La reazione contro i compagni jugoslavi
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Notizie atroci giungono dalla Jugoslavia sui metodi di repressione adottati da quel Governo di briganti internazionali contro i compagni nostri del Partito Comunista Jugoslavo. Il Partito è fuori della legge, non ha più giornali, non ha più sedi, non può tenere riunioni, nemmeno l’attività parlamentare gli è concessa in quanto sono stati annullati i mandati dei compagni del numeroso gruppo parlamentare e molti deputati sono stati perfino arrestati.
I morti, gli arrestati, i torturati si contano a migliaia e migliaia. Il terrore bianco imperversa senza limiti e senza freni.
Già le prime notizie recano che questa politica feroce non raggiunge i frutti di demolire l’attività comunista e lo spirito rivoluzionario della massa; cacciato dalla legalità, il Partito trasporta la sua azione sul terreno illegale, dove dopo una momentanea parentesi ricomincerà a farsi sentire; colpito dal terrore il Partito comunista risponderà colla tattica del terrore; e questo sia anche monito per i governi degli altri paesi che s’apprestano a seguire l’esempio del ministero di intriganti e di ricattatori della politica internazionale che siede a Belgrado.
Se una benemerenza grandissima potrà avere il movimento rivoluzionario comunista, sarà quella di rispondere col ferro e col fuoco ai sistemi di un governo che disonora l’Europa, dopo aver grandemente contribuito a scatenare su esso la bufera guerresca con la sua politica avventuriera. La grande Serbia è una vergogna della pur cosiddetta civiltà europea; essa è degna della sua monarchia la cui storia è fatta di episodi che, quando hanno per protagonisti dei delinquenti non coronati, passano dai registri della polizia alla cronaca nera dei giornali, limaccioso e sedimentizio rifiuto della storia.
Le caste dominanti in quell’infelice paese sono degne solo di essere sterminate dalla rivoluzione, e il sangue dei comunisti sacrificati alle loro oscene brame di dominio dovrà ricadere sulle loro teste quando passeranno sotto la macina della dittatura rossa, che pur guadagnerà un giorno la tormentata e dilaniata regione balcanica, campo delle contese tra i più osceni appetiti dell’imperialismo di tutti i paesi.
Ai comunisti di Jugoslavia, tra cui sono compagni valorosi e che tengono degnamente un posto di prima linea nelle file dell’esercito rivoluzionario mondiale, vada il commosso e solidale saluto dei comunisti d’Italia in nome della Internazionale Comunista, bersaglio di tutti gli odi e di tutte le persecuzioni, ma garanzia invincibile della suprema riscossa e della irrefrenabile vendetta.