Partito Comunista Internazionale

La circolare Bonomi – i socialisti sono serviti!

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Era appunto questo che i socialisti cercavano (e ieri leggevamo sul «Secolo Nuovo» l’invito ad agire contro i comunisti): volgere la reazione illegale del fascismo nella forma della reazione legale e statale e colpire la violenza « di qualunque partito». 

Il trattato di pace firmato dai fascisti e dai socialisti ha dato all’on. Bonomi buon giuoco per l’invio ai prefetti della circolare riprodotta dalla stampa. 

E «la circolare governativa, sebbene manchi di precisione come tutti i documenti della politica borghese, è però abbastanza chiara perchè gli operai non vi leggano l’ordine alle autorità di colpire senza misericordia il proletariato comunista, e — prima di tutto — il partito comunista. 

«A maggiore chiarimento di questi criteri dice l’on. Bonomi — la S. V. dovrà tener conto che il non aver partecipato al patto o il non aver voluto localmente ottemperarvi non esime, ma anzi obbliga di più, i cittadini ad obbedire alla legge che non può e non deve essere violata». 

Ecco precisamente a che cosa è servito il «passo» socialista: ad isolare i comunisti. In altra parte del giornale diciamo quanto questo splendido isolamento, ci faccia piacere, tantopiù che lo abbiamo voluto, obbedienti ai nostri principi ed alla nostra tattica. 

Ma l’atteggiamento dei socialdemocratici nei nostri confronti l’avevamo preveduto da tempo, ed allora i famigerati socialisti strillavano come oche, tacciandoci di diffamatori e di calunniatori.

Dopo Livorno l’isolamento l’abbiamo cercato con ogni mezzo: l’equivoco socialdemocratico ci rese difficile, spesso, la chiarificazione nonostante che molti fatti della vita politica italiana ci dessero l’occasione di assumere responsabilità ed atteggiamenti ben distinti e precisi. 

Il documento di Roma definitivamente fissa i connotati programmatici e tattici dei partiti socialista e comunista; e l’episodio della stipulazione e della firma del patto è tale da rendere superate le intenzioni della Terza Internazionale Comunista sulla questione italiana. Ma di ciò diciamo altrove. 

Ci troviamo dinanzi ad un provvedimento governativo che tende ad impedire il funzionamento legale del partito. Diciamo al governo, alla stampa sollecita della borghesia, agli stessi socialisti che noi siamo in grado di funzionare egregiamente anche in condizioni di illegalità. Naturalmente questa seconda «condizione» richiedendo nei militi del partito comunista maggiore spirito di sacrificio ed un esercizio intensivo del sistema nervoso non è destinata a recare maggior sollievo alla pacificazione. E superfluo ripetere che queste conclusioni non ci sono discare. Ma cosa dirà il proletariato della condotta dei capi socialisti che ha provocato la reazione di tutti i partiti e dello Stato contro i comunisti? E’ al proletariato che noi ci rivolgiamo. 

Il nostro partito è nato per la continuità logica di un pensiero e di una tattica che vissero tenacemente, se pure stentatamente. in seno al partito socialista. 

Dal gennaio u. s. ad oggi (circa sette mesi di vita!) il nostro partito si è andato affermando notevolmente fra le classi lavoratrici, come il partito che esattamente interpreta le aspirazioni dei lavoratori massime nell’ora storica che attraversiamo.

I socialisti, in armonia con la imbecillită borghese, affermarono che noi ci distaccavamo per «fare la rivoluzione», sapendo che questa espressione è sufficientemente stupida, così gettata a vanvera, scontando sulla ignoranza di grandi strati di masse che la politica «educativa» e riformistica tenne lontana dalla preparazione cosciente della necessità rivoluzionaria. 

Il Partito Comunista, rassodando le sue basi organizzative, politiche, è andato man mano ampliando la sua attività crítica (i comunisti non hanno un programma concretizzatore, ma tendono al fatto rivoluzionario), diffondendo i concetti della propaganda comunista, dando al partito ed alle masse i primi elementi di una disciplina che le masse non hanno mai avuta. 

Le elezioni politiche ci dissero che il nostro partito era un organo solido e forte, disciplinato ad una volontà sola, saldo intorno ai principii sui quali fu costituito; ma ci disse pure che le masse che ci seguono intendono il valore della nostra disciplina: il partito impose alle masse i voti preferenziali sui nomi scelti dal C. E., e le masse obbedirono, e votarono quei nomi, così come il Partito aveva ordinato. Molti episodi hanno dato la sensazione al proletariato che il partito comunista segue una linea diritta e logica, e non tentenna come la nave metaforica del Serrati, ma va ritto allo scopo. 

E’ questa la nostra direttiva; è la nostra serietà e severità; è la nostra disciplina settaria che spaventano i nostri nemici. 

Un partito rivoluzionario che sa cosa vuole, che sa dove è la sua meta, che si appresta a giungere alla meta, che risponde a criteri di accentramento e di disciplina, che non agisce secondo la libertà de’ suoi singoli inscritti ma che assume la responsabilità degli atti che l’organismo centrale compie o fa compiere, è un partito che deve essere temuto, che deve essere abbandonato dai rivoluzionari comiziali, che deve essere odiato dagli avversari, che deve essere messo fuori legge dallo Stato.

Tutto ciò è naturale. Ma allorché il proletariato vede che coloro stessi i quali ieri dissero che la rivoluzione era inevitabile, che il metodo violento per abbattere lo Stato era inevitabile, e che oggi ridono della rivoluzione «sogno di illusi o di folli» ed arzigogolano intorno al tema della violenza per timore che la violenza chiami la violenza avversaria, per timore della propria pelle, allora il proletariato sinceramente rivoluzionario, cosciente e preparato non può [fare] a meno di maledire e di abbandonare i suoi falsi pastori. Questo processo di discernimento è lento nelle masse: non si improvvisa. Ma è pure inevitabile. Questo processo noi dobbiamo favorire ed accelerare, perché da esso sprizza fuori la verità vera che muove la nostra critica alla socialdemocrazia. E su questa lenta differenziazione che noi contiamo, non per una « speculazione » politica, ma per la ambizione di assimilare larghi strati del proletariato, per rifare con maggior profitto la strada percossa dai bagoloni del parolaismo socialista. E tal processo avverrà qualunque sia la ventura che ci serbano l’azione governativa, e la reazione degli organi dello Stato. Anzi il danno personale o dei nostri organismi più sollecitamente e chiaramente sveglierà la trepida mentalità del proletariato angariato dal capitalismo e turlupinato dalla politica scempia dell’ascensione proletaria « per gradi ». 

Se i socialisti volevano giungere a chiave contro di noi l’autorità statale e le guardie regie, essi hanno egregiamente raggiunto lo scopo.

Ma se pensavano o pensano tuttora di schiantarci a colpi di moschetto o facendoci relegare nei cellulari, essi hanno sbagliato grossolanamente. 

Non si schianta il partito comunista. Nella reazione contro il nostro partito, Governo e socialisti vedranno opporsi una resistenza che non ha esempi nella vita politica italiana degli ultimi cinquant’anni!