Debolezze sindacaliste
Categorie: Electoralism, Opportunism, PCd'I, USI
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Nella Guerra di Classe del 4 agosto vi è una replica a quanto abbiamo scritto circa il caso oramai famoso del sindacalista Meledandri, alleato elettorale dei socialriformisti pugliesi, caso che il giornale si compiace battezzare «Meledandri-D’Agostino», pur avendo noi mostrato che D’Agostino non c’entra per nulla.
Anche questa volta, nessuna smentita alle nostre cinconstaziate affermazioni sulle gesta del Meledandri, e la ammissione, di cui ci rallegriamo, che è in corso un’inchiesta della Unione Sindacale al proposito. Come questa inchiesta si concilii con le dichiarazioni di solidarietà colle quali erano presentate le lettere di Meledandri e C., e se questo si chiami altrimenti che omertà, lo giudichi il lettore.
Ma, al posto della contestazione dei fatti come da noi incontrovertibilmente vennero narrati, troviamo invece una discreta serie di buaggini di tutti i tipi. Basti il dire che si fa un miscuglio della replica a quelle nostre accuse riguardanti un fatto specifico e concreto, con la discussione, se così può dirsi, della tesi sostenuta negli articoli del sottoscritto sul «Valore dell’isolamento».
L’articolista ci informa, credendo di alludere a qualchecosa di men che limpido nel contegno del sottoscritto, che l’Unione Sindacale «non fa l’astensionista per principio e l’elezionista per disciplina». E’ verissimo. Far quello, come lo fa il sottoscritto, è cosa a cui nessun critico può trovare una grinza. L’Unione sindacale invece fa ben altro: lo astensionismo per principio, e l’elezionismo per… indisciplina, per opportunismo e per arrivismo. Qui la differenza. Lasciando da parte che lo fa nelle liste dei vituperati socialriformisti!
A quanto dice il giornale circa la posizione internazionale della U.S.I. non dovremmo obiettare nulla di diverso da quanto dicemmo nel numero scorso, tanto più che il Congresso della U.S.I. è già indetto per il 20 del mese, e della cosa ci occuperemo di proposito. Ma dobbiamo rilevare una dichiarazione interessante: «per l’ennesima volta diciamo che la disciplina della Terza Internazionale NON CI RIGUARDA» (il maiuscolo è del testo). Voltate la pagina e leggerete sulla testata del giornale: ORGANO DELLA UNIONE SINDACALE ITALIANA ADERENTE ALLA TERZA INTERNAZIONALE. Dunque l’U. S. I. vuole aderire, non alla sola Internazionale sindacale, ma alla Terza Internazionale, cioè alla Internazionale Comunista, politica, con… una sola condizione: che la disciplina della medesima «non la riguarda!». Roba da chiodi, semplicemente.
Di tutto il resto facciamo grazia al lettore. Sono argomenti, in verità, peregrini. A. B. non conoscerebbe il movimento operaio… Ci hanno mai detto altro tutti i mandarini sindacali messi alle strette dalla dimostrazione del loro opportunismo?
L’argomento centrale è poi bellissimo. Siccome chi scrive è un antisindacalista, così… non ha il diritto di discutere del sindacalismo! Ecco trovato un bel mezzo per aver sempre ragione quelli che sono d’accordo coi sindacalisti possono discutere il sindacalismo, quelli che non sono sindacalisti non hanno il diritto di parlarne. E tutto ciò, naturalmente, in nome del « libertarismo »… latino; contro il nostro autoritarismo settario.
In conclusione I’U.S.I. appare a chiunque come una organizzazione senza testa, in cima ai cui metodi ce n’è uno, adoperato talvolta a fin di bene, ma che noi non possiamo digerire il bluff. Basti citare quanto il giornale stesso scrive sul processo di Milano, di cui uno spiegabile riserbo ci induce a non occuparci, basti pensare alle altre belle imprese dei Meledandri, Faggi e compagni venute fuori di questi giorni, basti, ad esempio, notare tutte le vanterie contenute in una corrispondenza dei delegati in Russia dell’U.S.I. Vecchi e Mari, sul loro viaggio « illegale ».
Anche su ciò saremmo riservati se, per punto bluffismo, la corrispondenza non rendesse noti itinerari che era meglio tacere, se non vi si insinuasse che solo i rappresentanti della rivoluzionaria U.S.I. hanno avuti negati i passaporti e hanno viaggiato illegalmente, mentre «tale permesso è stato concesso a socialisti e comunisti» — asserzioni false, in quanto su una trentina di delegati nostri non v’erano dieci col passaporto, in quanto i delegati sindacalisti sono stati da noi «spediti» — è la parola — per le vie illegali che si atteggiano ad avere scoperte da sé!!
No, cugini sindacalisti, l’opera rivoluzionaria non si alimenta di gesti e di pose incomposte e chiassose, ma esige serietà e dirittura. Non è ammissibile che nelle vostre file non ci sia una disciplina. Sanando tutte le deviazioni, o dandovi a difenderle contro le nostre critiche spassionate con asserzioni esagerate e tendenziose, non fate per nulla il bene della vostra organizzazione, travagliata da una crisi i cui sintomi sono evidenti.
Dopo ciò, porremo la massima buona volontà nel sollevare al disopra di piccole cose la valutazione del delicato problema dei rapporti tra il movimento comunista e quello sindacalista rivoluzionario, a cui non neghiamo di costituire tuttora una forza reale nelle file del proletariato italiano, quando non si ostini a farsi raffigurare in certe marachelle elettoralistiche e in certe vanteric esagerate e fuori di posto.
A. B.