Aspetti dello sfruttamento del lavoro femminile nelle industrie dell’abbigliamento
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La donna lavoratrice, ovunque presti la propria opera è grandemente sfruttata; ma nelle industrie cosiddette dell’abbigliamento, sartorie, modisterie, lavanderie, stiratorie, ecc. lo sfruttamento raggiunge il massimo grado. Ciò dipende dal fatto che queste industrie impiegano quasi esclusivamente mano d’opera femminile, la quale come più debole e più remissiva non partecipa al cammino ascensionale di tutto il proletariato, mentre le donne che lavorano insieme agli operai usufruiscono quasi sempre dei miglioramenti che questi vanno via via conquistando. Anche in questi tempi in cui i salari nominalmente sono elevati, molte donne, nella piena vigoria delle loro forze, non percepiscono che un misero salario di due o tre lire per otto ed alle volte dieci e più ore di lavoro,.
Le commesse dei negozi di mode, di stoffe, ecc. hanno esse pure degli stipendi di fame e degli orari lunghissimi, oltre all’obbligo di una certa ricercatezza nel loro abbigliamento personale.
A mantenere basso il livello dei salari in questa industria oltre alla ragione accennata – che è la maggiore – altre concorrono in vario grado.
Molte delle industrie di cui parliamo distribuiscono la maggior parte del lavoro a domicilio.
Molte donne di casa di famiglie piccole borghesi, di travet cercano di rinvigorire il misero bilancio domestico assumendo lavoro da eseguirsi in casa nelle ore di riposo.
In questi ultimi tempi in cui la classe media si va sempre più proletarizzando, il lavoro a domicilio è particolarmente ricercato, e ciò concorre a mantenere basso il livello dei salari nei laboratori.
Una conseguenza del basso livello dei salari è l’allontanamento delle migliori energie delle donne da queste professioni. Questo fenomeno di dispersione delle donne dalle industrie che più si addicono alle loro attitudini, e che per questo senso potremmo dire femminili, è stato grandemente influenzato dalla guerra che ha spinto la mano d’opera femminile nei grandi opifici in cui venivano praticati migliori salari. I laboratori tenuti da case religiose che prima della guerra erano zeppi di personale si vuotarono ben presto e rimasero deserti. Molte case industriali furono costrette a commettere i propri lavori fuori dai grandi centri: nei paesi, nei villaggi di campagna; non trovando nelle proprie sedi mano d’opera disponibile.
In conseguenza di ciò le lavoratrici nelle industrie dell’abbigliamento risentirono meno, e più tardi- in proporzione delle altre- le conseguenze della crisi di disoccupazione. Ma oggi, in cui le donne in buona parte devono abbandonare le occupazioni assunte durante la guerra per ritornare alle primitive, anche nelle industrie dell’abbigliamento la disoccupazione infierirà.
Disoccupazione che sarà anche accentuata dal fatto che per l’immiserimento del proletariato l’abbigliamento di questo si farà sempre più povero e non bisognevole di cure speciali; ed ancora perché tutte le massaie cercheranno coll’assumere lavoro a domicilio, di migliorare un pochino le precarie condizioni finanziarie delle loro famiglie.
P. R.