La riserva industriale, Il lavoro delle donne e dei fanciulli
Categorie: Women's Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’introduzione della macchina portò con sé anche il lavoro delle donne e dei fanciulli, che è più economico e perciò più conveniente per il capitalista. Prima dell’introduzione della macchina ogni mestiere richiedeva una lunga preparazione ed una speciale abilità. Le macchine invece possono venir spesso manovrate da un bambino; e questa è la ragione per cui dopo la invenzione della macchina il lavoro delle donne e dei fanciulli ha trovato una cosi larga applicazione. Oltre ciò le donne e i fanciulli non possono opporre al capitalista una resistenza cosi forte come gli operai. Quelli – sono più timidi, più mansueti, hanno per lo al più una fede superstiziosa nell’autorità e nei preti. Perciò il fabbricante sostituisce spesso gli uomini con delle donne e costringe i fanciulli ad esaurire le loro giovani energie per il suo profitto.
Il numero delle lavoratrici ed impiegate nel 1913 era il seguente: in Francia 6.800.000; -in Germania 9.400.000; nell’Austria-Ungheria 8.200.000; in Italia. 5.700.000; nel Belgio 930.000; negli Stati Uniti 8.000.000; nell’Inghilterra 6.000.000. In Russia il numero delle operaie crebbe sempre più. Nel 1900 il numero delle operaie costituiva il 25 per conte (cioè un quarto) di tutti gli operai ed operate industriali; nel 1908 il 31 per cento, cioè quasi un terzo, nel 1912 il 45 per cento; in alcune industrie le donne formano la maggioranza, Nell’industria tessile p. e. nel 1918 fra 870.000 occupati vi erano 453.000 donne, cioè più della metà (il 52 per cento). Durante la guerra il numero delle operaie crebbe a dismisura. Il lavoro dei fanciulli è in voga in molte località, malgrado tutti i divieti. Nel paese capitalisticamente più progredito, l’America, il lavoro dei fanciulli è largamente diffuso.
Queste condizioni portano con sè il dissolvimento della famiglia operaia. Dove va a finire la vita di famiglia se la madre, e spesse anche, il fanciullo, debbono andare all’officina?
La donna che va a lavorare in fabbrica, che diventa un’operaia, è come l’uomo esposta a tutte le miserie della disoccupazione. Anche essa viene messa dal capitalista sul lastrico, anche essa entra nelle file della riserva industriale, anche essa può, come l’uomo, moralmente degenerare. Un fenomeno che sta in intima, relazione con, la disoccupazione dell’operaia è la prostituzione. Senza lavoro, affamata, cacciata dappertutto. essa è costretta a vendere il suo corpo; ed anche quando essa trova lavoro, il salario è generalmente cosi magro che essa deve guadagnarsi il necessario per la vita colla vendita del proprio corpo. Ed il nuovo mestiere diventa col tempo abitudine. Cosi si forma la categoria delle prostitute professionali.
Nelle grandi città le prostitute sono in numero considerevole. Città come Amburgo e Londra contano decine di migliaia di queste disgraziate. Anche esse formano una sorgente di profitto e di arricchimento per il capitale, che istituisce grandi postriboli organizzati su base capitalistica. La tratta delle bianche è diffusa in tutti i paesi.
I centri di questo commercio erano le città dell’Argentina (nell’America del Sud). Particolarmente ripugnante è la prostituzione dei fanciulli che fiorisce nelle capitali europee ed americane.
A mano a mano che nella società capitalistica vengono inventate nuove macchine più perfezionate, a mano a mano che sorgono fabbriche sempre più grandi e cresce la quantità dei prodotti, il giogo del capitale diventa sempre più pesante, la miseria della riserva e la dipendenza della classe operaia dai suoi sfruttatori sempre più grande.
Se non esistesse la proprietà privata, ma tutto fosse proprietà di tutti, il monde avrebbe un ben diverso aspetto. Gli uomini ridurrebbero semplicemente l’orario di lavoro, risparmierebbero le loro forze e si accorderebbero maggiore libertà. Ma il capitalista che introduce una nuova macchina pensa soltanto al profitto: egli non riduce l’orario di lavoro poiché in tal caso egli ridurrebbe anche il suo profitto. Nel regime capitalista la macchina non libera l’uomo ma lo asserve.
Con lo svilupparsi del capitalismo una parte sempre ma maggiore del capitale viene impiegata nell’acquisto di macchine, apparecchi, edifici, alti forni ecc., mentre per la rimunerazione degli operai viene spesa una sempre più piccola parte del capitale, In altri tempi, quando si lavorava ancora a mano, la spesa per l’attrezzatura era minima, e quasi l’intero capitale veniva impiegato nella paga degli operai. Ora avviene il contrario: la maggior parte del capitale è destinata ai mezzi, di produzione. Ciò significa che la richiesta di mano d’opera non aumenta nella misura in cui cresce il numero dei proletari. Quanto maggiore è lo sviluppo della tecnica nel regime capitalista, tanto più opprimente diventa il giogo del capitale per l’operaio al quale riesce sempre più difficile di trovare lavoro.
(Dall’A. B. C. del comunismo – Biblioteca dell’Internazionale comunista. – Editrice del P. C. I. Roma).