protettorato per trasformarla in una vassalla fedele ligia ai propri voleri. A causa di queste tendenze i due Stati sono da molto tempo entrati in lotta l’uno contro l’altro: la Iugoslavia appoggiando la riscossa del Mirditi contro il governo di Tirana, l’Italia spingendo il governo di intenzioni è stata scatenata la lotta aperta non appena è stata trattata la questione albanese dalla Lega delle Nazioni ed è divenuta attuale la fissazione definitiva delle frontiere dell’Albania. Questo contrasto fra i due Stati imperialistici e i loro appetiti possono provocare una guerra sanguinosa fra l’Albania e la Iugoslavia e buttare di nuovo la popolazione dei Balcani, già tanto martirizzata e impoverita, nell’inferno di una sanguinosa orgia imperialistica. 

Tanto la popolazione dell’Albania e della Macedonia quanto il popolo duramente provato della Jugoslavia si trovano davanti al pericolo di essere trascinati in nuove barbarie e rovine, mentre le piaghe della guerra dei sette anni non sono ancora cicatrizzate.

«Considerati questi pericoli che possono sopravvenire, le violenze che sono già cominciate senza formale dichiarazione di guerra, sulle frontiere dove già si battono e nei distretti di frontiera. dove sono stati già incendiati dei villaggi e trucidati gli abitanti, il Partito Comunista di Iugoslavia come rappresentante della classe operata alza la sua voce davanti a tutto il mondo. Per piantare più profondamente le sue unghie nell’Albania, i1 governo borghese iugoslavo non ha ritegno di deplorare gesuiticamente la sorte della stirpe dei Mirditi, mentre tiranneggia, maltratta e cerca di sradicare dal suo proprio territorio non solo gli Arnauti ma anche le altre stirpi e nazionalità. Smascherando questo gioco menzognero, il Partito Comunista Iugoslavo lancia in nome del popolo lavoratore la parola d’ordine: l’ALBANIA AGLI ALBANESI e grida al governo jugoslavo, nell’interesse degli albanesi minacciati dall’imperialismo: FUORI DALL’ALBANIA.

Contrariamente agli sforzi fatti degli imperialisti italiani e iugoslavi per sopprimere l’indipendenza dell’Albania, il P.C.J. proclama l’indipendenza dell’Albania e riafferma che esso anche in avvenire combatterà ogni passo imperialistico della borghesia iugoslava, che esporrebbe al pericolo la vera indipendenza dell’Albania.

«Considerati i tentativi del governo borghese jugoslavo di cogliere l’occasione della fissazione delle frontiere e del regolamento della zona disputata per trascinare ancora una volta il paese nelle avventure della guerra e per fare di nuovo morire dissanguati i popoli iugostavo e albanese, il P. C. J. dichiara che il popolo è stato già dissanguato abbastanza per scopi imperialistici e che ora non è disposto a subire nuovi salassi. 

Non si sono ancora cicatrizzate le piaghe terribili della guerra dei sette anni e non sono ancora pagati i 25 miliardi di debiti dello Stato addossati al popolo lavoratore jugoslavo; sono ancora prive di assistenza le famiglie dei morti e degli invalidi di guerra: abbastanza sangue hanno versato i popoli jugoslavi per le colpe del regime reazionario, per gli errori della sua diplomazia e per la sua avidità di conquiste imperialistiche. Il popolo è più che sazio della gueгта e in nome di tutti quelli che costretti portare i pesi della guerra il P. C. J. chiede che la questione della zona alba-rese controversa sia risoluta per via di un referendum: Non la guerra e la violenza ma l’autodecisione dei popoli deve risolvere la questione albanese.

Per tutte le stirpi albanesi (circa 350.000 abitanti) che vivono sotto la sovranità jugoslava miste con altri popoli e che devono subire il terribile regime poliziesco e la barbara persecuzione delle autorità jugoslave il P. C. J. nell’interesse di tutti gli oppressi chiede che sia tolto il regime di violenza e sia garantita la sicurezza, la rappresentanza e l’autonomia delle minoranze nazionali in Albania e Macedonia.

L’avanzata serba in Albania sospesa 

VALONA, 8

L’avanzata serba si è scontrata nella resistenza degli albanesi, che malgrado la mancanza di armi moderne e la scarsezza di munizioni, si sono difesi contendendo a palmo a palmo il terreno agli invasori. 

Specialmente sul fiume Mathi si concentrarono gli attacchi serbi, per la grande importanza strategica che avrebbe per i serbi l’occupazione dei ponti sul fiume. 

A Cocovvo un battaglione montenegrino si è ammutinato. La popolazione ha fatto causa comune con gli insorti inalberando la bandiera montenegrina. Non è escluso che la rivolta possa scoppiare alle spalle dell’esercito serbo. 

I boschi di Podgorizza sono in fiamme.

La linea albanese 

DURAZZO, 8. 

Bande irregolari hanno iniziato una nuova avanzata. Esse hanno occupato Orosei e tendono a realizzare progressi ulteriori. 

La linea albanese è la seguente: Shalla-Mirdizia-Mati-Andanisa. Al comando dei settori sono stati designati Elles Jussuf, Ahmet Zogolli e Bairam Cupri. 

Una repubblica dell’Albania del Nord? 

VIENNA, 8. 

La «Tagespost» riceve da Belgrado che i mirditi hanno proclamato la repubblica autonoma nell’Albania Settentrionale, nominando presidente Marco Gioni.